Il foglio
Guida Langone
Camillo Langone
Genova. Santa Maria Immacolata e San Torpete.
Pentecoste, 11/5/2008, ore 10.
Il messale non è romano bensì farinelliano, creato da "Paolo Farinella,
prete" (così ama firmarsi) e distribuito ai fedeli nella forma di dieci
fogli da 65 righe cadauno con 120 battute per riga. Per farsi un'idea:
niente segno della croce iniziale, niente "Nel nome del Padre, del Figlio e
dello Spirito Santo". Subito parte il comizio, lungo la bellezza di un'ora e
cinquanta salvo la breve parentesi eucaristica. Qualche perla: "Non esistono
le radici cristiane dell'Europa", "L'Opus Dei è un movimento eversivo",
"Pronunciamo la nostra professione di fede e di adesione totale
al Concilio Ecumenico Vaticano II in attesa del Vaticano III",
"Paolo VI è uno dei papi più grandi della storia, mentre Giovanni
Paolo II e Benedetto XVI passeranno come meteore".
Paolo Farinella prete non sa nulla di Paolo VI papa, che invece
presagiva Farinella quando nel 1969 parlò di "arbitrarie intenzioni,
le quali si vorrebbero attribuire al Concilio, come l'orientamento così
detto orizzontale della religione". Eucaristia molto orizzontale a San
Torpete: i fedeli (età media sessant'anni) si servono da soli, a buffet,
prendendo l'ostia dal tavolo e intingendola personalmente nel vino. Sul
tavolo è assente la croce, invisibile anche nel resto della chiesa: quindi
più che un caso liturgico abbiamo descritto un caso umano".
Dal blog di Luigi Accattoli
matteo scrive,
17 Giugno 2008 @ 8:01
In pieno recupero della ricchezza della tradizione cattolica,
annoto che il Santo Padre sta dispensando sempre più
le Sante Indulgenze che ritornano a pieno diritto nel patrimonio
della Chiesa Cattolica.
Se abbiamo avuto bisogno di un Pontefice polacco,
avevamo anche bisogno di un Pontefice tedesco, visto
che è dalla Germania che arrivo' storicamente l'attacco
a questa ricchezza.
Lo Spirito Santo soffia dove e come vuole.
lycopodium scrive,
15 Giugno 2008 @ 13:45
"Un cultore del vecchio Rito mi ha fatto osservare che c'era dell'eccesso
in quel celebrante nel dire sottovoce le parole della consacrazione e nel
pronunciare da solo il Pater".
La questione del silenzio.
Nei tempi del massimo splendore del Vetus Ordo, il silenzio avvolgeva
le cose e le persone; i suoni e i rumori interrompevano e scandivano quel
silenzio e la gente tutta era in grado di discernerne la fonte.
Ogni edificio risuonava di un suono "tutto suo".
Quel rito silenzioso in realtà possedeva un'infinità di sfumature sonore
(e non solo sonore) che non siamo ancora capaci di identificare.
Oggi, nell'epoca del rumore, cerchiamo il silenzio e aneliamo ai suoni,
ma è arte arcana, quasi da antico cercatore di tracce.
C'è bisogno non solo, come diceva Guardini in "Formazione liturgica",
di fare silenzio in noi, ma di imparare di nuovo l'arte delle tracce
e delle sfumature...
Sumpontcura scrive,
19 Giugno 2008 @ 14:56
"Chissà una famiglia numerosa in una messa vetus ordo???".
Tranquillo, amico moralista: nella chiesa del "Corpus Domini"
qui a Torino, ogni domenica alle 11.15, troveresti anche quelle:
quando te la sentirai, prendi in braccio Miriam, porgi una mano
a Teresa e l'altra (?) a Pietro e vai! "Trinità dei Pellegrini" ti aspetta!
(D'altra parte, se non è "pellegrino" uno sciagurato con tre passerotti
piccoli, chi lo sarà mai?).
I bimbi, appena appena un po' preparati, si divertono un sacco
al vetus ordo solenne: gregoriano, organo, incenso, aspersione iniziale
con l'acqua benedetta, silenzio magico con suono di campanello,
e poi vestiti colorati, genuflessioni. Ci vorranno tornare di sicuro!
(Il mio nipotino - oggi nipotone - Leonardo, abituato al gregoriano,
una delle prime volte che lo accompagnarono alla Messa riformata
e provarono a fargli cantare un canto liturgico nuovo stile, disse forte
- come il bambino dei vestiti dell'imperatore -: "A me nun me piace
sta canzone!".
Aveva tre anni....).
Charitas vera scrive,
19 Giugno 2008 @ 15:49
Tu hai scritto, fra l'altro, che l'antico rituale "risalirebbe solo al 1570,
quindi meno di 500 anni su 2000 anni di storia del cristianesimo".
Sai benissimo che così non è.
San Pio V condificò un rito preesistente le cui basi cultuali risalgono
addirittura all'epoca dei Padri della Chiesa.
Il giochetto di far passare il messale antico come frutto esclusivo
del Concilio Tridentino e di San Pio V risale agli anni '70.
Sempre di quegli anni le diffidenze, le barzellette e le divisioni.
ora possiamo e dobbiamo guardare la molteplicità dei riti, persino il
Concilio di Trento rispettò quelli che avevano duecento anni di tradizione,
con quell'occhio illuminato che la Provvidenza ci ha gradatamente
donato in tanti anni di evoluzione dell'umano pensiero.
Perchè quando si tratta di pregare con il rito dei nostri padri si scatenano
tutte le diffidenze possibili ed immaginabili?
L'unico modo per spegnere repentinamente il sorriso di un sacerdote
è di dirgli che sei un fedele che alterna le liturgie ordinarie
con quelle antiche.
Allora diventi un tipo da evitare: via gli incarichi, anche
se ne sei degno, e via gli inviti.
Se chiedessi di organizzare una messa rock o altra diavoleria simile
sarei guardato con più positività.
Provare per credere !
Ottimo dott. Luigi non c'è solo Campocavallo, nelle Marche,
dove sbocciano una spiritualità incredibile ed anche promesse
vocazionali...
Ci sono altre due punti, per ora, dove vivere vivere la silente liturgia
di adorazione eucarista (Il Salmo tuona contro le troppe parole :
"Questo popolo mi onora con le labbra ma non con il cuore"..) .
Al di là delle forme c'è un popolo in aumento, soprattutto nei giovani,
che stanno rivolgendo lo sguardo "Conversi ad Domunum", verso
la Croce e verso Oriente.
Ecco la vera novità dei nostri giorni e del nuovo inizio millennio!
Le Marche, con le sue belle liturgie, le bellezze artistiche e
paesaggistiche aspettano tutti coloro che si vogliono abbeverare alle
sorgenti della bellezza salvifica specie in questa ancor timida estate!
Clodine scrive,
19 Giugno 2008 @ 16:18
Ciao Moralista.
Riguardo al fatto dei bambini credo tu abbia ragione. Sai che vado spesso
a Malta, la cosa che di più mi colpisce di quella piccola isola è la fede
e la presenza di tante giovani famiglie con un sacco di bambini.
Tutti vanno alla Santa messa, la Domenica specialmente le chiese
sono affollate di ragazzi, una pipinara di ragazzini di tutte le età,
è una gioia vederli!
Di tanto in tanto -specie in prossimità di ritrovo dei giovani:
discoteche e simili- hanno costruito delle piccole stazioni dove
ci si può rilassare davanti al Santissimo, con luce diffusa, una musica
dolcissima e delle comode poltroncine con inginocchiatoi.
Ogni chiesa ha un luogo preposto per i bambini, con delle volontarie
le quali, munite di giochi trattengono i pargoli mentre i genitori pregano.
Non capisco perchè in Italia questa iniziativa non sia mai stata presa...
Charitas vera scrive,
20 Giugno 2008 @ 11:12
Carissimi, oggi è il secondo giorno di sole che accarezza le verdi
campagne marchigiane! Speriamo che continui così!
Ieri sera, a latere dell'impegnativo discorso postato qua, prima di compieta
sono andato ad aprire alcuni polverosi scatoloni, ormai chiusi persino
con un grosso nastro adesivo.
Nell'intervo c'era una domentazione, in parte mia in parte donatami,
ad perpetuam rei memoriam, che si rifà al triste periodo di fine anni '60
ed inizio '70 in cui oltre che all'incipiente buco dell'ozono si sta
aggiungendo quello della mancanza dell'ermeneutica della continuità
nella Santa Chiesa di Dio.
Mi sono riletto gli appelli, ciclostilati, che alcuni pii fedeli inviavano
via lettera, in cui scongiuravano le famiglie "che potevano farlo" di
acquistare reliquari, reliquie, paliotti, pianete, piviali ecc ecc
e quant'altro oggetto, destinato alla lode divina, che in quegli anni
si stava svendendo in ogni angolo dell'italico suolo.
Tutto quel materiale, conservato, pro tempore, in pie case doveva essere
ridestinato al culto cattolico quando la Provvidenza lo avrebbe permesso.
Dopo la pubblicazione del Motu Proprio "summorum Pontificum"
ci sono state alcune spontanee donazioni da parte di alcune famiglie
desiderose di rivedere splendenti di sacri arredi gli altari, nel frattempo
spogliati, di diverse chiese.
Altre lettere, e pubblicazioni pro-manuscripto, dell'epoca sono delle
suppliche ai Vescovi ed ai parroci di allora, affinchè venga concessa
almeno una Messa nell'antico rito.
Le struggenti richieste, da giovanottoni liceali alle nonnine piangenti,
di quella povera gente sembrano essere un'infelice conclusione
di quel totalitarismo intellettuale, con tanto di inarrabili sorprusi,
di cui il '900 si era sporcato.
La povera gente, nella maggior parte dei casi, non meritò neppure una
risposta da parte dell'Autorità: ignorati e confinati nei nuovi ghetti senza
alcuna doratura o confort.
La rilettura, notturna, dei documenti di quei terribili anni mi fa
apprezzare ancor più la grandezza, di cui gradatamente tutti ne potranno
ammirare l'enorme consistenza teologico-culturale, del Motu Proprio
"Summorum Pontificum" e le "ragioni positive" che lo hanno ispirato...
Alla povera gente ed ai Sacerdoti ghettizzati a causa della fedeltà
all'ecclesiologia dei padri va il mio ricordo nella preghiera
assieme all'auspicio che tanta crudeltà non si abbia più a verificare.
Sumpontcura scrive,
20 Giugno 2008 @ 17:47
Per chi, avendo qualche difficoltà con la lingua inglese, non abbia potuto
gustarsi a fondo il link di Syriacus delle 11:18, ecco un brano tratto da un
articolo di Antonio Socci ("Il foglio", 16 dicembre 2006).
Qualcuno troverà irritante, qua e là, il tono, ma le notizie cui
fa riferimento sono solide e sufficientemente "curiose" da stimolare
tutte le "anime" presenti nel pianerottolo:
"Quando 40 anni fa - contravvenendo ai documenti del Concilio - fu imposta
la proibizione dell'antica liturgia della Chiesa (quella peraltro con cui
si era celebrato anche durante il Concilio) vi fu una grande e meritoria
protesta degli intellettuali più rappresentativi, che consideravano questa
decisione come un taglio alle radici della nostra civiltà cristiana
(la liturgia è stata da sempre centro e sorgente dell'arte più sublime).
Due appelli furono pubblicati in difesa della Messa di s. Pio V, nel 1966 e
nel 1971. Ecco alcuni dei nomi che li sottoscrissero: Jorge Luis Borges,
Giorgio De Chirico, Elena Croce, W. H. Auden, i registi Bresson
e Dreyer, Augusto Del Noce, Julien Green, Jacques Maritain
(che pure era l'intellettuale prediletto di Paolo VI, colui a cui
il Papa consegnò, alla fine del Concilio, il documento agli intellettuali),
Eugenio Montale, Cristina Campo, Francois Mauriac, Salvatore
Quasimodo, Evelyn Waugh, Maria Zambrano, Elémire Zolla,
Gabriel Marcel, Salvador De Madariaga, Gianfranco Contini, Giacomo
Devoto, Giovanni Macchia, Massimo Pallottino, Ettore Paratore, Giorgio
Bassani, Mario Luzi, Guido Piovene, Andrés Segovia, Harold Acton,
Agatha Christie, Graham Greene e molti altri fino al famoso direttore
del Times, William Rees-Mogg.
Si tratta perlopiù di intellettuali laici perché il valore culturale e
spirituale dell'antica liturgia latina è un patrimonio di tutti, come lo è
la Cappella Sistina, come lo è il Gregoriano, come lo sono le grandi
cattedrali, la scultura gotica, la Basilica di San Pietro. Tanto più oggi
che tutta la nostra civiltà europea rischia drammaticamente di recidere
e rinnegare le proprie radici.
Curiosamente proprio i "cattolici progressisti", che facevano del dialogo
col mondo e con la cultura moderna la loro bandiera, non ne tennero alcun
conto e s'impuntarono per 40 anni per mantenere questa incredibile
proibizione. Un arbitrio senza precedenti. Nell'aprile 2005, alla vigilia
dell'elezione di Benedetto XVI, su Repubblica, fu uno scrittore laico, Guido
Ceronetti che scrisse una lettera aperta al nuovo papa nella quale chiedeva
"che sia tolto il sinistro bavaglio soffocatore della voce latina
della messa"."