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GMG 2008 - Discorso del Papa per l'incontro ecumenico nella Cattedrale di Sydney

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  Sujet:   GMG 2008 - Discorso del Papa per l'incontro ecumenico nella Cattedrale di Sydney  
 De: amicidilazzaro...@yahoo.it (Amici di Lazzaro)
 Groupes: it.cultura.cattolica
 Organisation: Aioe.org NNTP Server
 Date: 23. Jul 2008, 20:21:34
Discorso del Papa per l'incontro ecumenico nella Cattedrale di Sydney

SYDNEY, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il
testo del discorso pronunciato questo venerdì da Benedetto XVI durante
l'incontro ecumenico nella Cripta della Saint Mary's Cathedral di Sydney.







* * *

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

elevo fervide grazie a Dio per l'opportunità di incontrarvi e di pregare
insieme con voi, che siete giunti qui in rappresentanza di varie comunità
cristiane in Australia. Riconoscente per le cordiali parole di benvenuto del
Vescovo Forsyth e del Cardinale Pell, con sentimenti di gioia vi saluto nel
nome del Signore Gesù, "la pietra angolare" della "casa di Dio" (cfr Ef
2,19-20). Sono particolarmente lieto di rilevare la presenza del Cardinale
Edward Cassidy, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per la
Promozione dell'Unità dei Cristiani. Ricordo con gratitudine il suo deciso
impegno nel promuovere la reciproca comprensione fra tutti i cristiani.

L'Australia è un Paese contrassegnato da grande diversità etnica e
religiosa. Gli immigranti giungono ai lidi di questa maestosa terra con la
speranza di trovarvi felicità e buone opportunità di occupazione. Anche la
vostra è una Nazione che riconosce l'importanza della libertà religiosa.
Questo è un diritto fondamentale che, se rispettato, consente ai cittadini
di agire sulla base di valori radicati nelle loro più profonde convinzioni,
contribuendo così al benessere dell'intera società. In questo modo i
cristiani contribuiscono, insieme con i membri delle altre religioni, alla
promozione della dignità umana e all'amicizia fra le nazioni.

Gli australiani amano la discussione franca e cordiale. Ciò ha reso un buon
servizio al movimento ecumenico. Un esempio può essere l'Accordo siglato nel
2004 dai membri del Consiglio Nazionale delle Chiese in Australia. Questo
documento riconosce un comune impegno, indica degli obiettivi, dichiara
punti di convergenza, senza passare frettolosamente sopra alle differenze.
Un simile approccio dimostra non solo che è possibile trovare risoluzioni
concrete per una collaborazione fruttuosa nel presente, ma anche che abbiamo
bisogno di continuare pazienti discussioni sui punti teologici di
divergenza. Possano le deliberazioni, che intraprenderete nel Consiglio
delle Chiese ed in altri forum locali, essere sostenute dai risultati che
avete già raggiunti.

Quest'anno celebriamo il bimillenario della nascita di san Paolo, lavoratore
instancabile a favore dell'unità nella Chiesa primitiva. Nel brano della
Scrittura che abbiamo appena udito, Paolo ci ricorda l'enorme grazia che
abbiamo ricevuto nel divenire membra del Corpo di Cristo mediante il
Battesimo. Questo Sacramento, che è la porta d'ingresso nella Chiesa e il
"vincolo di unità" per quanti grazie ad esso sono rinati (cfr Unitatis
redintegratio, 22), è conseguentemente il punto di partenza dell'intero
movimento ecumenico. E tuttavia non è la destinazione finale. Il cammino
dell'Ecumenismo mira in definitiva ad una comune celebrazione 
dell'Eucaristia
(cfr Ut unum sint, 23-24.45), che Cristo ha affidato ai suoi Apostoli come
il Sacramento per eccellenza dell'unità della Chiesa. Anche se vi sono
ancora ostacoli da superare, noi possiamo essere sicuri che un giorno una
comune Eucaristia non farà che sottolineare la nostra decisione di amarci e
servirci gli uni gli altri a imitazione del nostro Signore: il comandamento
di Gesù di "fare questo in memoria di me" (Lc 22,19) è, infatti,
intrinsecamente ordinato al suo monito di "lavarci i piedi gli uni gli
 altri" (Gv 13,14). Per questa ragione un sincero dialogo concernente il
posto dell'Eucaristia - stimolato da un rinnovato ed attento studio della
Scrittura, degli scritti patristici e dei documenti dei due millenni della
storia cristiana (cfr Ut unum sint, 69-70) - gioverà indubbiamente a far
avanzare il movimento ecumenico e ad unificare la nostra testimonianza
davanti al mondo.

Cari amici in Cristo, penso sarete d'accordo nel ritenere che il movimento
ecumenico sia giunto ad un punto critico. Per andare avanti, dobbiamo
continuamente chiedere a Dio di rinnovare le nostre menti con la grazia
dello Spirito Santo (cfr Rm 12,2), che ci parla attraverso le Scritture e ci
guida alla verità tutta intera (cfr 2 Pt 1,20-21; Gv 16,13). Dobbiamo stare
in guardia contro ogni tentazione di considerare la dottrina come fonte di
divisione e perciò come impedimento a quello che sembra essere il più
urgente ed immediato compito per migliorare il mondo nel quale viviamo. In
realtà, la storia della Chiesa dimostra che la praxis non solo è
inseparabile dalla didaché, dall'insegnamento, ma anzi ne promana. Quanto
più assiduamente ci dedichiamo a raggiungere una comune comprensione dei
divini misteri, tanto più eloquentemente le nostre opere di carità
parleranno dell'immensa bontà di Dio e del suo amore verso tutti (cfr 2 Tm
1,8-10). Sant'Agostino espresse l'interconnessione tra il dono della
conoscenza e la virtù della carità quando scrisse che la mente ritorna a Dio
attraverso l'amore (cfr De moribus Ecclesiae catholicae, XII,21), e che
dovunque si vede la carità, si vede la Trinità (cfr De Trinitate,
VIII,8,12).

Per questa ragione, il dialogo ecumenico avanza non soltanto mediante uno
scambio di idee, ma condividendo doni che ci arricchiscono mutuamente (cfr
Ut unum sint, 28,57). Un''idea' è finalizzata al raggiungimento della
verità; un 'dono' esprime l'amore. Ambedue sono essenziali al dialogo. 
L'aprire
noi stessi ad accettare doni spirituali da altri cristiani stimola la nostra
capacità di percepire la luce della verità che viene dallo Spirito Santo.
San Paolo insegna che è nella koinonia della Chiesa che noi abbiamo la
facoltà di difendere la verità del Vangelo e i mezzi per tale difesa, perché
la Chiesa è edificata "sopra il fondamento degli Apostoli e dei Profeti",
avendo lo stesso Gesù quale pietra angolare (Ef 2,20).

In questa luce, possiamo forse prendere in considerazione le immagini
bibliche complementari di "corpo" e di "tempio" usate per descrivere la
Chiesa. Nell'adoperare l'immagine del corpo (cfr 1 Cor 12,12-31), Paolo
attira l'attenzione sull'unità organica e sulla diversità che permette alla
Chiesa di respirare e di crescere. Ugualmente significativa, tuttavia, è 
l'immagine
di un tempio solido e ben strutturato, composto di pietre vive, poggianti su
un fondamento sicuro. Gesù stesso raccoglie in sé in perfetta unità queste
immagini di "corpo" e di "tempio" (cfr Gv 2,21-22; Lc 23,45; Ap 21,22).

Ogni elemento della struttura della Chiesa è importante; ma tutti
vacillerebbero e crollerebbero senza la pietra angolare che è Cristo. Quali
"concittadini" di questa "casa di Dio", i cristiani devono operare insieme
per far sì che l'edificio rimanga saldo così che altre persone siano
attratte ad entrarvi e a scoprire gli abbondanti tesori di grazia che si
trovano al suo interno. Nel promuovere i valori cristiani, non dobbiamo
temere di proclamarne la fonte dando comune testimonianza a Gesù Cristo
Signore. È lui che ha affidato la missione agli "apostoli", è lui del quale
i "profeti" hanno parlato, ed è lui che noi offriamo al mondo.

Cari amici, la vostra presenza qui oggi mi riempie di ardente speranza che,
come proseguiamo insieme nell'ardua via verso la piena unità, avremo il
coraggio di offrire una comune testimonianza a Cristo. Paolo parla 
dell'importanza
dei profeti nella Chiesa degli inizi; anche noi abbiamo ricevuto una
chiamata profetica mediante il Battesimo. Confido che lo Spirito apra i
nostri occhi per vedere i doni spirituali degli altri, apra il nostri cuori
per ricevere la sua potenza e spalanchi le nostre menti per accogliere la
luce della verità di Cristo. Esprimo la mia fervida gratitudine a ciascuno
di voi per l'impegno di tempo, d'insegnamento e di talento che avete profuso
a servizio dell'"unico corpo e dell'unico spirito" (Ef 4,4; cfr 1 Cor
12,13), che il Signore ha voluto per il suo popolo e per il quale ha dato la
sua stessa vita. Gloria e potenza siano a lui nei secoli dei secoli. Amen!

[© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana]


DateSujet  Auteur
23.07.
o   GMG 2008 - Discorso
Amici di Lazzaro
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