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Il Vaticano attacca, gli anglicani si spappolano....

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  Sujet:   Il Vaticano attacca, gli anglicani si spappolano....  
 De: donquix...@tiscalinet.it (donquixote)
 Groupes: it.cultura.cattolica
 Organisation: TIN.IT (http://www.tin.it)
 Date: 22. Jul 2008, 00:09:32
Avvenire
CHIESA ORTODOSSA
Il Patriarcato di Mosca: «Donne vescovo, così si disperde la tradizione
apostolica»
 La Chiesa ortodossa russa reagisce alla decisione adottata dal Sinodo
Generale della Chiesa d'Inghilterra di avviare l'iter per l'ordinazione
episcopale delle donne. «Questa decisione - afferma il portavoce del
Patriarcato di Mosca, Igor Vyjanov, all'agenzia russa di informazione
internazionale Novosti - porta un colpo duro a tutta la comunione anglicana
perché rivela le contraddizione che esistono nel suo seno». Nel denunciare
poi il «liberalismo radicale» che domina nel mondo anglicano, il
rappresentante del Patriarcato russo sottolinea anche il fatto che con
questa decisione la Chiesa d'Inghilterra si allontana dalla tradizione
apostolica, rendendo più difficile il dialogo tra le Chiese


Repubblica
Il Pontificio consiglio interviene sulla decisione del sinodo
della chiesa anglicana
E l'Osservatore romano: "Possibile che alcuni vescovi aderiscano
alla Chiesa cattolica".
Vescovi donna, il Vaticano attacca
"Strappo al messaggio apostolico"
Per la Santa Sede l'ordinazione di episcopi di sesso femminile
può essere un "ostacolo al dialogo" tra Roma e Canterbury
CITTA' DEL VATICANO -
All'indomani del voto con cui il sinodo della chiesa
anglicana ha detto "sì" all'ordinazione delle donne-vescovo, il Vaticano
attacca e prende posizione sulla questione. "Uno strappo alla tradizione
apostolica" e "un ulteriore ostacolo al dialogo" tra la Chiesa cattolica e
quella anglicana, lo definisce il Pontificio consiglio per la promozione
dell'unità dei cristiani. E l'Osservatore romano, in un servizio dedicato
alla frattura interna alla chiesa d'Inghilterra, scrive che è possibile che
alcuni vescovi anglicani "possano aderire alla Chiesa cattolica".

In una nota il dicastero Pontificio, presieduto dal cardinale Walter Kasper,
critica il voto che apre la strada alla legislazione per l'ordinazione delle
donne all'episcopato e afferma che ''per il futuro questa decisione avrà
delle conseguenze per il dialogo". E poi precisa che "la posizione cattolica
in merito è stata espressa chiaramente da Paolo VI e da Giovanni Paolo".

Nell'edizione di oggi il giornale della Santa Sede conferma, pur
indirettamente, le voci sui contatti intercorsi in questi giorni fra alcuni
vescovi anglicani e il Vaticano, quando fa il punto sul disagio interno alla
chiesa d'Inghilterra e sottolinea che una consistente minoranza, in
disaccordo con la decisione presa dalla maggioranza, potrebbe scegliere di
aderire ad altre chiese cristiane, a cominciare da quella cattolica.

L'Osservatore romano, come il Pontificio consiglio, paventa "crescenti
difficoltà di dialogo" tra Roma e Canterbury, citando il giudizio di alcuni
esperti di anglicanesimo. "A giudizio di questi osservatori - scrive poi il
giornale della Santa Sede - la decisione presa al sinodo di York non è
assolutamente inaspettata". Il Sinodo, infatti, tre anni fa aveva già
approvato, in linea di massima, la consacrazione vescovile delle donne. Ed è
dal 1994, da quando è stato dato il via libera all'ordinazione sacerdotale
delle donne, che va avanti l'emorraggia dalle file dell'Anglicanesimo,
soprattutto verso il campo "papista".

Oggi l'edizione del giornale manda anche un altro segnale, pubblicando
un articolo elogiativo dello scrittore Clive Staples Lewis, autore delle
Cronache di Narnia e noto "criptocattolico", anglicano di formazione
ma di fatto convertito al cattolicesimo.

Repubblica
ANGLICANI: I DISSIDENTI SEMPRE PIU' VICINI A ROMA
Il vescovo anglicano di Ebbsfleet, Andrew Burnham, sarebbe intenzionato a
passare alla Chiesa Cattolica con altri prelati e sacerdoti anglicani a
seguito del via libera all'ordinazione di donne-vescovo votato dal Sinodo di
York. Lo afferma lo stesso presule in un articolo sul settimanale inglese
"The catholic Herald", nel quale esprime gratitudine per "il magnanimo gesto
da parte dei nostri amici cattolici, e in particolare del Santo Padre". Il
dottor Burnham e' stato a Roma nei giorni scorsi, con un altro vescovo,
Keith Newton di Rchborough, e ha potuto incontrare il prefetto della
Congregazione per la Dottrina della Fede, card. Willima Levada, e il
presidente del Pontificio consiglio per l'Unita', card Kasper.

Rinascimentosacro
Filiberto58 scrive...
Bene, bene .... ora basta aspettare che il Regno Unito diventi Rebucclica
d'Inghilterra e saremo a cavallo perché degli Anglicani non resterà più
neppure l'ombra. Una religione nata per volere di un Re sessuomane,
che ragioni ha per esistere, dico io!!
Scherzi a parte, orami è solo questione di tempo, di poco tempo...
rimarranno 4 gatti, con la loro "vescova"!

Settimo cielo
L'americano Burke a Roma. C'è una suora nel retroscena
Sandro Magister
La chiamata a Roma dell'arcivescovo di Saint Louis, Raymond
Leo Burke, come nuovo prefetto del supremo tribunale della
segnatura apostolica, è stata preceduta in Vaticano da un segno
premonitore.

Lo scorso 17 dicembre la congregazione per la dottrina della fede emise
un decreto generale "circa il delitto di tentata ordinazione sacra
di una donna".

Molti si chiesero perché. E ora la risposta è arrivata.

L'ultimo atto compiuto a Saint Louis dall'arcivescovo Burke prima della sua
nomina, resa pubblica il 27 giugno, è stato, il 26 giugno, l'emissione di
una sentenza di condanna contro una celebre suora della sua diocesi,
Louise Lears.

Suor Lears è stata interdetta, cioè esclusa dai sacramenti, a motivo di
quattro delitti legati alla partecipazione e al sostegno da lei dato alla
tentata ordinazione al sacerdozio di due donne, nel novembre dello scorso
anno, in una sinagoga di Saint Louis.

Burke, che è canonista ferratissimo, istruì contro la suora - tuttora non
pentita - un regolare processo canonico, al quale interessò anche la
congregazione vaticana per la dottrina della fede, per la parte che
competeva ad essa.

E il prefetto di questa congregazione, il cardinale William Levada,
americano come Burke, ritenne opportuno emettere il citato decreto
generale sulla tentata ordinazione sacra delle donne.

Visto quello che era successo a Saint Louis, l'intento era di sbarrare
la strada a una moltiplicazione di tali atti in tutto il mondo.

La chiamata a Roma di Burke è stata molto commentata sulla stampa americana.
Negli Stati Uniti, l'arcivescovo di Saint Louis è famoso soprattutto per
aver sostenuto il rifiuto della comunione eucaristica ai politici cattolici
pro-choice, applicando in senso rigido le indicazioni date ai vescovi
americani nel 2004 dall'allora cardinale Joseph Ratzinger. La nomina è stata
interpretata dai media come un premio dato da Benedetto XVI a questo suo
fedelissimo, da lui voluto al suo fianco.


Il Giornale
La figura femminile centrale tra i cattolici
di Andrea Tornielli
Al contrario di quanto spesso sostengono certe ricostruzioni semplicistiche
sulla misoginia cristiana, le donne nel vangelo figurano come destinatarie
del suo messaggio. Gesù, nella predicazione e parabole, sceglie molte volte
personaggi femminili ed è evidente la sua critica implicita
all'identificazione, nel linguaggio patriarcale, tra «uomo» e «maschio».
Il Nazareno è seguito da una folla composta di uomini e di donne
e proprio alla categoria più socialmente disprezzata, quella delle
prostitute, si dirige la sua parola. A loro e ai pubblicani, Gesù
promette l'accesso al regno dei cieli.
Proprio le donne, che nella società giudaica del primo secolo
non potevano testimoniare in tribunale perché la loro parola
non aveva valore, saranno le prime testimoni della risurrezione.
La «rivoluzione» cristiana darà alla donna un posto nuovo, e, scrive
Vittorio Messori, «abolirà cose come la preghiera del mattino in cui si
ringrazia l'Eterno di averci fatti maschi e non femmine, o come
l'esortazione rabbinica a bruciare la Scrittura, piuttosto che lasciarla
toccare da mano di donna».
Nella primitiva comunità cristiana è attestato poi il ruolo delle
«diaconesse», un servizio a cui accenna san Paolo nella Lettera ai Romani:
«Vi raccomando Febe, nostra sorella, diaconessa della Chiesa di
Cencrea», ed  è documentato che nel III secolo in Siria esistevano
delle diaconesse che aiutavano il sacerdote nel battezzare le donne,
seppure non investite di un servizio ministeriale ordinato.
Anche nel medioevo, ingiustamente tacciato di essere un'epoca «oscura e
buia», secondo una fortunata vulgata dell'epoca illuminista, troviamo donne
che tengono testa a Papi e cardinali - si pensi soltanto a santa Caterina da
Siena - e badesse temute e potenti, in qualche caso persino «mitrate», cioè
abilitate a indossare il copricapo vescovile e aventi in anche giurisdizione
sulla parte maschile nei cosiddetti monasteri «doppi».
La Chiesa cattolica, che con quelle orientali ortodosse conserva la
tradizione apostolica, non ha però mai ammesso le donne al sacerdozio (né
tanto meno all'episcopato). Decisione ribadita l'ultima volta da Giovanni
Paolo II, nel 1994, con la lettera «Ordinatio sacerdotalis», uno dei due
casi del suo lungo pontificato nei quali Papa Wojtyla è ricorso alla formula
dell'infallibilità: il motivo non è soltanto legato al fatto che Gesù tra i
dodici non abbia chiamato donne, ma anche alla creazione dell'essere umano
come sessuato. «Nell'alleanza - spiegava l'esegeta Ignace de la Potterie -
Dio si presenta come lo Sposo del popolo suo, che è sempre donna.
La donna quindi rappresenta la Chiesa, e Cristo, che era maschio,
è lo Sposo della Chiesa. E dunque, quando il sacerdote celebra
l'eucaristia, che è il sacramento della nuova alleanza, rappresenta
Cristo Sposo... Mettere al posto dello Sposo una donna equivale
a un atto teologicamente contro natura».
La valorizzazione del gentil sesso nella Chiesa cattolica è un processo che
deve compiere ancora molta strada per essere adeguatamente compiuto,
ma non passerà attraverso la loro «clericalizzazione».
Quale potente cardinale, in fondo, non sarebbe caduto in ginocchio
davanti a una piccola grande donna come la beata Madre Teresa di Calcutta?

Avvenire
  QUESTIONI DELLA FEDE
       DA ROMA
       GIANNI CARDINALE
       La decisione del Sinodo anglicano d'Inghilterra di dare il via libera
alla nomina di « vescovi » donne ha avuto ampio risalto sui media. Sul
perché la Chiesa cattolica ammette al sacerdozio solo uomini
       Avvenire ha posto alcune domande a monsignor Antonio Miralles, del
clero dell'Opus Dei, professore ordinario di teologia sacramentaria alla
Pontificia Università della Santa Croce. Spagnolo di Salamanca, ma da 47
anni a Roma, Miralles è consultore della Congregazione per il clero e, dal
1990, della Congregazione per la dottrina della fede.
       Monsignor Miralles, perché la Chiesa cattolica non ammette le donne
al sacerdozio?
        Quando nel 1975 l'arcivescovo di Canterbury, Donald Coggan, informò
Paolo VI che gli anglicani erano sul punto di ammettere le donne al
sacerdozio, cosa che poi fecero, papa Montini gli scrisse una lettera per
spiegare che la Chiesa cattolica non si sentiva autorizzata a farlo perché
era obbligata dalla scelta fatta da Gesù Cristo, il Signore, di scegliere i
suoi apostoli solo tra gli uomini, e contestualmente chiese alla
Congregazione per la dottrina della fede di elaborare un documento
che desse ragione di questa posizione. Così nacque la dichiarazione
Inter insigniores, pubblicata nel 1976.
In essa si spiega più ampiamente la ragione data da Paolo VI.
Nel maggio 1994 questa posizione è stata ribadita in modo
definitivo con la Lettera apostolica di Giovanni Paolo II Ordinatio
sacerdotalis.
       Ma la scelta di Gesù, si obietta, non potrebbe essere determinata dal
contesto storico, dalla mentalità dell'epoca?
       È una obiezione che non ha fondamento. Gesù ha dato dimostrazione di
sentirsi libero dai condizionamenti della società in cui è nato. E lo ha
dimostrato, ad esempio ma non solo, quando si oppose al costume della
società ebraica del suo tempo, ma anche di quella greco- romana, che
ammetteva il ripudio della moglie, il divorzio insomma.
        Gesù, che pure aveva tra i suoi seguaci più fedeli proprio delle
donne, a cominciare dalla madre, la Beata Vergine Maria - ai piedi della
Croce c'erano varie donne e un solo discepolo! - scelse deliberatamente e
liberamente come apostoli solo degli uomini. E questa scelta non può che
essere vincolante per quella che vuole essere la sua Chiesa.
       Ma perché Gesù fece questa scelta?
       A questa domanda cercano di rispondere i teologi: è il loro mestiere.
Ma tutte le spiegazioni che si possono dare a questa domanda sono sempre
secondarie e accessorie, rispetto alla scelta compiuta da Gesù che la Chiesa
deve seguire e non può cambiare a suo piacimento o in base alle voglie di
settori più o meno ampi dell'opinione pubblica.
       Ma l'escludere le donne dal sacerdozio non lede la loro dignità?
       La dignità delle donne nella Chiesa non dipende certo dall'accesso al
sacerdozio. La storia della Chiesa, dalla Beata Vergine Maria alla
moltitudine di beate e di sante, sta lì a dimostrarlo.
       Perché il Magistero ha atteso il 1975 per proclamare solennemente la
non ammissibilità delle donne al sacerdozio?
        Semplicemente perché fino a quel momento il fatto che il sacerdozio
fosse riservato agli uomini era stata una prassi ininterrotta e mai messa in
discussione per circa duemila anni, né quando la Chiesa si diffuse in
contesti culturali e religiosi dove pure esistevano forme di « sacerdozio »
femminile, penso al mondo greco- romano, né tantomeno in presenza di
scarsità vocazionale o di carenza di clero. Il Magistero di norma non
interviene in modo risolutivo se una verità è pacificamente considerata e
non è messa in discussione.
       È possibile che in futuro il Magistero cattolico, approfondendo la
questione, possa arrivare a conclusioni diverse e aprire quindi al
sacerdozio femminile?
       Questa possibilità è esclusa. Perché il sacerdozio maschile è una
verità considerata appartenente al deposito inviolabile della fede, alla
Tradizione con la « t » maiuscola. Lo ha ricordato in modo formale la
Congregazione per la dottrina della fede con la « Risposta al dubbio circa
la dottrina della Lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis » pubblicata
nell'ottobre 1995 con l'approvazione e per disposizione di Giovanni
Paolo II. Degli autori cattolici infatti avevano insinuato che il 'no'
al sacerdozio femminile era da considerarsi provvisorio
e che non si potevano escludere ripensamenti futuri.
Non è così.


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