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La magna charta degli oranghi-L'esempio del Profeta: sesso con bambina di 9 anni....

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  Sujet:   La magna charta degli oranghi-L'esempio del Profeta: sesso con bambina di 9 anni....  
 De: donquix...@tiscalinet.it (donquixote)
 Groupes: it.cultura.cattolica
 Organisation: TIN.IT (http://www.tin.it)
 Date: 02. Jul 2008, 23:50:52
Segnideitempi
La pornografia genera la violenza sessuale
di Domenico Bonvegna
    John McCain, vincitore delle primarie del Partito repubblicano,
qualora diventi presidente degli Stati Uniti, s'impegna a combattere
strenuamente la pornografia infantile ed il traffico di donne e bambini
ridotti alla condizione di schiavi sessuali.

        "Sarebbe molto importante - scrive Giacomo Samek Lodovici - che
il nuovo governo del nostro Paese, espressione anche di un partito che, in
qualche misura, si richiama ai Repubblicani americani, prendesse esempio
da McCain".

            Certamente la lotta contro queste condizioni di schiavitù e lo
smantellamento delle reti di quest'ignobile commercio richiedono la
collaborazione degli Stati, il dispiegamento delle forze di polizia. Ma per
"reprimere queste vergognose pratiche quando sono in atto, bisognerebbe
cercare anche di intervenire alla radice, attraverso un'educazione ed una
cultura del rispetto, ma anche, per esempio, limitando il dilagare della
pedopornografia (come dice McCain) e anche della pornografia tout court".
(Giacomo Samek Lodovici, La schiavizzazione della pornografia, 11.5.08
Avvenire).

            Tra le cause, certamente non esclusive, degli stupri o degli
abusi sessuali sui bambini nel nostro Paese non si può trascurare l'influsso
della pornografia.Ogni giorno siamo continuamente bombardati da
immagini in cui la donna è ridotta ad oggetto: dai manifesti pubblicitari
alla televisione, dalla free press ai grandi quotidiani, ai siti internet.

            E' contraddittorio leggere su certi giornali la deplorazione
degli abusi su donne e bambini e nello stesso tempo trovarvi articoli
(spesso con fotografie) o pubblicità che propongono la donna
come oggetto. A questo proposito Mauro Ronco qualche anno fa
sulla rivista Cristianità rilevava questa grande contraddizione
dei mass-media, facendo riferimento al quotidiano La Stampa
che in prima pagina condannava l'efferatezza e la disumanità
del delitto Desirèe, mentre all'interno dello stesso giornale,
nella pagina Cultura e spettacolo, c'era una pagina intera dedicata
a una rappresentazione pornografica, messa in scena da una compagnia
teatrale, costituente una vera e propria istigazione alla perversione.

Dopo una particolareggiata descrizione dello spettacolo intriso
di coiti e orge sadomasochiste, il recensore ammirava il
"rigore"pornografico con cui lo spettacolo sarebbe stato condotto.
Il concetto della trasgressione d'ogni regola sarebbe stato "incarnato
fino all'ossessione e con un rigore assolutamente ammirevole".

            Il professore Ronco si chiedeva, se la radice di molti delitti
giovanili, tra cui può annoverarsi quello bresciano, non sia proprio lo
scatenamento brutale del desiderio di recare offesa alla persona umana, fino
al punto di infliggere la morte, in conseguenza dalla ricezione avida e
confusa del miscuglio avvelenato di pornografia e violenza che è dispensato
a piene mani dagli strumenti mass-mediatici".

            Ecco su questo che bisogna riflettere; chi ha alimentato e
alimenta l'esibizione istigatoria delle rappresentazioni delittuose e della
mercificazione sessuale? Chi ha cancellato e cancella i divieti e diffonde
una pseudo cultura di morte?

            Le risposte si trovano facilmente in un grande numero di
pubblicazioni, di film e di pièces teatrali, che fomentano la sessualità
libera e le varie forme di violenze sul corpo. E' la cultura relativista che
esibisce la violenza e il sesso mercificato, fruibili come oggetti di
consumo, per soddisfare la massa.

   Dunque, non bisogna meravigliarsi, se poi, sono i più deboli e
i più fragili, che passano a praticare direttamente ciò che è stato loro
mostrato nella stampa o nei film, come liberamente fruibile.

            Talvolta, gli stessi resoconti di questi fatti di cronaca che si
leggono sui quotidiani sembrano voler eccitare i sensi e una certa curiosità
morbosa nel lettore. "Da non trascurare, poi, l'impatto che questa
erotizzazione della società può sortire (per fortuna non necessariamente)
sugli immigrati che provengono da Paesi dove la donna non è così tanto, o
non è per nulla, data in pasto come oggetto erotico alla società dai media e
dalla pubblicità". Moralismo? Senza riprenderlo alla lettera, si può
ricavare dal non certo cattolico Freud che, almeno alcune volte, l'eros
diventa thanatos. Il fine della rivoluzione sessuale scriveva il professore
Introvigne è il culto della morte. Ma se la morte del corpo, è un momento
limite, la morte dell'anima è un traguardo impossibile, perché l'anima è
immortale. Allora non resta altro che la noia del peccato, ripetere
monotonamente gli stessi atti: stupri, violenze, perversioni.

            "Oggi ci avviamo a grandi passi ad abitare, dopo decenni di
rivoluzione sessuale, nell'anticamera terrena dell'inferno: la sequela dei
delitti contro la vita e la persona, come esito della definalizzazione e
della perversione della facoltà generativa, ne costituiscono sintomo e
segnale agghiaccianti".

       Vi è ancora nella nostra società chi abbia il coraggio di dire
allo Stato di scoraggiare il vizio e favorire la pratica delle virtù
naturali, dalla prudenza alla giustizia, dalla fortezza alla temperanza? E
se vi è qualcuno che ancora abbia questo coraggio, non è forse giunto il
tempo di passare dalle parole ai fatti, ponendo un freno, sotto il profilo
culturale, politico e giuridico, alla diffusione onnipervadente di una
oscena cultura di morte?

E se anche fosse moralismo, ben venga, se può evitare anche
un solo abuso sulle donne sui bambini.

            Invece di piangere con lacrime di coccodrillo ogni volta che
accadono fatti simili a quelli di Desiree Piovanelli , di Meredith Kercher
la ragazza inglese di Perugia, o della quattordicenne Lorena Cultraro di
Niscemi, non sarebbe bene prevenire tali eventi, provvedendo con opportune
leggi la rimozione dalla pubblica visione, di quelle rappresentazioni di
violenza e di pornografia che devastano le menti dei giovani, per il bene
loro e di tutta la società?

            Sarebbe una buona occasione per gli uomini politici degni di
questo nome, dimostrare coi fatti che il valore essenziale, è costituito
dalla lotta inesorabile contro il vizio sfacciato e scandaloso che toglie
l'innocenza ai bambini fin dalla più tenera età, invece di produrre ipocriti
e vani discorsi sulla assenza di valori nei giovani.


Il Giornale
"Un uomo può sposare una bambina di un anno"
di Gian Micalessin
Ricordate Nujood Ali? Aveva dieci anni e agli inizi d'aprile s'intrufolò
nelle aule del tribunale di Sanaa, in Yemen. Rimase appollaiata sulle panche
dell'aula per l'intera mattina. Quando tutti se ne stavano andando, un
giudice gentile chiese alla piccola silenziosa chi aspettava. Nujood rispose
che era lì per divorziare. La sua storia di bimba sposa violentata e
sottomessa, l'infamia del padre liberatosi di lei in cambio di pochi denari,
l'abiezione del marito quarantenne pronto a sposarla e a pretenderne la
carne accesero d'indignazione il mondo e costrinsero lo Yemen a cambiare la
legislazione sui matrimoni (oggi l'età minima è salita a 18 anni).

Tanto rumore per nulla. Il dottor Ahmad Al Mu'bi, esperto di religione e
questioni matrimoniali nel regno saudita, spiega invece che per l'Islam, se
c'è di mezzo un matrimonio, l'età minima della sposa non conta: «Non esiste
un'età minima per le nozze, potete unirvi in matrimonio anche con una
fanciulla di un anno, per non parlare di quelle di 7, 8 o 9», garantisce in
un'intervista televisiva alla televisione libanese Lbc il religioso
considerato, a casa sua, il massimo esperto di matrimonio islamico. E a
preoccuparsi troppo si rischia di peccare, perché, ricorda, bisogna seguire
i buoni esempi. «Il modello che seguiamo - spiega Al Mubi - è quello
del Profeta Maometto: lui prese in moglie Aisha quando aveva appena
6 anni, ma iniziò a far sesso soltanto quando ne aveva 9».

Avvenire
Per il parlamento spagnolo siamo tutti grandi scimmie.
Nuova rivoluzione spagnola: il progetto grandi primati
Avvicinare gli oranghi all'uomo e annullare lo «specifico».
di Marina Corradi
La magna charta degli oranghi potrebbe essere la nuova rivoluzione
della Spagna di Zapatero. La Commissione ambiente del Parlamento
ha approvato a larga maggioranza, escluso solo il Partito popolare,
una risoluzione che invita il governo ad aderire entro quattro mesi
al 'Progetto Grandi Primati', iniziativa internazionale tendente appunto
a riconoscere il diritto alla vita e alla libertà alle scimmie antropoidi
(orangutan, scimpanzé, gorilla e bonobo, per la precisione).
Il Governo spagnolo dovrà farsi promotore del Progetto presso la Ue.
Forse è una giornata storica. La comunità dei soggetti aventi diritto ai
Diritti dell'uomo si amplia alle scimmie. Con cui, ci ricordano illustri
scienziati a partire da Umberto Veronesi, condividiamo oltre il 95 per cento
del patrimonio genetico. Si potrebbe discutere sulle differenze derivanti da
quel 5% di Dna diverso, tale che - almeno così pare a noi ignoranti - un
orango non è esattamente un uomo.
Ma potrebbe essere una discussione oziosa.
Il punto è un altro.
Il punto è che, come ha detto Joaquin Arujo, il presidente del Progetto
Grandi Primati, «in fondo siamo tutti grandi scimmie». Cioè la tendenza in
realtà non è la 'promozione' degli animali a uno status e a una tutela
umana, quanto la negazione di una fondamentale differenza, e la sostanziale
equiparazione del bonobo all'homo sapiens.
È questo che inquieta, nella rivoluzione di Madrid. Si trattasse solo di
imporre rispetto della vita per gli oranghi, beh, d'accordo, al massimo
ricordando che milioni di uomini muoiono di fame. Si trattasse solo di
difendere gli scimpanzé, se ne potrebbe approfittare per spezzare una lancia
anche per gli embrioni di uomo che vengono pure in Spagna clonati «a fine
terapeutico» o selezionati per avere un figlio sano. E magari per quei
bambini al settimo mese di gravidanza abortiti in alcune cliniche catalane,
nella tacita indifferenza delle autorità. Insomma, la battaglia per la
tutela del primate, in sé, potrebbe tornare utile per chiedere un po' di
rispetto anche per l'uomo.
Ma il fatto è che, a sentire il leader del Progetto Grandi Primati, la
prospettiva spagnola è altra: «in fondo, siamo tutti grandi scimmie».
Siamo tutti animali.
Il punto qualificante allora di questa rivoluzione a prima vista
folkloristica, è una cosa seria: è la negazione della differenza e
della unicità dell'uomo nel creato. C'era una volta un uomo fatto «a
immagine e somiglianza» di Dio, e per questo, nella concezione ebraico
cristiana che ha fondato l'Occidente, degno di un assoluto rispetto e
titolare di libertà inalienabili. Ma se, nella dittatura del relativismo, si
afferma l'idea che siamo tutti scimpanzé, il principio potrebbe avere
qualche ricaduta sgradevole. Qualche svista o fastidiosa dimenticanza sul
rispetto dell'uomo. Per esempio, la magna charta dei gorilla lodevolmente
esclude che si possano fare sui primati ricerche scientifiche che possono
arrecare danno. Domanda: e le sperimentazioni dei farmaci oggi testati su
questi animali, come avverranno? Sugli uomini magari - volontari, certo,
estratti in quel Terzo Mondo che per mangiare si vende anche un rene.
Se «siamo tutti grandi scimmie», l'orango vale quanto un poveraccio del
Bangladesh. E, vogliamo parlare di clonazione cosiddetta terapeutica? Se
passasse universalmente il Progetto Grandi Scimmie, gli embrioni di gorilla
sarebbero naturalmente tutelati. Quelli di uomo, no.
È la consueta contraddizione di un ecologismo disposto a tutto per i
pinguini, ma stranamente ostile all'uomo. Ostile a quel 5 per cento di Dna
diverso, a quell'irriducibile fattore di libertà e coscienza che è l'uomo.
L'idea di fondo non è la tutela dell'orango. L'idea di fondo è negare
l'uomo.


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