Avvenire bacchetta Famiglia Cristiana-"Magistero" martiniano....
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Sujet: Avvenire bacchetta Famiglia Cristiana-"Magistero" martiniano....
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Date: 17. Jul 2008, 23:20:29
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Settimo cielo
"Avvenire" insegna a "Famiglia Cristiana" come si fa controinformazione
Sandro Magister
Lenta ma inesorabile è arrivata la reprimenda di "Avvenire" - leggi: la
conferenza episcopale italiana, proprietaria del quotidiano - a "Famiglia
Cristiana", il settimanale dei paolini passato nei giorni scorsi alle
cronache per un furibondo editoriale contro l'ordinanza del ministro
degli interni, Roberto Maroni. riguardante i campi nomadi nel Lazio,
in Piemonte e in Lombardia.
L'antefatto è due post più sotto, con il link all'editoriale di "Famiglia
Cristiana" e un commento critico del professor Pietro De Marco.
Il quotidiano della CEI non ha infierito sul settimanale dei paolini. L'ha
citato solo "en passant". Ma gli ha dato una severa lezione di giornalismo,
o meglio ancora, di deontologia professionale, prima dando la parola anche
al principale imputato, poi illustrando con precisione il contenuto
dell'ordinanza finita sotto accusa, e infine con un editoriale di prima
pagina firmato dal professor Carlo Cardia, specialista dei rapporti
tra Chiesa e stato.
L'intervista a Maroni è uscita - con grande evidenza - su "Avvenire"
di giovedì 3 luglio.
L'indomani, venerdì 4 luglio, "Avvenire" tornava sul tema con una intera
pagina, al centro della quale c'era un articolo, firmato da Marco Iasevoli,
che illustrava i contenuti dell'ordinanza. Le cose stanno così - era il
succo della lezione - e quindi chi vuole discuterne si informi prima a
dovere.
Attorno all'articolo, otto riquadri fornivano ulteriori notizie e commenti,
tra i quali una presa di posizione dell'arcivescovo di Crotone, Domenico
Graziani, favorevole all'iniziativa del governo....
Giuseppe Biffi
Dopo "Famiglia cristiana" adesso è il turno della curia dell'arcidiocesi di
Milano di lanciare bordate al Governo. L'occasione è data dall'ipotizzato
trasloco della "famosa" moschea di viale Jenner a Milano, in prossimità
della quale quattromila musulmani ogni venerdì riempiono i marciapiedi.
Mons. Gianfranco Bottoni
[a sinistra nella foto
http://tinyurl.com/55coz2 ]
responsabile delle relazioni ecumeniche e interreligiose della Diocesi di
Milano, ha affermato: «Solo un regime fascista o populista arriverebbe a
tali metodi dittatoriali. Oso sperare che non siamo caduti così in basso».
Provate a chiedere che cosa ne pensano di questo trasloco i cittadini che
vivono nel quartiere della moschea di viale Jenner e sentirete solo profondi
sospiri di sollievo...
Caro monsignore, per favore, visiti i suoi parocchiani e li ascolti!
Il Giornale
Milano, quando la Curia parla come "Repubblica"
di Michele Brambilla
Quanto dolore prova un cattolico nel sentire un monsignore di Curia che
attinge al più tristo vocabolario sessantottino per bollare come «fascista»
una cosa che ritiene sbagliata, o più semplicemente che non gli piace. Con
un «fascista» negli anni Settanta si marchiava tutto ciò che faceva schifo:
erano «fascisti» i violenti e i prepotenti a prescindere dalle loro idee
politiche, era «fascista» qualsiasi autorità, le insufficienze a scuola, la
mano morta sul tram, il formaggio andato a male. L'altro giorno monsignor
Gianfranco Bottoni, responsabile delle relazioni ecumeniche e interreligiose
della diocesi di Milano, ha riesumato l'epiteto, ormai in disuso anche
presso i sinceri democratici dei girotondi, e ha bollato così, come
«fascista», l'intenzione del ministro Maroni di spostare i quattromila
musulmani che ogni venerdì riempiono per la preghiera i marciapiedi di viale
Jenner a Milano. Si badi che quella preghiera del venerdì è una situazione
ritenuta «illegale» (cito testualmente da Repubblica di ieri) anche dal
presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, che «fascista» non lo è
neanche alla lontana, essendo un ex comunista duro e puro oggi militante del
Pd. Eppure proprio così ha detto monsignor Bottoni: «fascista», e l'ha detto
in nome della libertà di culto. Tenga conto il lettore, a proposito di
libertà di culto, che non è passato molto tempo da quando la diocesi di
Milano ha rispedito al mittente il motu proprio con il quale papa Benedetto
XVI ha autorizzato la celebrazione della messa pre conciliare in latino. Ci
sono cattolici, nella diocesi milanese, che vorrebbero partecipare alla
messa con quel rito - in una chiesa, non sui marciapiedi - ma non possono
perché la stessa Curia di monsignor Bottoni glielo impedisce. Decisione
«fascista»? Di certo una decisione che ha creato parecchia irritazione
in Vaticano.
C'è qualcosa di paradossale nella querelle in corso tra la Curia milanese e
la Lega. In fondo, questi due contendenti così distanti sono anche così
vicini nella rivendicazione di una propria autonomia locale. È da più di
mezzo secolo che - a torto o a ragione - la diocesi di Milano viene
considerata un modello di federalismo religioso. Ripeto: a torto o a
ragione. Saranno stati anche i giornali a dipingere il cardinal Martini come
un anti-papa, almeno nei primi dieci anni di Giovanni Paolo II. L'ha fatto
Repubblica, in particolare. Interpretazione abusiva? Lo speriamo. Però i
giornali si possono anche smentire con atteggiamenti chiari, si possono
smentire non alimentando equivoci. E invece. Del cardinal Martini si
ricordano, negli ultimi tempi, tre interventi: 1) ha pubblicamente preso le
distanze da Benedetto XVI proprio sulla messa in latino; 2) ha contestato al
cardinal Ruini i mancati funerali a Welby; 3) ha pubblicato sull'Espresso
(stesso editore di Repubblica) un lungo dialogo con il medico e senatore del
Pd Ignazio Marino esponendo sulla bioetica tesi ben diverse da quelle del
magistero.
E così è stato per anni e anni. C'è chi ricorda ancora il 13 aprile
1997, una domenica. Al Palavobis di Milano era in programma
una grande convention a favore della scuola cattolica. Era organizzata da
tutte le associazioni e si chiamava «Difendiamo il futuro».
Da Roma partirono due telegrammi di sostegno: uno da parte
di Giovanni Paolo II, uno del cardinal Ruini: dovevano essere
letti in apertura dei lavori. I telegrammi arrivarono in Curia al sabato,
ma furono recapitati agli organizzatori solo il lunedì: non c'era nessuno
in portineria al Palavobis, fu la giustificazione.
Con l'arrivo del cardinal Tettamanzi molti pensavano a un nuovo corso.
Ma nel mondo cattolico si continua ad avere l'impressione di
un doppio binario tra Roma e Milano. Come tre anni fa, in piena
campagna sul referendum per la procreazione assistita.
Furono in molti, nel volontariato cattolico che aveva raccolto
l'invito del cardinal Ruini (ma anche del Papa) a battersi
per l'astensione, a restarci malissimo per l'intervista che il cardinal
Tettamanzi rilasciò al Corriere della Sera: una frase, riportata nel titolo
(«Evitiamo scomuniche tra i cattolici»), fu presa come un minimizzare.
E così via fino alle uscite più recenti, come quella contro il Comune di
Milano per la questione delle iscrizioni all'asilo dei figli dei
clandestini.
È inutile che andiamo avanti con gli esempi. Il fatto è che molti
cattolici - per la terza volta: a torto o a ragione - hanno spesso
l'impressione di una Curia milanese che su tanti temi parla
un linguaggio diverso da Roma; una Curia che cerca il facile applauso
di quel milieu progressista ben rappresentato dal gruppo
Repubblica-Espresso, un modo di pensare che non sarà maggioritario
nel Paese ma lo è, eccome, in quello della cultura perbene; una Curia
che sembra avere una sorta di inferiority complex nei confronti
«del mondo»: basta fare un giro nelle parrocchie per vedere
quante meditazioni sul Natale o sulla Pasqua sono affidate ai Giorello
e agli Erri De Luca, ai Galimberti e ai Severino....
Forse, quando si vede che le chiese si svuotano e che il mondo
va da un'altra parte, si ha la tentazione di inseguirlo nell'illusione
di fermarlo almeno un po'. Ma forse è proprio in quel momento
che bisognerebbe ricordarsi dell'ammonimento di Gesù: «Guai
quando tutti gli uomini diranno bene di voi», soprattutto
se quei «tutti» sono da anni i portatori della più anticristiana
delle culture.
Morti dimenticati
Monsignor Bottoni: come la mettiamo con Don Antonio Padoan ?
Ho appena terminato di raccontare in Santosepolcro dell'omelia antifascista
di Ognissanti dello scorso anno davanti ai labari dell'ANPI di Monsignor
Bottoni [Nella quale il Bottoni, tra l'altro, affermava: "Anche il 2
novembre, commemorazione cristiana dei morti, riguarda tutti i fedeli
defunti, senza precisarne i confini. Infatti - come amava ripetere il Card.
Martini - non ci sono credenti da una parte e non credenti dall'altra."
Affermazione sbalorditiva, visto che il Magistero della Chiesa sottolinea
giustamente la differenza che intercorre tra chi crede e chi non crede, in
vita, e ancora più dopo la morte. CCC: La necessità della fede.
161 Credere in Gesù Cristo e in colui che l'ha mandato per la nostra
salvezza, è necessario per essere salvati [Cf Mc 16,16; Gv 3,36; Gv 6,40 e.
a]. Poiché "senza la fede è impossibile essere graditi a Dio" (Eb 11,6) e
condividere le condizioni di suoi figli, nessuno può essere mai giustificato
senza di essa e nessuno conseguirà la vita eterna se non "persevererà in
essa sino alla fine" (Mt 10,22; 161 Mt 24,13)" [Concilio Vaticano I:
Denz. -Schönm. , 3012; cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., ].
183 La fede è necessaria alla salvezza. Il Signore stesso lo afferma: "Chi
crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato"
( Mc 16,16 )] il prelato neo-partigiano che ha rievocato il pericolo
fascista nell'intenzione del Comune di spostare la Moschea
di Viale Jenner nella mia Milano.
Ho narrato spesso dei tantissimi Religiosi trucidati dai "bravi"
antifascisti. Forse per Mons. Bottoni, Don Antonio Padoan è da scomunica!
Parroco di Castelvittorio in provincia di Imperia, il Sacerdote,
il giorno di Pasqua 1944, dal pulpito aveva additato come traditori
i giovani renitenti alla leva della Repubblica Sociale: "Voi tutti dovreste
vergognarvi! Il vostro posto non è in questa chiesa, dovreste arrossire
come sono rossi i drappi che coprono queste mura!".
La notte tra il 7 e l' 8 Maggio 1944 alcuni partigiani irrompono nella
canonica ligure, dove trovano il Sacerdote pronto alla loro visita, armato
con pistola e bomba a mano. Dopo un breve conflitto a fuoco, superiori
di numero ed armati di mitra, i partigiani prima feriscono
il prete e poi lo finiscono col classico colpo alla nuca....
Nell'archivio della Diocesi di Ventimiglia, sulla scheda personale,
si legge soltanto: "Deceduto. Vittima di esecrando delitto".
http://www.rolandorivi.com/SacerdotiVittime/Img/Don%20Padoan.jpg

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