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Il "vangelo" gnosticheggiante e pelagiano di Enzo Bianchi

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  Sujet:   Il "vangelo" gnosticheggiante e pelagiano di Enzo Bianchi  
 De: donquix...@tiscalinet.it (donquixote)
 Groupes: it.cultura.cattolica
 Organisation: TIN.IT (http://www.tin.it)
 Date: 28. Jun 2008, 22:08:21
Il Giornale
Arresto da film per salvare il don
di Alberto Vignali
Le Cinque Terre non hanno ancora dimenticato il mistero dell'omicidio
irrisolto di don Emilio Gandolfo, torturato ed ucciso una notte
di dicembre di nove anni fa nella canonica di Vernazza, e così
quando ieri si è saputo del rischio corso dal parroco di Monterosso
un incubo ha scosso i carruggi e i vicoli dei borghi.
Poteva finire veramente male per da don Franco Di Bonito, il parroco
di Monterosso al Mare delle chiesa di San Giovanni Battista.
Un prete generoso, pronto ad aiutare chi aveva bisogno, che si è
trovato davanti un uomo, armato di coltello, pronto a fargli del male,
magari ad uccidere, per avere dei soldi. Dietro quell'arma, il volto
di un giovane tunisino che don Franco aveva aiutato molte volte,
dandogli i soldi per mangiare o per comprarsi le medicine.
Don Franco ha passato una notte insonne, di travaglio, prima
di denunciare la cosa hai carabinieri. Ma un conto è porgere
l'altra guancia ed un altro permettere che un delinquente possa
agire indisturbato, armato di un coltello, rapinando chi con generosità
aiuta il prossimo. Questa è la storia che si è consumata a Monterosso,
dove il parroco ha subito una vera e propria estorsione.
Quando il sacerdote ha capito la pericolosità dell'uomo che
aveva sempre aiutato con cristiana vocazione ha chiamato i carabinieri.
I militari, con un vero e proprio blitz, lo hanno così catturato
ed arrestato tra i turisti ed i bagnanti delle Cinque Terre.
Tutto era iniziato alcune settimane fa. Il delinquente, Radila Abdsatar, 29
anni, era stato aiutato più volte dal parroco. L'uomo due o tre volte aveva
già chiesto soldi, sapendo che gli occorrevano per mangiare l'ecclesiastico
gli aveva dato, in buona fede, il denaro. Così fu per altre volte,
l'immigrato i soldi li aveva sempre ottenuti sino a quando, giovedì
scorso, è tornato alla canonica per avere altri soldi, più soldi.
Questa volta aveva raccontato che ne aveva bisogno perché
gli necessitavano cure e medicine. Anche questa volta il parroco
gli aveva dato un aiuto, prima 50 e poi 70 euro il secondo giorno.
Ma i soldi al tunisino non bastavano ancora ed ha pensato di chiederli,
o meglio prenderli, a don Franco che si era sempre dimostrato con lui,
e con tutti i poveri bisognosi di aiuto, sempre molto caritatevole.
Infatti lo straniero è tornato una terza volta alla canonica e ha
affrontato il prelato con un grosso coltello minacciandolo di morte
se non gli avesse consegnato 5.000 euro. Il parroco più sorpreso che
spaventato, non avendo la possibilità di andare in banca in quanto chiusa,
aveva detto al tunisino che glieli avrebbe dati il lunedì successivo una
volta fatto un prelievo. Il tunisino si è convinto. Ha lasciato Monterosso
dando appuntamento al sacerdote per l'indomani, con altre minacce.
A questo punto il prete si è deciso a denunciare tutto al maresciallo
Luciano Battoglia, comandante della stazione carabinieri di Monterosso
al Mare. I militari già da lunedì mattina hanno presidiato ogni angolo
attorno alla chiesa, una rete dalla quale difficilmente il tunisino,
se fosse tornato come previsto, sarebbe riuscito a sfuggire.
L'estorsore è infatti arrivato con il treno delle 12.39, ha raggiunto
la canonica per consumare l'estorsione.
Ma non sapeva che - proprio come in una puntata della fiction di Don
Matteo - che dentro alcuni armadi della sacrestia, nei confessionali, erano
nascosti i carabinieri che hanno visto e sentito tutto. È stato un attimo:
presi i soldi in banconote di grosso taglio (chiaramente segnate) il
tunisino se li è infilati sotto la maglietta ed è uscito. Ma fuori, tra i
turisti ed i bagnanti del primo pomeriggio che già affollavano le Cinque
Terre, c'erano altri carabinieri appostati. Appena il tunisino è uscito allo
scoperto lo hanno immobilizzato a terra puntandogli in volto le pistole e
disarmandolo. Qualcuno ha creduto che si trattasse di una scena di un film,
ma era tutta realtà. Il tunisino, arrestato per estorsione, è adesso
rinchiuso nel Carcere di Villa Andreino alla Spezia, scontata la convalida
dell'arresto almeno con queste prove schiaccianti.


Tempi
Per Repubblica «i nostri indiani sono gli zingari»
di Tempi
Adriano Prosperi, noto studioso di Storia della Chiesa e di vita religiosa
nell'età della Riforma e della Controriforma, ha scritto su Repubblica (16
giugno) un articolo il cui succo è ben sintetizzato dal titolo: "I nostri
indiani si chiamano zingari". Secondo Prosperi, come quei birbanti
dei cow-boy hanno strapazzato i pellerossa, così noi stiamo facendo
con rom e affini. Giovanni Belardinelli sul Corriere della Sera ha
però bollato l'analogia di Prosperi come «strumentale».

Augh! Come dice Belardinelli è arduo capire su quali basi il professor
Prosperi possa argomentare la sua comparazione. Come scrive sul Corriere:
«Quale sarebbe mai questa opinione dominante la quale chiede che tutti gli
zingari siano messi in galera ed espulsi? Davvero la maggiornanza degli
italiani chiede questo, e per tutti gli zingari (e non, semmai, per quanti
delinquono o sono clandestini?)». Dunque il paragone non regge.
A meno che Prosperi non ritenga che anche Toro seduto viveva
nella periferia della radura in una roulotte con parabola satellitare.


Segnideitempi
Lo strano Vangelo di Enzo Bianchi
di Raffaele Iannuzzi
Enzo Bianchi
[Il "priore" della comunità bisex di Bose, in questa foto ritratto
con Vattimo, filosofo relativista e gay.
Dio li fa, Belial li accoppia....
http://www.aclibergamo.it/public/home/primopiano/images/incontri6.jpg ]

ha teorizzato la «differenza cristiana». Una realtà
significativa, perché il cristianesimo come fede e la cristianità come
cultura hanno in effetti depositato i semina Verbi, che sono le pietre
angolari di una realtà «altra» da quella mondana. Ma la tematizzazione
di questa «differenza», nel discorso di Bianchi, tende a sostanziarsi di
evangelismo radicale e di eticismo solidale, senza tener conto del fatto
teologico dell'Incarnazione, da un lato, e della laicità positiva
dall'altro. Quest'ultimo elemento è stato svolto da Benedetto XVI durante
la sua visita pastorale negli Usa e, ad oggi, è il contributo più importante
per afferrare l'anima di un mondo come quello occidentale, soprattutto
anglosassone, in cui il discorso pubblico è legittimamente segnato dalla
fede e dalla religiosità, senza che ciò costituisca scandalo per
chicchessia.
Bianchi, invece, ragiona come un cristiano continentale, cioè come
un figlio del Vaticano II, il quale, a fronte di qualsiasi fenomeno di
crisi della civiltà, non riesce a far altro che calcare la mano sulla
violenza dello Stato e sulla scarsa tensione evangelica dei cristiani e
della Chiesa. E' chiaro che un test come la sicurezza fornisca pezze
d'appoggio a questa tesi. Ma si tratta di fallacie logiche ed anche
teologiche. Un recente articolo su La Stampa si presta alla disamina
di questi errori argomentativi.

     Bianchi ritorna con nettezza sulla questione della sicurezza con
un presupposto assoluto: il vero cristiano lo si vede con i clandestini.
Il che risulta già discutibile.
Perché non lo si dovrebbe vedere, ad esempio,
nell'obbedienza al Magistero?
Oppure nella carità fraterna ai più vicini, come San Paolo
e Sant'Agostino prescrivevano fermamente?
Ma quella di Bianchi è un'impostazione ideologica, che pretende
di avere già saldamente in mano la chiave di comprensione
della realtà storica nel suo complesso. Anzi, anche della realtà
religiosa, del fatto religioso nel suo complesso.
A partire da questa premessa fallace, Bianchi tira le solite, scontate
conclusioni: la società sbaglia a chiedere più sicurezza allo Stato,
perché non capisce che la vita del clandestino e dell'immigrato
in generale è lo specchio della sua etica religiosa. Sono le «emergenze»
a verificare lo stato di salute di una società e questa particolare
emergenza fa invece intravedere - osserva il priore di Bose -
una crisi profonda del tessuto etico e religioso.
Dunque, la società e, ancor più radicalmente, i cristiani
o i sedicenti cristiani che vivono in essa sono gli imputati,
mentre chi delinque, i rom che delinquono, i romeni che compiono
delitti, i delinquenti clandestini non sono neppure menzionati,
dissolti nella venerata macro-categoria dell'«altro».
Una categoria che favorisce l'equivoco ideologico.

In sostanza, l'imperativo categorico del cristiano "perfetto"
suonerebbe così: «Tu devi aiutare il clandestino, costi quello
che costi, sopportando tutto, anche quando ciò è di nocumento
alla società e perfino alla tua famiglia».
E devi farlo perché così ha prescritto il Vangelo di Bianchi,
il Vangelo della «differenza cristiana».
Un Vangelo senza intelligenza storica e, dunque, disincarnato,
gnosticheggiante e pelagiano, fatto di élites che indirizzano
il popolo «ignorante» (posizione tipicamente gnostica) e di azioni
senza il sostegno del Magistero, della fede tradizionale, tutto
muscoli solo per la "solidarietà".
L'"altro" mi tiene in ostaggio, come teorizzò Lévinas, rovesciando
appunto la logica evangelica e negando alla radice il primato
dell'Incarnazione.
L'equivoco domina in questo schema di lettura, come quando si intende
criticare, senza nominarlo, il cardinale Biffi, reo di aver proposto,
alcuni anni fa, un provvedimento di grande saggezza, vale a dire
un'immigrazione che favorisse i paesi di tradizione cristiana.
Ebbene, Bianchi ridicolizza il buon senso di Biffi, sostenendo
che i rom e i romeni sono cristiani, ma oggi avversati, nonostante
le loro radici religiose.
Sbagliato.
I rom sono un'etnia in primo luogo solo parzialmente cristiana,
legata a vari culti ed anche a residui pagani, i romeni sono sradicati
e spesso tutt'altro che religiosi, certamente non legati in blocco alla
tradizione cristiana.
E così, per l'ennesima volta, si finge di non vedere la realtà criminale
e criminogena presente massicciamente in queste comunità.
Sono dati di fatto, che il sindaco di Salerno De Luca, fra gli altri,
dunque non un pericoloso xenofobo, ha sottolineato con chiarezza adamantina.
Tutto qua.
E' il principio della realtà o il ritorno alla realtà. Sempre per la nota
ragione: il Verbo si è fatto carne.
Carne, non carta.


Libero
IN VITO
Antonio Socci
Vito Mancuso, definito "teologo cattolico"[in odore di eresia...]
è andato al programma di Lord Corrado Augias che era, come al solito,
"perfetto nel suo vestito sartoriale".
Sostiene Aldo Grasso (Corriere della sera, 8/6) che a un certo punto di
quella puntata Umberto Galimberti ha sentenziato che "dentro di noi s'agita
un ospite inquieto: il nichilismo" e Lord Augias ha fatto notare che Mancuso
aveva "una giacca sbagliata" e "c'è un bottone che lo stringe".
C'informa Grasso che allora Lord Augias ha fatto "sbottonare
in diretta il teologo" che, timido e imbarazzato, alla fine di una
così alta prestazione teologica si è fatto sfuggire "una frase elogiativa,
tipo 'complimenti per la trasmissione!' ".
Conclude Grasso: "studiare tutta la vita teologia per poi dire 'complimenti
per la trasmissione' significa che qualcosa non quadra". Ma c'è di peggio
per i circoli che contano: andare ospite nella sartoria di Lord Augias
con la giacca sbagliata.
Un'eresia.

http://www.la7.it/img/video/320X240/6198.jpg

Papanews
Il richiamo di Fides ai sacerdoti 'no global':
"La bandiera arcobaleno è new age, non va usata"
CITTA' DEL VATICANO -
La bandiera arcobaleno piu' che simbolo della pace lo e'
della New age e del sincretismo. Lo afferma l'agenzia Fides,
in barba a chi vuole l'origine della bandiera nel racconto biblico
del dopo-diluvio universale.
Fides si chiede poi ''come mai uomini di Chiesa, laici o chierici
che siano, hanno per tutti questi anni ostentato la bandiera
arcobaleno e non la croce, come simbolo di pace''.
[Come il famigerato e arlecchinesco Zanotelli
http://www.unavoce-ve.it/zanotelli-01.jpg

o l'ineffabile e rifondarolo Gallo

http://www.rifondazionecomunistalaspezia.it/comunicazione/img/don_gallo.JPG]

''Questi uomini e donne di chiesa sanno qual e' l'origine della bandiera
della pace? Molti probabilmente no.
Altri, pur sapendo non se ne preoccupano piu' di tanto.
Altri ancora hanno trovato in questo simbolo la rievocazione
dell'episodio biblico del diluvio universale''.
Secondo Fides ''le origini della bandiera della pace vanno
ricercate nelle teorie teosofiche nate alla fine dell'800'', in quel
''sistema di pensiero che tende alla conoscenza intuitiva del divino''.
Alla teosofia si ricollega la New Age. L'agenzia vaticana asserisce
poi che la bandiera arcobaleno si presenta come il ''simbolo piu' adatto a
rappresentare una idea, oggi molto in voga, secondo la quale non ci sarebbe
alcuna verita' assoluta: tutte le opinioni hanno la medesima dignita'''.
Contro Aldo Capitini
http://www.aldocapitini.it/immagini/cap2.jpg

 - il fondatore del Movimento nonviolento che per primo isso'
in Italia il vessillo arcobaleno nella prima marcia per
la pace Perugia-Assisi del 1961 - e contro la prassi delle associazioni
non violente, dagli anni Cinquanta ad oggi, Fides sentenzia che la bandiera
e' ''una sintesi per rappresentare il sincretismo'', lontano anni luce
dal messaggio cristiano.


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01.01.
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