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«Eluana è vitale, prova emozioni Non è un vegetale»

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  Sujet:   «Eluana è vitale, prova emozioni Non è un vegetale»  
 De: amicidilazzaro...@yahoo.it (Amici di Lazzaro)
 Groupes: it.cultura.cattolica
 Organisation: Aioe.org NNTP Server
 Date: 23. Jul 2008, 20:21:38
articolo utile....

  «Eluana è vitale, prova emozioni Non è un vegetale»
   Il neurologo Gigli: una sentenza strabica
    intervista
       Per il luminare sono stati ignorati tutti i pareri a favore della
vita anche in uno stato di estrema gravità come questo

       DA MILANO PAOLO LAMBRUSCHI
       L a medicina non sa ancora in quale parte del cervello si trovi la
coscienza e nep­pure dove si colloca l'interruttore che può spegnerla. E non
è in grado di stabilire che non si accenderà più. Ma per Gianluigi Gigli,
ordinario di neurologia all'univer­sità di Udine, la sentenza che ha
autoriz­zato la morte di Eluana ha ignorato tutto questo, accogliendo invece
le tesi grani­tiche di chi pensa che lo stato vegetativo non sia vita umana.
Senza porsi dubbi. Sui giornali, ad esempio, il dottor Defan­ti, l'uomo
disposto a togliere il sondino che tiene in vita Eluana, ribadisce che lo
stato vegetativo è equiparabile alla vita vegetale. Quindi, a suo dire, la
giovane non soffrirà quando partirà per l'ultimo viaggio.
       Professor Gigli, cosa ne pensa?
       Che la sentenza della Cassazione dello scorso ottobre, su cui si basa
il decreto della Corte d'appello che autorizza la morte della giovane,
definisce vive le per­sone in stato vegetativo. È stata presa so­lo a pezzi
e piegata. Se è un vegetale, qual­cuno mi spieghi allora perché il
tribuna­le raccomanda di sedarla, una volta tolta l'alimentazione, e di
tenerle le mucose bagnate quando le toglieranno l'idrata­zione.
Evidentemente sanno che il 've­getale' soffrirà. Non si sedano le piante
quando si tagliano.
       Quindi?
       Facciamo chiarezza. Eluana non è in co­ma, è in stato vegetativo,
appunto. La dif­ferenza è fondamentale: non vive a letto, dorme e si
sveglia, non è attaccata a un re­spiratore, muove gli occhi. Non può
ali­mentarsi autonomamente, ma sta bene e non assume farmaci.
       Come si può affermare che Eluana non è una persona viva?
       Non è possibile. Sono apparsi di recente articoli splendidi su
riviste scientifiche in­ternazionali che si domandano dove si trovi la
coscienza, arrivando a ipotizzare che risieda nel tronco del cervello.
Signi- fica che pure un bambino anencefalo prova emozioni. Perché non
dovrebbe provarle Eluana Englaro?
       Può riaccendersi la vita nella frontiera remota dove si trova la
ragazza?
       Onestamente più passa il tempo e più le probabilità diminuiscono. Ma
sono noti casi di risveglio dopo tempi lunghissimi. Non sappiamo dove sta 
l'interruttore
del­la coscienza e cosa lo fa scattare. Ma un medico non può mai escludere
che lo scatto vitale avvenga.
       Allora perché la sentenza milanese so­stiene il contrario?
       Mi pare una sentenza scritta a più mani e anche un po' 'strabica' e
orientata, che accoglie solo le tesi su idratazione e ali­mentazione della
commissione bioetica voluta nel 2000 dall'allora ministro della Salute
Umberto Veronesi e presieduta da Fabrizio Oleari. Ma vi sono altri pareri
successivi di commissioni bioetiche non meno autorevoli e non considerati. I
qua­li giudicano ad esempio gli stati vegeta­tivi 'persistenti' e non
'permanenti'. E che ritengono l'alimentazione non acca­nimento terapeutico,
bensì atto dovuto verso un malato non autosufficiente. Pen­siamo solo a quei
malati di Sla che si ali­mentano con sondino o cannula e rie­scono persino a
lavorare. Se passa il prin­cipio dell'alimentazione come atto tera­peutico
si apre un fronte pericoloso.
       Quale?
       Di fatto si autorizza l'eutanasia omissiva. Potrà farsi avanti
qualche parente che vuo­le sospendere l'alimentazione a qualcun altro dei
2500 pazienti in stato vegetativo sostenendo che non voleva finire così.
Do­po toccherebbe agli anziani in demenza senile, condizione davvero
irreversibile.
       I famigliari sostengono di difendere gli interessi della giovane...
       Mi permetta di citare la convenzione di Oviedo sui diritti dell'uo­mo
e la biomedicina del 1997. L'articolo 9 sui desi­deri precedentemente
e­spressi dal paziente è sta­to infatti utilizzato dai giu­dici per
autorizzare il pa­dre a staccare la sonda. Ma è stato ignorato l'articolo 6:
sostiene che un inter­vento non può essere ef­fettuato su persona inca­pace
di dare consenso, se non per suo diretto bene­ficio. Mi domando che
be­neficio porti la morte.
       Cosa si può fare ancora?
        L'associazione Vi.ve, della quale faccio parte, si rivol­gerà al
procuratore generale di Milano per­ché faccia ricorso contro la sentenza
En­glaro della Corte d'appello di Milano per­ché ha disatteso i principi di
diritto e­spressi dalla Cassazione lo scorso ottobre. C'è poi una
possibilità legata all'Avvoca­tura dello Stato, la quale può intervenire su
sollecitazione del Presidente del con­siglio o del Ministro della giustizia.
Il go­verno è sensibile agli sconfinamenti poli­tici della magistratura,
Bene, in questo ca­so i giudici introducono nell'ordinamen­to l'eutanasia
omissiva scavalcando il Par­lamento, cioè la sovranità popolare. Dal punto
di vista etico è in gioco un concet­to di civiltà e rispetto del bene
indisponi­bile della vita. La comunità medica è di­visa e sta dibattendo
sulla vicenda.


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