Un pò di castità farebbe bene a tutti
[ Nouvelle discussion
| Répondre au groupe
|
it.cultura.cattolica ]
Corriere.it
La leader de La Destra: «L'idea che una donna senza uomo è insoddisfatta
è una baggianata»
MILANO - «Sono felicemente casta da quando non ho più un legame
sentimentale. La castità proprio non mi pesa».
A rivelarlo è Daniela Santanchè, in un'intervista a Novella 2000 in edicola.
Niente vita sessuale dunque per la leader de La Destra, single da oltre
un anno, da quando Canio Mazzaro, padre del figlio 12enne della Santanchè,
si è legato a Rita Rusic.
«Sarò antica - dice Daniela-, ma mio figlio deve essere certo
che sua madre ha avuto solo suo padre al fianco, e poi basta. Non mi
piacciono le famiglie allargate. Come potrei portarmi in casa un uomo,
e poi farlo trovare lì, tra il caffè e la brioche del mattino?
L'idea che una donna senza un uomo sia un'insoddisfatta - ci tiene
a precisare inoltre - è una baggianata: io sono soddisfatta del mio
essere madre, imprenditrice e politica. Di questi tempi un pò di castità
farebbe bene a tutti...».
http://www.clandestinoweb.com/images/stories/adestra/santanche.jpg
MSMA
Il pudore come antitesi alla pornografia
Don Marcello Stanzione
In un precedente articolo in cui analizzavo gli effetti devastanti per
la società occidentale della pornografia, ho affermato che essa si combatte
con una sana educazione al pudore. Oggi l'interiorità individuale dell'uomo
è gravemente minacciata da una parte dalla potenza dei mezzi di
comunicazione tanto che la nostra epoca si è meritata la qualifica di "era
dell'indiscrezione", dall'altra parte il frastuono e la frenesia delle
nostre giornate lavorative lascia sempre meno spazio a tempi di riflessione
profonda. Questo soffocamento della intimità non è soltanto da molti
inavvertito, ma viene addirittura incoraggiato da una lobby di manipolatori
che sono divenuti tale in parte a causa del loro pessimismo antropologico e
in parte per obbedire alle ragioni economiche del consumismo: l'uomo
interiore infatti non è facilmente manipolabile dalla pubblicità e dalla
ideologia.
Dissolto in molti il concetto stesso di intimità, resta smarrito
anche il sentimento del pudore, che è la più naturale guardia del
corpo della propria interiorità. Secondo alcune concezioni ateistiche,
il pudore non sarebbe altro che un prodotto culturale, un pregiudizio
sociale; per cui nel caso che sparissero certe convenzioni e certi modelli
educativi scomparirebbe anche il sentimento del pudore e l'uomo
recupererebbe la propria originaria spontaneità.
Le indagini fenomelologiche di cui Max Scheler è anticipatore,
dimostrano al contrario che il pudore è un sentimento specificamente
umano. Né Dio, né gli animali "provano vergogna", e ciò si spiega
con il fatto che l'uomo occupa un posto unico nella struttura del reale,
al confine tra il divino ed il regno animale. L'uomo, creato a immagine
e somiglianza di Dio, ma poi a causa del peccato originale, decaduto
e spodestato, prova vergogna, come Adamo nel Paradiso terrestre,
nel sentire l'intima disarmonia tra la sua nobiltà originaria ed
il suo stato attuale miserabondo. Il pudore è segno del ritorno su di sé
che avviene ogni qualvolta che la persona uscita fuori di sé si è
spersonalizzata e quindi si è alienata. Infatti una persona viene
generalmente definita spudorata quando mostra in pubblico stati d'animo
troppo personali o racconta esperienze intime sessuali della propria vita, o
quando assume in pubblico atteggiamenti e comportamenti che le persone di
sensibilità comune assumono soltanto nella intimità della propria casa.
Possiamo dire che oggi la televisione non può essere solo definita "tv
immondizia" ma anche e soprattutto "tv spudorata".
Una persona normale per dare sfogo al pianto, preferisce la propria
abitazione piuttosto che una trattoria. Il comune cittadino non gira per le
strade in pigiama o in mutande o quasi completamente nudo. In ogni caso,
il pudore costituisce una protezione dell'intimità. Il termine "svergognare
qualcuno" vuol dire infatti "violare la sua intimità". Secondo alcuni, la
casa non sarebbe altro che il prolungamento della pelle e dell'abito: essa
rappresenterebbe cioè solo un sistema di protezione contro il maltempo,
il freddo o il caldo. In realtà l'abitazione è sempre stata anche presso
i cosiddetti popoli primitivi il luogo "divino", dove l'uomo si sente sicuro
con la sua famiglia nelle ore del suo svago e del suo riposo. Dunque gli
esseri umani non costruiscono le loro abitazioni anzitutto per difendersi
dalle belve o dalle intemperie climatiche, bensì perché hanno bisogno di
proiettare anche spazialmente la propria intimità. L'abitudine di curare la
pulizia, la bellezza e l'accoglienza della propria casa, affinché gli amici
invitati vi si sentano a proprio agio, è una forma di pudore che protegge
l'intimità e la partecipa come dono di sé solamente agli amici
o ai parenti stretti.
L'abito, come la casa, non è affatto un semplice sistema di
riscaldamento, bensì un mezzo espressivo sia della vanità, sia del pudore
personale. Riguardo al vestito, risulta evidente come esso dichiari che,
chi lo indossa, possiede il proprio corpo e che non desideri metterlo a
disposizione altrui. Ma per questo motivo, al contempo, egli è in grado di
consegnarlo ad un altro oppure a nessuno se così ha stabilito; da qui deriva
il fastidio e la gelosia dell'innamorato/innamorata o del marito/moglie
quando il vestito del partner mette il proprio corpo troppo in mostra.
Il sentimento del pudore fisico viene ferito ogni qualvolta che
qualcuno si appropria dell'altrui corporeità prima che il libero dono del
proprietario abbia avuto luogo, questo perché il corpo non è semplicemente
la copertura dell'io, cioè qualcosa di esteriore, essa è la nostra
inalienabile intimità. La persona è padrona di se stessa; nessuno, salvo Dio
Creatore, può avere su di lei alcun diritto di proprietà. Essa si
appartiene, ha il diritto di autodeterminazione, quindi nessuno può ledere
la sua indipendenza. Questa inalienabilità oggettiva della persona trova
espressione proprio nel fenomeno del pudore sessuale, che non è altro
che un naturale riflesso dell'essenza sana della personalità.
Il pudore mette in luce la tensione tra amore ed istinto. L'amore vero
si indirizza verso la persona amata (ciò che l'altro è), esso spinge quindi
alla oblazione sincera di sé.
L'istinto sessuale, invece, si rivolge all'altro quale impersonale
oggetto di piacere (ciò che l'altro ha), ed incita quindi alla conquista
erotica egocentrica.
Il pudore vieta la spersonalizzazione istintiva dell'unione sessuale
genitale esclusivamente finalizzata al piacere erotico - come in
genere la pornografia propone - e protegge l'unità di entrambi i soggetti.
La consapevolezza e il soggetto e persona, infatti, prepara la strada al
dono di sé, senza reprimere il sano istinto, bensì facendone un veicolo
dell'amore personale.
Il pudore è dunque una sorta di padronanza di sé e di oblazione verso
un'altra persona ben determinata. Tale dono di sé è, per conseguenza,
qualcosa di squisitamente privato ed intimo, da compiere lontano da ogni
occhio estraneo. A tale riguardo recentemente la Cassazione in Italia ha
affermato che i rapporti sessuali in macchina sono oggetto di codice penale,
proprio per tutelare il senso del pudore della collettività. Infatti la
dissoluzione del senso del pudore creata dalla pornografia mette in evidenza
come la persona non possegga più la propria intimità. Se la sessualità
genitale è vissuta come istanza strettamente personale, di cui si fa dono
ad un'altra persona (nel matrimonio) oppure a Dio (nella consacrazione
sacerdotale o verginale), allora il pudore risulta oltremodo significativo
e si mette al servizio del vero dono dell'intimità, che a sua volta fa
superare l'incomunicabilità della persona.
Dove la mentalità pornografica si impone, il pudore viene beffeggiato
in tutte le sue manifestazioni ed è osteggiato come una forma di
oscurantismo, per questo è evidente che i portali di internet che
normalmente presentano sconcezze varie siano anche abitualmente critiche
verso l'istituzione gerarchica cattolica e, invece, la spudoratezza e la
promiscuità vengono esaltate in quanto espressioni di autentica e sincera
libertà. In realtà il pudore sessuale non è un prodotto dell'educazione o
dell'abitudine, né un effetto della paura o del disgusto del sesso, bensì
una forza protettiva compresa nella nostra natura, un sentimento umano
originario, che trattiene dallo scivolare nella sfera dell'istinto puro e
semplice. Le forme esteriori espressive del pudore (ad esempio la moda)
vanno certamente soggette al cambiamento storico, tuttavia non si può
negare che la società attuale attraverso i mass media sia dominata da
un clima sessualmente sovreccitato.
E' in corso un attacco portato in maniera massiccia contro ogni specie
di pudore, particolarmente quello sessuale come è proposto dalla dottrina
morale cattolica. A questo riguardo è esemplare la pubblicità smisurata
ai "baci saffici", delle dive dello spettacolo o del cinema per invogliare
così la gioventù femminile alla pratica del lesbismo.
Simile indelicatezza e rozzezza verso la struttura intima della personalità
dell'essere umano, cerca ovviamente di contrabbandarsi per emancipazione
e libertà, in realtà danneggia particolarmente le famiglie e la società nel
suo insieme.
Al momento attuale, la Chiesa cattolica è l'unica istituzione, in
Italia e nel mondo, che opera davvero per il bene di tutti gli uomini, anche
dei non credenti e di quelli che purtroppo la osteggiano, perché - tra le
altre cose - si impegna, direttamente o indirettamente, a combattere la
pornografia che è un gravissimo male non solo morale ma altamente
destabilizzante e disgregante della società. La lotta alla pornografia
comunque non è di per sé di esclusiva competenza di un partito politico o di
una istituzione religiosa. Il problema della pornografia è un tema civile,
poiché riguarda quella morale della convivenza sociale che interessa ogni
cittadino. Nella lotta alla pornografia dovrebbe quindi organizzarsi la più
larga convergenza civile e politica, soprattutto nell'interesse di larghe
masse popolari e giovanili che maggiormente ne sono colpite e avvilite.
In Italia, purtroppo, questa convergenza di tutte le forze sane del paese
contro la pornografia non esiste.
In primo luogo, nell'Italia dei partiti, la faziosità politica rende
difficile ogni iniziativa puramente civile e di moralizzazione
dei costumi che non sia posta sotto l'insegna di un preciso partito
o che sia utilizzabile da esso.
In secondo luogo, nonostante il tracollo rovinoso della sinistra radicale,
il fronte laicista, anticlericale e anticattolico insieme alla lobby
omosessualista, è ancora molto forte e potente, e diffonde la falsa idea
che la pornografia costituisca un segno di modernità e di libertà di idee.
Inoltre, l'arma pornografica è sempre stata utilizzata
dai nemici della Chiesa per indebolire l'adesione dei fedeli
al cattolicesimo.
In realtà la storia dimostra chiaramente che la pornografia è sempre stata
presente come un fatto diffuso in tutte le epoche di decadenza sociale
e morale della civiltà. I nostri tempi moderni hanno solo fornito
alla pornografia uno strumento di diffusione e di penetrazione potentissimo:
i mezzi di comunicazione di massa, in modo particolare internet, tanto più
efficaci da quando le foto e le immagini filmate con la loro crudezza e
capacità di suggestione anche inconscia, sono diventate predominanti sulla
parola stampata.
La pornografia oggi assale con prepotenza e senza discriminazione ogni
persona, qualunque ne sia l'età, e questo avviene nelle strade, alle
edicole, nei teatri, al cinema, sui giornali e particolarmente alla
televisione e su internet. Tradotti in immagini visive, gli atti osceni
e le violazioni pornografiche del comune senso del pudore, proibite
dalla legge, finiscono con l'aggirare abilmente i divieti legislativi,
anche perché una parte notevole della magistratura è condizionata
ideologicamente dalla cultura anticristiana e comunista.
La pornografia moderna è prepotente, perché molto spesso alle immagini
pornografiche non si può replicare, inoltre le immagini oscene pubbliche
dei grandi cartelloni pubblicitari non si possono evitare, ma si subiscono.
Recentemente la pubblicità di un'agenzia navale di trasporti ha messo
una foto di un seno abbondante con la scritta: "Il Vesuvio e l'Etna
mai così vicini", creando numerosi incidenti e tamponamenti stradali
agli automobilisti distratti da tale pubblicità che tutto sommato
non ha nulla a che fare con i viaggi di linea.
Poiché oggi la pornografia si impone anche a chi non la vuole, essa
costituisce una insopportabile violazione della libertà individuale.
Essa è in ogni caso lesiva della personalità del fanciullo e del giovane
aggredito e senza possibilità di difesa, proprio nell'età dell'instabilità
affettiva e psichica e della formazione morale. Oggi l'unica novità
della pornografia moderna è che essa non rispetta più nessuno.
Le Nazioni Unite hanno, qualche anno fa, elaborato una "Dichiarazione
dei Diritti dei Fanciulli", in cui tra l'altro si stabilisce che: "Data la
sua immaturità fisica e intellettuale, il fanciullo deve beneficiare di una
speciale protezione [.] in base alla legge [.] così da essere in grado di
svilupparsi in modo sano e normale sul piano fisico, intellettuale, morale,
spirituale e sociale". Ebbene, l'invadenza pornografica che scavalca
le leggi per una colpevole tolleranza di numerosi magistrati che
o per viltà, o per complicità ideologica non intervengono, viola
gravemente questa disposizione delle Nazioni Unite.
Ma la pornografia offende tutti e non solo i fanciulli, perché viene
gravemente mutilata la personalità dell'individuo che viene ridotto
a puro oggetto di piacere sessuale. Essa infatti spinge al dominio
egoistico di un individuo sull'altro (vedi i casi recenti in Italia
dello stupro e dell'assassino della quattordicenne Lorena di Caltanisetta
da parte di suoi amici minorenni).
Gli psicologi hanno dimostrato che gli istinti egoistici non sono altro
che impulsi di distruzione e di morte, ed è proprio questa capacità
di distruzione dell'individuo e della società l'unico vero risultato
della pornografia. Stimolando ad una incontrollata manifestazione
degli istinti egoistici, la pornografia lascia le sue vittime in preda
agli impulsi predatori ed aggressivi. Perciò, da un lato, la pornografia
provoca ossessione e nevrosi distruttiva nell'individuo che cede
ai suoi richiami, dall'altro lato, essa è causa di una gravissima
dissoluzione sociale, perché ostacola un rapporto umano sano
ed equilibrato di quel reciproco rispetto personale dal quale nasce
la fiducia e la comprensione fra gli esseri umani.

|
 cette fonctionnalité est reservée aux membres ayant une session active !
|