Tettamanzi e i monsignori cretini
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Settimo cielo
Ancora sui teologi di Milano. E sull'arciprete del Duomo
Sandro Magister
Il precedente post sui teologi di Milano che scrivono difficile ha avuto una
vasta eco. Va aggiunto che a ribadire la diagnosi severa del cardinale
Giacomo Biffi - secondo il quale la gloriosa "scuola" teologica della
facoltà milanese si è estinta da tempo - c'è anche un articolo scritto
dall'altro
Biffi, Inos, su "L'Osservatore Romano" dello scorso 13 giugno, in occasione
degli 80 anni del cardinale suo quasi omonimo.
Accennando alla fase della vita del cardinale Biffi in cui egli insegnò
teologia al seminario di Venegono. Inos Biffi scrive:
"A Venegono è sempre rimasto il suo cuore e la sua nostalgia. [.] Per
Giacomo Biffi Venegono significò la teologia, e, se non una 'scuola' - che,
in ogni caso, oggi si è spenta -, certo un cospicuo gruppo di 'maestri':
diversi e pure convergenti, tutti docenti seri, ben preparati, dal pensiero
limpido e dall'esposizione chiara.".
Ma in questo articolo di Inos Biffi su "L'Osservatore Romano" c'è un altro
passaggio che va rimarcato. Anche perché ha fatto infuriare l'arciprete del
Duomo di Milano, monsignor Luigi Manganini, braccio destro del cardinale
Dionigi Tettamanzi.
È il passaggio nel quale l'autore dell'articolo riporta questo paragrafo
dell'autobiografia del cardinale Biffi:
"Un parroco che chiamasse un ateo a infliggere, magari addirittura nella
chiesa cattedrale, all'incolpevole popolo di Dio un discorso secondo le
proprie personali convinzioni, non sarebbe un 'pastore aperto': sarebbe un
pastore che non ha alcuna misericordia né per il gregge, né per la verità di
Dio che ci è stata donata".
L'allusione alla concessione del Duomo di Milano ad oratori
come Emanuele Severino, Massimo Cacciari e simili è trasparente.
Per dei particolari sulle performance ospitate dalla cattedrale milanese
vedi in "Settimo Cielo" il post: "Relativismo ex cathedra nel Duomo di
Milano".
Relativismo "ex cathedra" nel Duomo di Milano
Su "il Foglio" di sabato 21 maggio compare la seguente lettera al direttore,
scritta da Giovanni Ardoni, di Milano:
"Mercoledì 11 maggio portavo degli amici a visitare piazza del Duomo. Erano
le dieci di sera e, cosa molto strana, vedo
dei carabinieri di piantone - a quell'ora! - alle porte ancora
aperte del Duomo.
Non resisto alla curiosità ed entro. Penombra e vuoto fino
alla prima fila di banchi, quelli che servono da transenna.
Più in là i banchi cominciano a riempirsi. Finalmente vedo
il predicatore. E' il filosofo Massimo Cacciari. Sta lì davanti all'altare,
al fianco di monsignor Ravasi, con i faretti che lo illuminano per bene e le
suore che prendono frenetici appunti. Provo anch'io a metterci le orecchie.
L'omelia di Cacciari verte sulla storia grande e terribile di Giobbe.
L'abbiamo sentita tutti, almeno una volta, la storia drammatica
dell'uomo la cui fede viene duramente messa alla prova, ma che
alla fine resiste e si risolve in un possente dialogo tra lui e Dio.
Qua in Duomo, l'evento 'Introduzione alla lettura di Giobbe'
dice invece ben altro. L'oratore Cacciari dice con voce felpata
e tono sofferto l'elogio del vivere senza fede e senza certezze.
Dice di un ideale intelligente di esistenza spesa all'insegna del dubbio
e di una vita angosciata. Picchia duro sulla teologia maciullata dalla
teodicea e se la prende con l'apologetica che deprimerebbe la vera fede.
Infine il filosofo dice di non capire quelli che trovano risposte alle
domande grandi che non possono avere risposte. La bella lezione di
relativismo 'ex cathedra' prosegue, tra le luci soffuse del Duomo di Milano,
le suore che continuano a prendere appunti, i miei amici ed io che usciamo
a prendere una boccata di aria fresca".
Ma che cosa succede nella cattedrale dei santi Ambrogio e Carlo?
Nella quaresima del 2004 un "vecchio ambrosiano" scrisse
a questo blog quest'altra lettera:
"Ieri, mercoledì 24 marzo, sono capitato a Milano e sono entrato per una
preghiera nel Duomo: quel Duomo così caro a me vecchio ambrosiano.
Ma di colpo mi sono trovato sperduto. Le panche che occupano
l'intera navata centrale erano tutte rigirate verso l'ingresso,
con le spalle all'altare.
Un immenso telo bianco copriva la controfacciata interna, dal soffitto
fino a terra, rosone compreso. E sul telo e sulle vicine colonne erano
proiettate luci ed immagini astratte, oppure di donna, stile art déco.
Alla base del telo, un palco con strumenti di musica rock. In fondo
alla chiesa, proprio davanti all'altare, un traliccio di tubi con riflettori
e proiettori, più le varie tastiere di comando delle luci e dei suoni.
Stuoli di tecnici all'opera.
"In effetti, prima d'entrare in Duomo avevo notato sulla facciata un grande
cartello, con un disegno a me incomprensibile e una scritta d'una sola
parola con l'iniziale minuscola: 'pause'. Nella bacheca appena dentro, un
foglio mi spiegava che le 'pause' erano tre 'grandi avvenimenti all'insegna
della multimedialità, in programma in Duomo nei giovedì 11 marzo,
25 marzo e 1 aprile'.
"Il primo giovedì aveva avuto il suo clou in Oscar Wilde, affidato alla
lettura di Adriano Sofri che però poi aveva dato forfait. E il secondo
giovedì, alla vigilia del quale ero lì capitato, l'avrebbe avuto in questi
altri quattro scrittori: Jack Kerouac, Marguerite Yourcenar, Sylvia Plath
e Pier Paolo Pasolini, letti rispettivamente da Fernanda Pivano, Dolores
Chaplin, Sonia Bergamasco e Sergio Castellitto.
"I video, continuava il programma, sarebbero stati di Bill Viola, Francesco
Carrozzini e Michiel Van Bakel, mentre la parte musicale avrebbe
avuto come protagonista Alice, già vincitrice a Sanremo nel 1981.
"Mi sono sentito più sperduto che mai. Per meditare sulle 'ultime parole
di Cristo in croce' (così ancora prometteva il programma) si sarebbero
proclamati dal nuovo pulpito 'multimediale' del Duomo i quattro di cui
sopra, invece dei quattro evangelisti...."
E in www.chiesa il servizio: "Nel Duomo di Milano la Chiesa del futuro
si sperimenta così".
Nel Duomo di Milano la Chiesa del futuro si sperimenta così
Con videoinstallazioni, musica elettronica e arte astratta. Con letture
quaresimali di Oscar Wilde e Jack Kerouac. Con la cattedra data ai non
credenti. Nella grande diocesi che ha per patroni sant'Ambrogio
e san Carlo Borromeo
di Sandro Magister
ROMA, 13 giugno 2006 -
Una parola d'ordine dei pontificati di Giovanni Paolo II
e di Benedetto XVI è: "nuova evangelizzazione".
Ma nel Duomo di Milano, cattedrale di una delle arcidiocesi
più importanti e popolose del mondo, governata fino al 2002
dal cardinale Carlo Maria Martini e oggi dal cardinale
Dionigi Tettamanzi, tale formula è attuata in forme
molto originali.
Dal 22 settembre del 2005, nella cripta del Duomo, accanto alle reliquie di
san Carlo Borromeo che assieme a sant'Ambrogio è uno dei due patroni di
Milano, c'è una videoinstallazione di un artista inglese, Mark Wallinger.
Essa ha per titolo "Via Dolorosa". Il visitatore entra in un box buio, con
le pareti nere e tre panche. Si siede e su uno schermo vede proiettate, per
18 minuti, scene della Passione tratte dal film "Gesù di Nazareth" di Franco
Zeffirelli. O meglio, deve immaginare di vedere tali scene, perchè la quasi
totalità dello schermo è oscurata da un rettangolo nero, come
nell'illustrazione qui sopra. Non c'è colonna sonora.
Questa videoinstallazione è destinata a restare lì "per sempre".
Inaugurandola, monsignor Luigi Manganini, arciprete del Duomo
di Milano, ha detto che "l'evangelizzazione nel terzo millennio
ha bisogno delle forme d'arte di oggi", e quindi l'immagine elettronica
entra a buon diritto nella cattedrale "con la medesima forza
di tutta la grande storia pittorica e scultorea".
Il suo braccio destro don Luigi Garbini è entrato più nella sostanza
dell'opera. Premesso che "la Chiesa italiana è stagnante nella propria
incapacità di leggere i fenomeni contemporanei", ha spiegato che
"la visione obliterata al 90 per cento porta il visitatore in una nube
dell'inconoscenza, nella quale egli finalmente è di fronte alla sua libera
scelta: quella di credere oppure no".
http://tinyurl.com/6kop52
Il Tempo
Lettera al direttore di Famiglia Cristiana
«Citarmi sulla sicurezza è stato un errore»
FRANCESCO COSSIGA
Caro Direttore di Famiglia Cristiana, sono un suo lettore affezionato, così
come di altri giornali "cattolico-progressivi" da Il Regno a l'inglese The
Tablet e l'americano "America". Leggo anche giornali teocon, e per di più
teologicamente ratzingeriani: ma sono giornali un po' noiosi, perché, a
differenza del settimanale da Lei diretto non pubblicano pagine intere di
ritratti di belle gnocche in "tanga"; ma le esigenze della pubblicità sono
quelle che sono, e allora belle tette al vento", perché "omnia coperantur
in bonum".
Nel pezzo dedicato al diritto degli islamici di pregare, io sono citato in
modo sbagliato rispetto ai problemi della sicurezza. Anzitutto, tanto io
credo nel carattere fondamentale del diritto alla libertà religiosa, che
penso debba prevalere anche sul diritto alla libera circolazione per le
strade di Milano.
In secondo luogo io sono dell'opinione che il Card. Tettamanzi dovrebbe
aprire il Duomo di Milano agli islamici per le loro preghiere ancor più,
assegnare permanentemente loro la Basilica di Sant'Ambrogio, elevandola
a Moschea, magari per bilanciare le cose, con il nome di: Myriam.
E perché Famiglia Cristiana non si fa promotrice di una petizione per
l'esproprio di una Sinagoga e la sua trasformazione in moschea?
Inoltre, a differenza di voi che spesso avete taciuto su questo argomento,
ho sempre difeso il diritto del Papa, dei vescovi, dei presbiteri e anche
dei laici di esprimere giudizi su fatti, avvenimenti e iniziative politiche
ancorché rientranti nell'ambito delle istituzioni dello Stato.
Considero il Cardinale Tettamanzi un bravo prete, un modesto teologo
e un pastore un po' avventato, non molto dotato di potestà di governo
tanto da aver scelto per la sua Curia alcuni monsignori cretini
e imprudenti.
Ho sempre espresso un giudizio negativo nei confronti della legge sulla
sicurezza e ho polemizzato così duramente col Ministro dell'Interno, l'amico
Maroni, da dovergli poi chiedere pubblicamente scusa.
Ma io sono un cattolico e un laico e non credo che nell'ordine temporale né
Tettamanzi né un suo pretonzolo di curia abbia il diritto di insultare un
Ministro della Repubblica, specie dopo che in tempi non molto lontani la
chiesa d'Italia si è battuta con grande successo non certo per la libertà
scolastica, ma per il contributo forzoso dell'otto per mille alla Conferenza
Episcopale, tanto che quando si è parlato in altissima sede di materie non
negoziabili mi è sembrato, talvolta, che per alcuni vescovi esse non fossero
il rifiuto dell'aborto, dell'eutanasia o del riconoscimento del matrimonio
tra omosessuali, ma l'Otto per mille e l'esenzione dall'Ici degli edifici
della Chiesa....
http://tinyurl.com/6z5eyu

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