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Aborto nazicomunista-La macchina da guerra messa in campo dalla Provvidenza

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  Sujet:   Aborto nazicomunista-La macchina da guerra messa in campo dalla Provvidenza  
 De: donquix...@tiscalinet.it (donquixote)
 Groupes: it.cultura.cattolica
 Organisation: TIN.IT (http://www.tin.it)
 Date: 17. Jul 2008, 23:18:46
Cresce il sentimento pro-vita del popolo polacco
Intervista al Vice Presidente del Polish Federation of Pro Life Movements
di Antonio Gaspari
ROMA, martedì, 8 luglio 2008 (ZENIT.org).-
Molti parlano dell'aborto come espressione dell'emancipazione
femminile, indicandolo tra i frutti del progresso, ma in Polonia l'aborto
legale è stato imposto prima dai nazisti e poi dalla dittatura comunista.

In una intervista a ZENIT l'ingegner Antoni Zieba, Segretario del World
Prayer for Life e Vicepresidente della Polish Federation of Pro Life
Movements, si chiede perchè L'ONU e la Unione Europea fanno pressione sulla
Polonia per liberalizzare l'aborto, quando è il paese con il minor numero di
interruzioni volontarie di gravidanza.

Pur avendo una legislazione in materia simile a quella della Spagna, la
Polonia ha infatti un numero bassissimo di aborti. In Spagna nel 2006 ci
sono stati 98.500 aborti, cioè 270 al giorno, mentre in Polonia nello stesso
anno ci sono stati 360 aborti, meno di uno al giorno.

Qual è il segreto di questi risultati? La legge viene applicata più
rigorosamente oppure è più forte la cultura della vita?

Zieba: Non conosco esattamente la situazione in Spagna. Quello che posso
dire è che la società polacca è a favore della vita. Abbiamo raggiunto
questo obiettivo grazie a diversi decenni di preghiere ed opere di
apostolato, svolte anche durante la dominazione comunista.
All'interno delle strutture della Chiesa cattolica abbiamo svolto
un'intensa attività in difesa delle vita dei non nati.

Questa azione apostolica si è intensificata grazie alle attività di vari
movimenti ed organizzazioni di laici che si sono formate dopo il declino
del Comunismo in Polonia, avvenuto nel 1989.
Con la fine della censura abbiamo potuto distribuire materiale
educativo in merito alla vita dei bambini e delle bambine fin dal
concepimento. Abbiamo spiegato come ridurre i danni della sindrome
post-aborto, ed abbiamo fatto conoscere la vera storia della
legalizzazione dell'aborto in Europa e in Polonia.

I primi a legalizzare l'aborto nel nostro Paese sono stati i nazisti nel
marzo del 1943. Volevano cancellare i polacchi con l'aborto. Poi sono
arrivati i comunisti, e con la promulgazione delle legge sull'aborto il 27
aprile del 1956, è iniziata la loro dittatura.

Per numerosi polacchi, particolarmente per i giovani, questi fatti
dovrebbero suscitare una riflessione e un riconoscimento che l'aborto è
stato legalizzato, imposto e praticato in Polonia dai suoi nemici: i nazisti
ed i comunisti.

In questo contesto i libri, i depliant, i volantini, sull'aborto,
distribuiti in chiesa, nelle scuole, nelle strade, hanno avuto un profondo
impatto nella società polacca. A questo proposito gli insegnamenti di
Giovanni Paolo II circa la protezione della vita umana dal concepimento
alla morte naturale, sono stati inestimabili e decisivi per la situazione in
Polonia.

Come ha risposto la soceità civile a questa campagna di sensibilizzazione?

Zieba: Nella Costituzione Polacca l'articolo 38 recita: "La repubblica di
Polonia assicura la protezione legale della vita di ogni essere umano".
Alcuni parlamentari polacchi hanno presentato una petizione in cui hanno
chiesto che venisse aggiunto "dal concepimento alla morte naturale".

Purtroppo la Camera bassa del Parlamento ha respinto la richiesta, ma
secondo i sondaggi fatti dal PGB Polka Grupa Badawcza (il miglior
centro di ricerca sui sondaggi), il 52 % dei polacchi è a favore
di questo tipo di rafforzamento della difesa della vita nella Costituzione,
mentre il 35% è contrario. Più di 506.000 persone hanno firmato
la petizione, mentre meno di 2.000 hanno espresso la loro disapprovazione.

Lei è Segretario del World Prayer for Life. Che lavoro svolge questa
associazione pro-life?

Zieba: Parlando della protezione della vita, bisogna menzionare il grande e
decisivo ruolo svolto dalle preghiere. In Polonia si è sviluppato un
movimento di massa orante e dedito all'adozione spirituale dei bambini
non nati. Una vera e propria crociata per le protezione dei concepiti.
Queste preghiere hanno cambiato il cuore e la mente dei nostri concittadini
ed hanno rafforzato il rispetto per la vita.

Il World Prayer for Life assume l'adozione spirituale dei bambini concepiti.
Il movimento ha avuto origine nel 1980, quando ancora eravamo sotto la
dominazione comunista. L'idea della preghiera per i non nati è stata
direttamente ispirata dal Servo di Dio il Pontefice Giovanni Paolo II,
durante il suo viaggio in Polonia il 7 giugno 1979.

Nel santuario mariano di Kalwaria Zebrzydowska, il Santo Padre fece un
importante discorso in cui chiese preghiere per i bambini non nati,
spiegando che l'uomo non vive di solo pane, e che deve essere sempre
presente un gruppo di persone che prega il Signore.

Nella recente riunione dei Movimenti per la Vita Europei svoltasi
a Roma lei ha proposto di celebrare una giornata per la vita a carattere
mondiale, esattamente il 25 marzo. Dedicandola alla preghiera per la vita.
Può spiegarci meglio il senso e la finalità della sua proposta?

Zieba: La preghiera è la pietra angolare delle buone azioni. Nella sua
enciclica Evangelium Vitae, il Servo di Dio Giovanni Paolo II ha scritto che
"è urgente una grande preghiera per la vita, che attraversi il mondo
intero".
Questa preghiera deve essere svolta tutto l'anno ma sono convinto che il 25
marzo, festa dell'Annunciazione, del concepimento di Gesù nel corpo di
Maria, dovrebbe diventare la giornata mondiale per la preghiera in difesa
della vita.

La giornata della vita si svolge in diversi paesi, in differenti date.
Propongo di fare del 25 marzo la giornata mondiale in protezione della vita.
Senza rinunciare alla giornata della vita nazionale.

Questo giorno dell'anno in cui in tutto il mondo prega, riflette e svolge
apostolati per l'incondizionata protezione della vita di ogni persona, dal
concepimento alla morte naturale, può rappresentare un giorno di unità per
tutti i militanti pro-life e per gli uomini e le donne di buona volontà.

Tra i tanti movimenti per la vita è stata sollevata anche la proposta di
chiedere a tutti i Paesi e alle istituzioni internazionali di avere almeno
un giorno senza aborti e cioè il 25 marzo. Qual è il suo parere in
proposito?

Zieba: Questa è una grande idea. Noi sosterremo questa proposta e
raccoglieremo le firme in una petizione da sottoporre alla autorità polacche
richiedendo il sostegno a questa proposta quando verrà sottoposta alle
Nazioni Unite.

Raccogliere firme è una buona occasione per ricordare a ognuno che
i bambini non ancora nati sono esseri umani protetti dalla Dichiarazione
Universale dei Ditti dell'Uomo che all'articolo 3 afferma che "ogni
individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria
persona".

Mentre in Europa c'è un aborto ogni 27 secondi ed un divorzio ogni trenta,
in Polonia aborti e divorzi sono al minimo. Eppure una certa cultura
relativista, molto influente nelle istituzioni europee sta esercitando
pressioni sul vostro Paese perché promuova legislazioni radical-socialiste.
Cosa può dirci in proposito?

Zieba: La Polonia è il primo Paese del mondo che democraticamente ha
respinto una legge che autorizzava l'aborto e ne ha introdotto una che
protegge la vita umana fin dal concepimento. Eppure varie organizzazioni
come le Nazioni Unite o l'Unione Europea stano facendo pressioni alla
Polonia perchè cambi la propria legge sull'aborto.

Queste pressioni stanno suscitando obiezioni e disappunto da parte della
popolazione, che nelle classi più anziane, ricorda come la prima legge a
favore dell'aborto fu imposta dai nazisti nel 1943, e la seconda
legge sull'aborto fu promulgata dalla dittatura comunista il 27 aprile 1956.

Come si può chiedere alla Polonia di restaurare una legge favorevole
all'aborto, imposta dalle due peggiori dittature del ventesimo secolo?
Tale richiesta diventa ancora più inaccettabile se si pensa che in 15 anni
di applicazione della legge a favore della vita ha generato ottimi
risultati.
Il numero degli aborti si mantiene ad un livello molto basso, 360 nel 2006.

Mentre negli anni Novanta il numero di aborti registrati era di 100.000
l'anno, durante gli anni della dittatura comunista si stima che il numero
totale fosse di più di 600.000 l'anno.

La salute delle donne incinte sta continuamente migliorando, con una
diminuzione costante delle morti correlate al parto. La mortalità infantile
e il numero di aborti spontanei è in costante diminuzione.


Avvenire
Vuoi abortire? La tragica scorciatoia dell'«express center» il commento
DI ANDREA PAMPARANA
       Tempo fa, nella mia rubri­ca l'«Indignato speciale», nell'edizione
delle 13 del Tg5, diedi spazio alla denuncia di due genitori di un bambino
af­fetto da sindrome di Down. Essi lamentavano la scarsità di aiuti da parte
delle istituzioni, i tanti ostacoli morali e materiali che a­vevano dovuto
affrontare e, ulti­mo in ordine di tempo, il fatto che per scarsità di fondi
il locale Comune aveva tolto al loro bam­bino l'insegnante di sostegno nella
scuola elementare. Evento, ovviamente, molto grave per le conseguenze sul
già difficile per­corso educativo di un bimbo Down.
        Feci notare, nel mio commento, che c'era da parte dello Stato u­na
evidente discriminazione. Senza entrare nel merito della li­bertà di scelta
di una donna, ap­pare evidente nei fatti che lo Sta­to e le istituzioni in
genere assi­stono la madre che, a conoscen­za di una grave anomalia
cro­mosomica del nascituro, decide di abortire secondo i termini del­la
legge 194. Non in modo altret­tanto 'generoso' si comporta lo Stato verso
quei genitori (una scelta, infatti, sempre condivisa dalle famiglie, padre e
madre) che scelgono in libertà di gene­rare e far crescere un 'cittadino'
che ha un difetto cromosomico pur limitante. Attenzione: uso apposta
il termine 'cittadino'. Perché ai genitori che hanno un figlio Down
non vengono fatti sconti dal fisco, esiste per tutti l'obbligo scolastico,
hanno gli stessi doveri di tutti ma, a quan­to appare evidente, non hanno
gli stessi diritti.
        A mio avviso basterebbero que­sti esempi per rimettere in
di­scussione molte delle certezze che hanno caratterizzato questi
ultimi trent'anni.
        Giorni fa ho parlato con il pro­fessor William Saunders,
bioeti­cista, membro a Washington del Consiglio sui Diritti Umani,
con­sulente sui temi della famiglia, dell'aborto e dell'eutanasia del
Presidente Bush. È anche mem­bro di diverse istituzioni inter­nazionali e
insegna a Roma alla prima Facoltà di Bioetica istitui­ta nel mondo, quella
all'Univer­sità Regina Apostolorum. Saun­ders è molto pessimista sulla
si­tuazione in generale nel mondo in merito al dibattito sull'aborto. Gli ho
chiesto quali sono le posi­zioni dei due candidati alla Casa Bianca, Barak
Obama e John Mc­Cain e la sua risposta è stata chia­ra: «C'è un grande
problema». Basti dire che la Planned Pa­renthood è la più grande
orga­nizzazione abortista d'America, oltre 880 cliniche attive 24
su 24 sull'aborto, definita da Barak O­bama come «fondamentale
per la difesa della libertà delle don­ne ». Questa organizzazione di­spone
di molti mezzi finanziari e di una fitta rete di volontari. Ap­plicando
le regole del marketing la Planned Parenthood ha aper­to numerosi
'express center' in tutto il Paese, appoggiandosi per­fino alla rete dei
mega centri commerciali e vendendo, oltre a pillole abortive anche
seducenti T-shirt, bigiotteria varia, gadgets e perfino profumate candele
per ambienti. Perché il nome di 'ex­press center'?
Perché la donna che lavora, ad esempio, a giudi­zio di questi
manager dell'abor­to, hanno sempre più fretta, non possono perdere tempo,
posso­no abortire grazie alla pillolina in meno di un'ora. Il Plan B
impe­disce di fatto all'ovulo feconda­to d'impiantarsi nell'utero ma­terno.
Un dato inquietante su tutti: quando ci fu l'uragano Ka­trina, la Planned
inviò sul posto ingenti quantitativi di farmaci a­bortivi, compreso un kit
con­traccettivo per l'emergenza. Sa­pete che c'è scritto su una delle
magliette che si possono acqui­stare tramite il sito Internet?
«Ho avuto un aborto».
        Saunders ha poi sottolineato che ormai in molte culture occiden­tali
si sta sempre più radicando il concetto che «l'aborto fa parte dei diritti
fondamentali dell'uo­mo». Questo avviene, a mio av­viso, perché si sta
diffondendo un nuovo naturalismo che di­venta biologismo. Si vuole spie­gare
la totalità della vita umana solo in termini chimici e fisici, di­menticando
e togliendo lo spa­zio all'idea fondante della dignità dell'uomo. Siamo,
dobbiamo es­sere, responsabili di quello che facciamo e di quello che
avrem­mo potuto impedire. Non esiste solo la legge biologica, c'è anche
una legge morale che non si può trasgredire senza nefaste conse­guenze
per l'intera umanità. E non c'entra la religione, l'essere o meno credenti,
avere o no fe­de. Sono elementi fondamenta­li di quel 'senso comune'
che og­gi molti tendono a rimuovere per cecità intellettuale e per mero
e­goismo.

Avvenire
TRENTACINQUE ANNI FA LA PRIMA STRUTTURA DI ACCOGLIENZA
 La profezia di don Oreste: un amore formato famiglia
 LUCIA BELLASPIGA
 Con la faccia e la tonaca da buon prete di campagna, don Benzi è stato
forse il più moderno e ri­voluzionario ope­ratore di quello che oggi
chiamiamo welfare. Lui lo chiamava buon senso. E lo attinge­va dall'unica
fonte che ha dato e­nergia a ogni sua azione: il Vange­lo. Qui trovava quel
grande coman­do - ama il prossimo tuo - per il quale spalancava braccia e
sorriso a chiunque si rivolgesse a lui, chia­mandolo sempre con quei due
ter­mini ormai tanto suoi: fratellino, sorellina. Così si rivolgeva a
prosti­tute, drogati, malfattori, ma anche a malati, barboni, anziani,
persone sole. O invece a chi bussava alla sua porta per seguirlo e dedicarsi
agli ultimi: « Benvenuto fratellino » .
  Indistintamente, a tutti. Perché, di­ceva, se il Signore è Padre nostro,
noi siamo tutti una famiglia.
  Ed eccola, allora, la più grande in­tuizione di don Oreste, questa
«macchina da guerra» messa in campo dalla Provvidenza per rag­giungere
le frange più desolate di un'umanità che non trova speran­za: la famiglia.
Per chi non l'aveva, se la inventava.
Era il 3 luglio del 1973, la bellezza di 35 anni fa, quando don Benzi
aprì la prima casa- famiglia, fondando nel con­tempo un modello
innovativo e un neologismo: il suo buon senso e­vangelico gli suggeriva
che solo in una famiglia tradizionale, o in un'accoglienza
che sapesse ripro­durne le caratteristiche, i fratelli più sventurati
avrebbero trovato ri­scatto, rifugio, possibilità reale di crescita,
affetti, equilibrio. Oggi, 35 anni dopo, sociologi e psicologi lo
teorizzano, mentre il legislatore ha stabilito la chiusura dei grandi
isti­tuti e la loro riconversione in pic­cole strutture sul modello
familia­re. Don Benzi non teorizzava, non ne aveva bisogno e neppure
il tempo. Quel 3 luglio del ' 73, ricevuta in dono una cascina
in Val Conca, nell'entroterra della sua Rimini, ci portò tre disabili
e una « mamma ».
  Lo stesso farà poi centinaia di altre volte, prima in Italia poi in tutto
il mondo: nelle famiglie che già ave­vano due o tre figli trovava il posto
per un quarto e magari un quinto.
  Dove mancava un nonno chiedeva ricovero per un anziano solo. A u­na
ragazza strappata dalla strada regalava l'affetto di una madre e di un padre
da cui ricominciare. E nel vuoto di ideali e di affetti che indu­ce a
iniettarsi dosi illusorie di vita versava overdosi di amore, cioè
l'e­sperienza di un genitore, di nuovi fratelli, di una casa dove
ricevere aiuto, non giudizi.
Amava, don Benzi, amava tutti in­guaribilmente, non sapeva vivere che
in questa maniera, ma aveva un debole per quelli che nessuno vuole,
i «peggiori » , i « gravi » , gli « scarti » , i « senza speranza ».
C'era­no tutti al suo funerale lo scorso novembre a Rimini,
al Palazzo del­lo Sport perché il Duomo non ba­stava a contenerli:
sui volti le cica­trici di antiche sconfitte, negli oc­chi l'emozione
di recenti vittorie.
Ex prostitute, ex ladri, ex tossici, ex sbandati. Presenti a migliaia con
le loro « famiglie » . Non è stato un fu­nerale ma una lunga festa, mentre
fratelli e sorelle a turno salivano sull'altare per raccontare, senza
vergogna, le loro risalite dall'infer­no. E lì capivi che « buoni e
cattivi » non esistono, basta passare da un fronte all'altro: una per tutti,
Anna, oggi « mamma » di quattro ex pro­stitute, a sua volta raccolta da
don Benzi sulla strada e strappata alla droga.
  Dare una famiglia a chi non ce l'ha: è stata la sua lucida follia nei
tempi in cui a qualcuno sembrava più che altro un prete bizzarro. Oggi è il
modello vincente che istituzioni ed enti si arrabattano a imitare, magari
pensando sia una bella no­vità che vale la pena sperimentare.

http://www.atma-o-jibon.org/images5/don_benzi1.jpg


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