Tettamanzi, "degno" erede di Martini...
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Lozuavopontificio
Teologo dissidente non sarà rettore dell'Università Cattolica di Eichstätt
Mons. Gregor Maria Hanke, vescovo di Eichstätt e Gran Cancelliere
dell'Università Cattolica di Eichstätt-Ingolstadt, si è opposto all'elezione
del teologo Ulrich Hemel quale nuovo rettore di questa università, poiché
Hemel, oltre a non possedere meriti accademici sufficienti, in varie
occasioni si è trovato in disaccordo con la Dottrina della Chiesa Cattolica,
arrivando persino a criticare l'elezione di Papa Benedetto XVI.
Durante la cerimonia di addio all'antico Rettore, Ruprecht Wimmer,
il vescovo di Eichstätt ha ricordato che tutti coloro che occuperanno
il suo incarico dovranno essere in comunione con i vescovi e vivere
un "Sentire cum Ecclesia".
Libero
Il vescovo porta a Lourdes la bandiera della pace
Al pellegrinaggio guidato dal vescovo ausiliare di Roma, vice del card.
Vallini, anche 3000 bimbi. Il drappo arcobaleno steso davanti alla grotta
della Madonna.
di Luigi Santambrogio
Avrebbe dovuto piangere a dirotto come la Madonna di Civitavecchia, la
Vergine della grotta di Massabielle alla vista di quei pellegrini italiani.
Piangere, come fece davanti alla piccola Bernadette, non solo per il
disastro in cui versa oggi il nostro mondo, ma soprattutto per come è
ridotta la stessa Chiesa. E fino a che punto di dabbenaggine sono arrivati
certi suoi ministri.
Nessuno pensi male di preti e vescovi: ogni loro comportamento, si sa, è in
buona fede, anzi in ottima e santa fede. Ma quanto è accaduto, qualche
giorno fa, davanti alla grotta di Lourdes, ha superato ogni limite
conosciuto dalla sfarfallaggine clericale, che a volte cede alla tentazione
di bruciare granelli di incenso ai nuovi idoli del sincretismo new age.
L'Era dell'Acquario
Veniamo al fatto e al protagonista. Sua eccellenza è un pezzo da novanta
della Chiesa italiana: monsignor Luigi Moretti, vescovo ausiliare di Roma,
vice del cardinale Agostino Vallini (a sua volta vicario del Papa) e
assistente ecclesiastico nazionale della Unitalsi (l'organizzazione che
organizza pellegrinaggi per i malati). Il fatto: otto mila persone, tra cui
3mila bambini, otto treni speciali, 5 aerei da ogni parte d'Italia, per il
pellegrinaggio a Lourdes (da1 22giugno al 27 giugno). Domenica scorsa, il
vaticanista di Rai Uno, Aldo Maria Valli, nella trasmissione che precede la
Messa, manda il servizio sull'avvenimento e un'intervista allo stesso
monsignore. Scorrono le immagini, ben note ai fedeli e conosciute in tutto
il mondo: Lourdes, le piscine, la spianata, la grotta delle apparizioni, il
ruscelletto con l'acqua miracolosa che scende dalla roccia.
Ma ecco che le telecamere inquadrano, proprio ai piedi della statua della
Vergine, uno sgargiante bandierone multicolore. Si vorrebbe non credere ai
propri occhi: massì, è il noto drappo arcobaleno, icona del pacifismo
unidirezionale, ateo e anche un tantino gay. A srotolarla ai piedi di Maria
tra i lumini e le fiaccole votive sono i pellegrini italiani guidati
dall'arcivescovo Moretti, anzi i "Bambini di pace" (questo era il titolo del
pellegrinaggio). Un'apparizione che in quel luogo sfiora l'incubo....
Portare l'arcobaleno di stoffa e stenderlo ai piedi di Maria, è sintomo, ad
essere caritatevoli, di confusione mentale, prima che religiosa.
Ma se consultiamo la dottrina (Lourdes oblige) il verdetto è spaventoso:
riduzione dell'avvenimento cristiano a teosofia, innaffiata con acqua di new
age mixata a precetti massonici. Gesù Cristo, frullato in questa salsa
indiana ed esoterica, diventa un rottame non più riciclabile, risalente alla
passata Età dei Pesci. Adesso, predicano i guru new age, il peccato è
scomparso, non c'è bisogno di un Salvatore: siamo nella Nuova Era
dell'Acquario dove la perfezione si compra al supermarket dell'umanesimo
terapeutico.
Eh la peppa, direte voi: tutta 'sta cagnara per un semplice straccio
colorato.
Simbolo diabolico
Beh, a picchiare duro sull'arcobaleno è la stessa Chiesa cattolica: proprio
il 20 giugno scorso (due giorni prima del pellegrinaggio dei Bambini
pacifisti a Lourdes), l'Agenzia vaticana Fides pubblicava un lungo articolo
sul significato, appunto, della bandiera della pace. Che fa piazza pulita,
finalmente, del pio-pio pretino su questo tema. Si chiede la rivista: «Come
mai nomini di Chiesa, laici o chierici che siano, hanno per tutti questi
anni ostentato la bandiera arcobaleno e non la Croce, come simbolo di pace?
Sarebbe interessante interrogare uno per uno coloro che, forse anche,
inconsapevolmente, hanno affisso sugli altari, ingressi e campanili delle
chiese lo stendardo arcobaleno». E ancora: «questi uomini e donne
di Chiesa sanno qual è l'origine della bandiera d pace?
Molti probabilmente no. Altri, pur sapendo, non se ne preoccupano
più di tanto».
Per concludere, al termine di una documentata analisi, che
«la bandiera arcobaleno è una valida sintesi per rappresentare
questo sincretismo; infatti l'arcobaleno rappresenta il passaggio
dall'umano verso il super-uomo divino». Insomma, l'odore di zolfo
che sente l'articolista è fortissimo: se preti e parroci hanno le narici
intasate, la smettano di menare il torrone pacifista e vedano di ficcare
subito la testa nel catino dei sulfumigi per liberarsi dal tappo.
Parroci pacifisti
Evidentemente, l'arcivescovo Moretti, non ha letto l'articolo di Fides,
oppure l'ha letto ma non lo condivide. In tal caso, tal caso forse farebbe
bene a smentire pubblicamente le tesi vaticane. Per evitare malintesi e
smarrimento tra i fedeli. Che, tuttavia, a queste misture gnostiche e al
turibolare di incensi diversi (da Buddha a Visnù, dagli Incas a san
Francesco, magari passando per uno sbuffo di hashish) sono già abituati:
impossibile scordare le centinaia di bandiere arcobaleno penzolanti dai
balconi cittadini e pure dalle finestre delle canoniche parrocchiali.
Eppure, nessuno mai avrebbe osato pensare che il drappo sarebbe arrivato
fino ai piedi della Madre di Dio. Portato, per giunta, da un arcivescovo.
L'agenzia Fides lo definirebbe, dottrinalmente, un sacrilegio. Ma senza
scomodare Belzebù, più semplicemente, quell'immagine trasmessa
da Rai Uno appare più uno svarione, un'intemerata senza capo
né coda. Un tiro alla viva il parroco, appunto.
Resta comunque il fatto che a Lourdes qualsiasi bandiera diversa
da quella mariana sarebbe decisamente un attentato al buonsenso
e pure al buoncostume.
Figuriamoci la multicolor dalla storia così impresentabile e imbarazzante, e
non solo per i cattolici. Nei messaggi lasciati in consegna a Bernardette
Soubirous, la Madonna raccomandava preghiere e penitenze perché
il mondo ritrovasse la vera pace, contro le trappole di Satana, propagatore
di male e conflitti tra gli uomini. Mai, la Regina della Pace, si sarebbe
aspettata d'essere invocata da un dipendente di suo Figlio con uno dei
simboli del Gay Pride.
Settimo cielo
I teologi di Milano: in gara a chi scrive più difficile
Sandro Magister
Come futuro segretario generale della conferenza episcopale italiana circola
anche il nome di Franco Giulio Brambilla, vescovo ausiliare dell'arcidiocesi
di Milano e preside della facoltà teologica dell'Italia settentrionale.
Di questa facoltà fu professore, negli anni Cinquanta, Giacomo Biffi.
Il quale, anche da vescovo e cardinale, non smise mai d'esser teologo.
Ma sulla facoltà di cui fu docente - allora situata nel seminario di
Venegono Inferiore, a metà strada tra Milano e la Svizzera - il giudizio
di Biffi è da parecchio tempo tutt'altro che benevolo.
Nel suo libro autobiografico pubblicato lo scorso anno - "Memorie e
digressioni di un italiano cardinale", Cantagalli, Siena, pp. 640, euro
23,90 - gli unici suoi maestri e colleghi professori che Biffi cita con lode
uscirono tutti di scena nei primi anni Sessanta: Carlo Figini, Giovanni
Colombo, Carlo Colombo, Gaetano Corti, Giovanni Battista
Guzzetti, Enrico Galbiati.
Poi scrive:
"Di questo patrimonio ideale è rimasto qualcosa? Questa scuola ha avuto un
seguito, pur nel mutato contesto ecclesiale e nella diversa problematica dei
tempi nuovi, o è andato perso tutto? No, non è andato perso tutto. Ritengo
che si possa individuare un'autentica continuazione della scuola di Venegono
nella straordinaria operosità e nella coraggiosa esplorazione teologica del
professor Inos Biffi".
Magra consolazione. Perché in questo deserto descritto dal cardinale Biffi,
l'unico che egli salva - il suo quasi omonimo ma non parente Inos - da
alcuni anni neppure insegna più nella facoltà di Milano.
E i nuovi teologi? i professori di fama che oggi tengono cattedra nella
facoltà di Milano, da Franco Giulio Brambilla a PierAngelo Sequeri, da
Giuseppe Angelini a Sergio Ubbiali? Il cardinale nel suo libro non ne fa
parola, ma l'altro Biffi, Inos, ha rivolto loro in più occasioni varie
critiche. Una in particolare: l'incomprensibilità del linguaggio.
In effetti, lo scrivere difficile è una prerogativa risaputa dei teologi
milanesi. A parte Brambilla, che al confronto brilla per chiarezza, gli
altri tre citati mettono a dura prova anche i lettori meglio disposti.
E dei tre il capoclassifica è Ubbiali. Per averne la prova basta leggere,
sull'annuario dell'anno accademico 2007-2008 della facoltà, come egli
presenta il suo corso di teologia sistematica sul tema "Il male come
mistero":
"Il male è cosa sopraggiunge all'uomo confermandosi irriducibile alla verità
con irrevocabile valore generale, irriducibile a qualunque premessa fruibile
per la congrua comprensione riguardo alla vicenda umana, quella personale
come quella universale. Ora, quando l'uomo si pronuncia sul male, in causa
vi è l'esserci personale in senso proprio ovvero, quando l'uomo si rivolge a
qualcosa giudicandolo male, rinvia a ogni modo alla propria singolarissima
dimensione, se l'esserci in senso umano gli sia infine possibile. L'io come
possibile definisce il gravoso problema, al quale cosa l'uomo man mano
giudica male lo richiama. Se ciò spiega perché il male lo si ravvisi sempre
all'opera, l'accusa, in base alla quale si colpisce il messaggio cristiano,
è l'ottimismo ingenuo. L'appello è alla generica fiducia (non per sé alla
fede), essa circoscrive la figura alla quale le indagini odierne fanno
ricorso ribadendo la lacuna riflessiva alla quale la versione più usuale in
teologia cominciando con l'epoca moderna soggiace. Se in connessione
al male Dio non ne è in ogni caso il responsabile, l'uomo non rimane
però solo laddove egli cura sé. Ma dunque come (ma insieme perché)
sia configurabile il decisivo problema su quando mai l'uomo sia umano
fornisce la considerevole domanda alla quale il male rinvia".
Dagospia
CURIA, PAOLINI, "FAMIGLIA CRISTIANA": GLI ORFANI
DI PRODI ALL'ATTACCO DEL GOVERNO
Giacomo Galeazzi per "La Stampa"
La roccaforte è l'arcidiocesi retta dal cardinale Dionigi Tettamanzi, la più
grande d'Europa, e il megafono è «Famiglia cristiana», l'ammiraglia
dell'editoria cattolica che da settimane prende di petto governo e Pdl.
Dopo la sconfitta elettorale, parte da Milano la «reconquista» dei
cattolici di sinistra.
«E' un'operazione camaleontica, studiata a tavolino - attacca il ciellino
Luigi Amicone, direttore del settimanale "Tempi" -. Più i catto-progressisti
perdono terreno nelle parrocchie, più sentono il bisogno di riorganizzarsi
attorno all'arcivescovo e al giornale che tengono in vita un marchio
decaduto. Nuovi sentieri, stessi marciatori, dunque. Sono i soliti
pacifisti, dossettiani e terzomondisti usciti a pezzi dalle urne. I
gattopardi come Bindi, Castagnetti e Franceschini si affidano ai Paolini
e alla Chiesa ambrosiana per imbastire una manovra di vertice, priva
di effetti concreti su quella base ecclesiale che si muove autonomamente -
osserva Amicone-. Il cattolicesimo di sinistra alza la voce perché si sente
mancare la terra sotto ai piedi: la gran parte della galassia bianca segue
altre strade e vota altrove».
L'ala sinistra di quello che fu lo sterminato bacino della Dc «soffre il
distacco dalla realtà per un ansia di visibilità ed è senza popolo né idee»,
quindi, secondo Amicone, «reagisce in modo artificioso, astioso e
verticistico allo spostamento dell'elettorato cattolico verso
il centrodestra».
Nei giorni scorsi le bordate dalla Curia milanese e di «Famiglia cristiana»
nelle infuocate polemiche sulle impronte ai bimbi rom e la moschea di viale
Jennner hanno provocato persino la convocazione al Viminale
dell'ambasciatore italiano in Vaticano.
La Curia di Milano ha definito fascista il «giro di vite» sulla sicurezza
e il ministro dell'Interno, Roberto Maroni ha deciso che d'ora in avanti
non accetterà più alcuna offesa o insulto e risponderà per via istituzionale
all'attacco di una parte minoritaria della chiesa cattolica.
L'ultimo strappo è l'affondo del responsabile del dialogo interreligioso
della Curia di Milano, monsignor Gianfranco Bottoni, che domenica
ha bollato come un «provvedimento fascista e populista che limita
la libertà religiosa» la chiusura della moschea di viale Jenner ipotizzata
da Maroni.
E già Tettamanzi aveva sentito il bisogno di prendere le distanze dalla
decisione del governo di impiegare temporaneamente l'esercito per garantire
la sicurezza dei cittadini. Un'opposizione frontale all'esecutivo che non è
certo passata inosservata nei Sacri Palazzi vaticani, dove più di qualcuno
s'interroga sulla piega presa da quest'ultimo scorcio dell'episcopato
di Tettamanzi e dall'influenza di alcuni suoi collaboratori.
«Sono un "teocon" e difendo il diritto dei vescovi di giudicare persone
e leggi, ma non quello di insultare le autorità dello Stato - insorge
il senatore a vita Francesco Cossiga-. E' una vergogna che Tettamanzi
insulti un ministro della Repubblica. Ho consigliato al premier
di presentare una nota di protesta alla Segreteria di Stato chiedendone
la rimozione e, in caso di rifiuto, di sospendere alla diocesi di Milano
la quota statale dell'otto per mille».
Nell'area sinistra del cattolicesimo italiano, spiega il politologo don
Gianni Baget Bozzo, è in corso una rivoluzione. «Il bastone del comando
è passato dalla prodiana scuola di Bologna al movimentismo antipolitico
dell'arcidiocesi di Milano e della casa editrice San Paolo - sottolinea
Baget Bozzo-. Il pensatoio che ha ispirato la svolta è la comunità di Bose,
e l'ecumenismo estremo del priore Enzo Bianchi è il collante ideologico
dei nuovi cattocomunisti. Grazie a Dio, però, alla Chiesa ambrosiana
filoislamica e modernista si oppone la Genova di Bertone e di Bagnasco
che per dialogare preferisce Scajola ai noglobal anti-Occidente
e agli imam fomentatori dell'odio verso i cristiani».
Bersaglio costante dei fulmini di «Famiglia Cristiana», la componente
cattolica dell'esecutivo (Rotondi e Giovanardi in primis) attribuiscono da
settimane l'interventismo dei Paolini alla volontà di riorganizzare i
cattolici di sinistra attorno alle bandiere dell'episcopato progressista.
«Rimpiangono i tempi in cui al governo avevano i loro amici
Prodi e Bindi, e sognano un'improbabile rivincita», chiosa
il cattolico Giovanardi.
Papanews
L'ex Ministro Biondi attacca il Cardinale Tettamanzi: "Una porpora rossa,
è degno allievo di Martini"
di Bruno Volpe
CITTA' DEL VATICANO -
"Il Cardinale Tettamanzi? Una porpora rossa": la battuta,
fulminante, è di Alfredo Biondi, avvocato penalista tra i più
prestigiosi d'Italia, tre volte Ministro della Repubblica. Lo abbiamo
rintracciato in Sardegna, dove si gode un meritato periodo di riposo
balneare.
Avvocato, il Cardinale Tettamanzi è stato Suo Arcivescovo a Genova:
che ne pensa?
"E' una porpora rossa, nel senso ideologico del termine. Appartiene alla
'casta', non ho simpatia per lui, men che mai oggi che un giorno attacca il
governo e l'altro, sia pur più velatamente, il Papa. Ma chi crede di essere
compiendo tutte queste invasioni di campo? Si limiti a fare il Pastore,
senza ribellarsi all'autorità del Santo Padre. Non c'è che dire,
quella di Milano è una buona scuola, il Cardinale Martini ha dato
l'esempio".
I sacerdoti modernisti non Le piacciono affatto.
"Assolutamente no. Il modernismo uccide la Chiesa, che per sua natura deve
essere dogmatica. Non tollero quei preti cattobuonisti senza clergyman che
predicano come se fossero animatori di un villaggio Valtour".
Lei è stato allievo dell'indimenticabile Cardinale Giuseppe Siri.
"E lo definisco un grandissimo privilegio. L'ho avuto come insegnante di
religione, e ogni venerdì pomeriggio, alla scuola Doria di Genova, ascoltavo
le sue catechesi. Un uomo straordinario e coerente con il Magistero della
Chiesa: avremmo bisogno sempre più di Cardinali come lui".
Cosa pensa di Benedetto XVI?
"Mi piace molto. E' una persona seria, che non rinuncia ai suoi principi;
è coerente ma anche disponibile ad ascoltare chi non la pensa come lui.
E' l'uomo giusto al posto giusto".
Lei è stato Ministro della Giustizia durante Tangentopoli e subì la famosa
rivolta dei Pool 'Mani Pulite' di Milano contro il suo provvedimento del 14
luglio.
"Sì, quando Di Pietro e soci apparirono scamiciati e con la barba lunga in
Tv ribellandosi in modo eversivo allo Stato. Anche la stampa ebbe le sue
brave responsabilità, ingigantendo il ruolo dei Pubblici Ministeri. Fu una
vera insurrezione, figlia della smisurata smania di potere di Di Pietro, un
personaggio a dir poco controverso".
E per tornare alla Chiesa, della gerarchia ecclesiastica odierna cosa pensa?
"Particolarmente eccellenti il Segretario di Stato Tarcisio Bertone e il
Presidente della Cei, il Cardinale Angelo Bagnasco, un vero galantuomo".

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