Assassinato per le gite in barca-C'è seno e seno....
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Libertàepersona
Il figlio (nascosto) di Emma Bonino
Di Giuliano Guzzo
Intervistata dal settimanale Di Più, Emma Bonino si lascia andare ad una
dichiarazione impegnativa: "Non ho mai avuto il coraggio di prendere un
impegno per sempre. E un figlio è l'unica cosa che è davvero per sempre. Ad
un certo punto della mia vita però l'ho anche cercato un figlio" (Di Più
1/07/08, p.36). Che la celebre leader radicale non amasse impegni duraturi,
potevamo anche immaginarlo, ma per il resto stentiamo a credere alle nostre
orecchie, eppure - salvo rimaneggiamenti truffaldini - queste sono proprio
le parole della Emma nazionale.
Chissà se pensava al figlio come ad "un impegno per sempre",
Emma Bonino, mentre praticava aborti armeggiando con pompe
di bicicletta, spudorata al punto di farsi persino immortalare,
al pari di un eroina intenta ad ultimare la propria impresa.
Chissà - rimanendo in tema - se la Nostra pensava sempre all'importanza
di un figlio quando si batteva per la legalizzazione dell'aborto procurato,
concretizzatasi in una Legge, la 194, che totalizza 3323 parole organizzate
in 22 articoli, tra le quali, combinazione, manca proprio il termine
"figlio".
A chiarirci l'idee è la diretta interessata. Infatti, sempre nella
sopraccitata intervista, Emma Bonino chiarisce:
"Un figlio è un rimpianto che non ho".
Meno male, che spavento ci eravamo presi!
http://www.alteredo.info/images/emma_bonino_sigaretta.jpg
Il Foglio
La barca di Vittorio e l'aborto di Valeria. Due come tutti noi
Lo spiacevole impalcarsi a giudici delle (altre) donne, per insegnare cosa
dovrebbero o non dovrebbero fare dei loro legittimi consorti, lo lasciamo
alle Lidie Ravera e al loro preteso femminismo, sinistrismo, moralismo.
Non abbiamo mai puntato il dito sulle donne e le loro persone. Nemmeno
su quelle che hanno abortito per partecipare ad un reality show. O per altri
futili motivi, e ce ne sono. Non lo faremo nemmeno per una donna che ai
piani alti del reality italiano c'è arrivata da tempo, Valeria Marini, e ora
racconta della sua ultima gravidanza, per la quale era disposta a qualsiasi
sacrificio". Solo che quando ha dato "la notizia a Vittorio [Cecchi Gori]
la sua risposta è stata: 'E come facciamo ad andare in barca?' ".
Così che "di comune accordo abbiamo deciso di interrompere
la gravidanza".
Quel che conta dire, senza la spocchia dell'avevamo detto, è esattamente ciò
che nessuno vuol sentirsi dire: trent'anni di mentalità abortista hanno
trasformato l'aborto dal "dramma" clandestino che una legge intendeva
abolire in una banale pratica anticoncezionale.
Moralmente indifferente, comoda, a disposizione.
Per cui un bambino può valere meno di una gita in barca di una coppia
mondana e facoltosa.
E' un problema morale, e non basta a rimuoverlo l'esistenza della legge.
Invece la mentalità corrente è tale che la signora in questione ha pure
specificato che un figlio oggi, lo vorrebbe pure adottare.
Ma "la legge italiana non me lo consente perchè sono single".
Si dovrà fare dunque un'altra legge, per il nuovo desiderio?
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Piccola nota: Vittorio Cecchi Gori, tra una bancarotta e l'altra, è stato
pure senatore del Partito Popolare e dell'Ulivo (democristiani
di sinistra....).
http://lafrusta.homestead.com/files/bertinotti_marini.jpg
http://www.spaghettitaliani.com/Articoli4/CecchiGoriMT.jpg
http://www.tg5.mediaset.it/verissimo/schede/images_servizi/031217152834_jpg11__d5_.jpg
Uomovivo
C'è seno e seno.
Scusate, non siamo impazziti.
E' il titolo di una notizia che abbiamo trovato sull'interessante sito
www.salutefemminile.it (va detto che il sito la riprendeva dal blog del
dott. Carlo Bellieni, sempre in battaglia contro il conformismo bioetico
imperante).
Ad ogni buon conto vi riportiamo la notizia nuda (è il caso di dire)
e cruda com'è:
Finalmente in Inghilterra non è più sanzionabile allattare in pubblico il
proprio bimbo. Finora non si poteva. Si riportano casi di donne allontanate
dalle altre se allattavano il bimbo in un museo o in una sala d'attesa.
Già: mentre su ogni muro vediamo seni nudi per pubblicità, se ci fate caso
non se ne vede nemmeno uno che allatta. E nelle pubblicità delle donne che
allattano, non se ne vede mai il seno! Il messaggio è chiaro: il secondo uso
del seno (allattare) è quello di cui ci si deve vergognare! Non è strano, a
pensarci: la maternità è l'eccezione e non la regola: se non è programmata e
centellinata non deve esistere, e proprio come soffiarsi il naso o dire una
parolaccia, allattare il bimbo è una cosa che si DEVE fare di nascosto....
Libero
"CASO ELUANA": SE I COMUNISTI ACCUSANO
LE SUORE DI CRUDELTA' PERCHE' LA AMANO
Comunisti che danno lezioni di "pietas" ? Da che pulpito! Ormai siamo
nel mondo alla rovescia: il mondo dell'ideologia dove il Bene è Male e il
Male è Bene. E' la prova che, come disse un giorno Adenauer, "anche in
politica soltanto Cristo ci può salvare".
A proposito di Eluana Englaro, ieri La Stampa, in prima pagina,
pubblicava l'articolo di Marina Garaventa che vive "più o meno nella stessa
situazione in cui era Piergiorgio Welby". A un certo punto la signora
Garaventa si rivolge polemicamente a chi difende il diritto alla vita di
Eluana e scrive: "propongo a questi signori di prendersi un anno sabbatico
e offrirlo a Eluana: passare con lei giorni e notti, lavarla, curarle le
piaghe, nutrirla, farla evacuare, urinare, girarla nel letto, accarezzarla,
parlarle nell'attesa di una risposta che non verrà mai".
E' una provocazione salutare (Verrebbe da proporre però, analogamente,
che quanti ritengono giusto lasciar morire Eluana secondo la sentenza
che consente di fermare l'alimentazione e l'idratazione, le stessero accanto
minuto dopo minuto per tutto il tempo in cui avrà fame e sete, fino
alla morte). Ma forse la signora Garaventa non lo sa: ci sono suore,
donne cristiane, che per Eluana stanno già facendo tutto questo
da 14 anni, in silenzio e con gioia, e chiedono solo di poter continuare
ad amarla. Suor Rosangela - leggo in una cronaca del Corriere -
la conosce così bene da "intuire all'istante se ha mal di pancia
o mal d'orecchio".
Eluana ogni mattina viene "alzata da letto, lavata, messa in poltrona.
Quotidianamente la portiamo in palestra dove c'è un fisioterapista che le
pratica la riabilitazione passiva". Poi c'è la musica, le passeggiate in
giardino e "qualche volta, soprattutto se le parla suor Rosangela,
muove gli occhi".
Proprio queste suore, queste fantastiche e umili donne del Cielo,
senza fare alcuna polemica, senza lanciare "guerre ideologiche", con
dolcezza hanno detto: "vorremmo tanto dire al signor Englaro, se davvero
la considera morta, di lasciarla qui da noi. Eluana è parte anche della
nostra famiglia". Le suore per tutti questi anni si sono prese cura di lei
"come di una figlia". Esprimono il "massimo rispetto" per "la sofferenza
dei genitori di Eluana", ma "con discrezione" chiedono loro di poter
continuare ad accudirla e amarla. "Liberazione", giornale di Rc, parla
di Eluana come di "un corpo". Invece la suora dice:
"Per noi è semplicemente una persona e viene trattata come tale.
E' una ragazza bellissima".
L'editoriale di "Liberazione", firmato da Angela Azzaro, ha
dell'incredibile. Esordisce accusando la Chiesa di essere venuta meno
al sentimento della pietas, "quel sentimento che ci rende partecipi
del dolore e delle sofferenze altrui, che non ci fa girare le spalle,
ma ci aiuta a uscire dall'egoismo, dal nostro bieco interesse".
Con questa surreale premessa la Azzaro sentenzia: "Il massimo gesto di
crudeltà lo hanno compiuto le suore Misericordine presso cui Eluana si
trova. Conoscono il padre. Dicono di rispettarlo. Ma gli hanno chiesto di
lasciare lì il corpo della figlia. Come se niente fosse. Come se in tutti
questi anni la sua vita non fosse stata appesa a un filo, il filo che tiene
in vita un corpo non più senziente e che a lui ha impedito di pensare ad
altro, di elaborare il lutto, di ripensare forse più serenamente agli occhi
di Eluana quando capivano".
Viene da chiedersi se il direttore di Liberazione, Piero Sansonetti,
non pensa di dover chiedere scusa per questo editoriale intitolato "Il
sadismo alla scuola di Benedetto" ? E cosa ne pensano i Bertinotti e i
Vendola? Le povere suore bersagliate dall'articolista non hanno sequestrato
Eluana: fu portata lì dal padre e dalla madre nel 1994 perché era nata lì.
Le suore rimasero perplesse, non sapevano se erano in grado di assisterla.
Poi si resero conto che aveva bisogno solo di essere alimentata e amata,
accudita come una bimba, e la presero nella loro famiglia, con tenerezza
e dedizione.
Queste donne umili, che per 14 anni, in silenzio, l'hanno amata,
lavata, alimentata, aiutata, meritano di prendersi lo schiaffo di
"Liberazione" che parla di "crudeltà"? Le suore non impongono nulla, non
sono loro a disporre della sorte di Eluana, né possono o vogliono
trattenerla: hanno semplicemente dichiarato che sarebbero liete di
continuare a prendersi cura di lei. Con discrezione e semplicità,
rispettando tutti. Queste povere donne non hanno potere di decisione, hanno
solo il loro amore da offrire. Ebbene secondo il "giornale comunista" (così
si definisce), questo è "il massimo gesto di crudeltà".
Sarebbe questa la cultura laica? Sulla Stampa si sfidano i "pro life"
a prendersi cura di Eluana. Appurato poi che le suore lo fanno, da
"Liberazione" si bersagliano con l'accusa di crudeltà. Mi pare evidente che
il pregiudizio e l'ideologia accecano, cambiano il Bene in Male e il Male
in Bene.
Certo, per chi si dice comunista l'amore cristiano (che è "amore del
prossimo" e perfino "amore dei nemici") è roba pericolosa. Casomai
la storia comunista ha trafficato con la categoria e la pratica
dell'"odio di classe".
Loro credevano di poter sistemare il mondo e eliminare l'ingiustizia
così, con l' "odio", l'antagonismo, la lotta, la rivoluzione. Il marxismo
pretendeva di essere una "scienza", non aveva bisogno di amare nessuno,
neanche il proletariato: le stesse leggi ferree dell'economia avrebbero
necessariamente portato al comunismo, il "paradiso in terra". Così hanno
costruito i loro inferni (dove sono stati macellati milioni di cristiani).
Oggi i contenuti delle diverse ideologie sembrano accantonati, ma
restano certi furori, certi metodi e pregiudizi. Certe astrazioni. Ieri per
esempio a pagina 10 dell'Unità, dove si esponevano le discutibili
dichiarazioni della "Consulta di bioetica", si diceva che definire con
espressioni come "omicidio di stato" il lasciar morire Eluana significa
pronunciare "parole al di là della decenza o della semplice 'educazione' ".
Voltando pagina sempre l'Unità definiva però "assassinio di Stato"
l'eventuale condanna a morte ed esecuzione di Tareq Aziz per
le imputazioni relative agli anni in cui era dirigente del regime
di Saddam Hussein. L'Unità intervista Marco Pannella che si batte
perché "nessuno tocchi Caino" e - denunciando lui stesso le responsabilità
di Aziz - definisce appunto "assassinio di stato" e "delitto" la sua
eventuale esecuzione.
Premesso che siamo tutti contro la pena di morte e che nessuno deve
toccare Caino, chiediamo a Pannella e all'Unità: invece Abele sì? Pannella
parla di questa sua "battaglia di civiltà", definisce un "misfatto"
l'eventuale esecuzione capitale di Aziz, seppure colpevole, perché
la vita umana non è a disposizione degli stati, ma poi, leggo
in una agenzia, definisce la sentenza che autorizza la sospensione
dell'alimentazione per Eluana come "affermazione della civiltà
giuridica, umana e civile". Stiamo parlando della eventuale morte
di una ragazza per fame e per sete. E' pur vero che non è autosufficiente
e non pare cosciente, ma è viva.
Io non posso credere che Pannella e l'Italia, i quali rivendicano la
moratoria dell'Onu sulle esecuzioni capitali come una conquista di civiltà,
possano poi accettare una simile morte per Eluana. E' pur vero che in
quest'epoca di sbandamento si definisce conquista di civiltà anche
l'aborto, ovvero la soppressione - tramite legge di stato - di migliaia e
migliaia di piccole vite innocenti. Ma perché la vita di Caino va sempre
e comunque protetta, qualunque cosa abbia fatto, e quella di Abele no?
La presenza silenziosa di quelle suore ci fa sapere che da 2000 anni,
da quando è venuto Gesù, qualunque essere umano è amato. Un giornalista
disse una volta a Madre Teresa di Calcutta che lui non avrebbe fatto ciò che
faceva lei per tutto l'oro del mondo e lei rispose: "neanche io".
Ma per Gesù sì.
Al di là della sentenza su Eluana, com'è possibile non provare
rispetto e ammirazione per queste suore?
Non è stupendo che esistano persone così?
Sono appassionate a ogni essere umano com'era Gesù che ascoltava
tutti, accoglieva tutti e "guariva tutti". Sono capaci di questo amore per
la vita umana perché amano, testimoniano e donano ciò che vale più della
vita: Gesù stesso, la Grazia. Cioè la vita eterna, l'unica vera speranza che
rende vittoriosi sul dolore e su "sorella morte".

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