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Ecumaniaci-Contro ecumenismi avventurosi, dialoghi sconsiderati, perdonismi deleteri, accoglienze e solidarietà sventate

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  Sujet:   Ecumaniaci-Contro ecumenismi avventurosi, dialoghi sconsiderati, perdonismi deleteri, accoglienze e solidarietà sventate  
 De: donquix...@tiscalinet.it (donquixote)
 Groupes: it.cultura.cattolica
 Organisation: TIN.IT (http://www.tin.it)
 Date: 28. Jun 2008, 22:06:59
Tempi
Il cattolico di Bush
Padre Neuhaus spiega i motivi che stanno trasformando gli Usa
in un paese papista
di Roberto Persico
Padre Richard Neuhaus è uno dei personaggi più popolari, e più criticati,
nel mondo religioso nordamericano. Nato in Canada, figlio di un pastore
luterano e pastore a sua volta, nel 1990 è stato accolto dal cardinale
O'Connor nella Chiesa cattolica.
Negli ultimi tempi la Chiesa cattolica del nuovo mondo ha ricevuto
duecentomila convertiti all'anno, che decidono di compiere il passo
nonostante l'ostruzione dei tanti preti e suore "maniaci dell'ecumenismo"
("ecumaniaci" li definisce lui) che cercano
con ogni mezzo di rimandarli alle chiese di provenienza.
E scopriamo anche che le voci dei cattolici a favore dell'aborto, del
sacerdozio femminile e simili, così rumorose sui media, sono in realtà
sparuta minoranza.
Insomma, quella di Neuhaus è una storia personale che può illuminare
un lato tanto determinante quanto sconosciuto o frainteso dell'anima
della più importante nazione del mondo. Specie oggi che qualcuno
non esita a ipotizzare addirittura un possibile avvicinamento
di Bush alla fede cattolica.
Padre Neuhaus, in uno dei passaggi del libro scrive di un gruppo di
"autentici interpreti" del Concilio Vaticano II che aveva lanciato la
raccolta di un milione di firme a sostegno delle proprie proposte, ma in due
anni ne aveva racimolate in tutto 34 mila. La Chiesa cattolica americana
potrà mai mostrare il suo vero volto oppure questa minoranza "critica"
continuerà ad essere promossa come la "vera" Chiesa?
I sostenitori della Chiesa "postconciliare" non sgombreranno il campo tanto
facilmente. Tuttavia il cardinale di Chicago Francis George ha affermato di
recente che «il progetto di un "cattolicesimo liberal" si è esaurito». Ha
ragione, nel senso che quelli che si erano messi contro la tradizione, e
specialmente contro il Magistero, ormai sanno di non essere il futuro della
Chiesa.

Lei racconta di centinaia di migliaia di conversioni nonostante i tanti
cattolici "ecumaniaci". Ma se la Chiesa fa così poco per guadagnare nuovi
fedeli, perché tanta gente è spinta alla soglia di Pietro?

Credo che la verità abbia la sua forza di gravità nell'attirare gente in
cerca di una sintesi convincente di fede e ragione. Inoltre, se è vero che
i cattolici non sono sfavillanti nella loro opera di evangelizzazione, la
maggior parte dei fedeli sono attivamente impegnati, anche se a volte solo
con la preghiera, perché determinate persone entrino in piena comunione
con la Chiesa. Anche l'esempio di numerosi accademici e intellettuali ha
una grande influenza. Un itinerario tipico parte dal retroterra di una delle
tante denominazioni protestanti, arriva poi a una tradizione con una più
forte dimensione liturgica, come la luterana o l'anglicana, e approda infine
al cattolicesimo, come una sorta di post-laurea della carriera scolastica
cristiana.

Lei presta molta attenzione all'enciclica Humanae vitae, e il Papa ha appena
riaffermato la sua importanza. Pensa che stia arrivando il tempo in cui i
cattolici possono riscoprirne il valore profetico?

Sì, è il quarantesimo anniversario della Humanae vitae e una quantità
sorprendente di persone dicono che è stata "profetica". Nel prossimo
numero di First things (il mensile diretto da Neuhaus, ndr) ci sarà
un lungo articolo di Mary Eberstadt, anche lei un'importante convertita
al cattolicesimo, che offre un'ampia rassegna di queste posizioni.
Le devastazioni prodotte dall'aborto, dal fallimento dei matrimoni
e dalla divisione delle famiglie testimoniano la saggezza dell'Humanae
vitae...

L'Osservatore romano
La commedia umana (e divina) di un italiano cardinale
di Inos biffi
              Giunto alla soglia degli ottant'anni - che, secondo il salmo,
Dio concede ai più robusti - il cardinale Giacomo Biffi si è risolto a
pubblicare le sue Memorie e digressioni (Memorie e digressioni di un
italiano cardinale, Siena, 2007, Edizioni Cantagalli, 640 pagine, 23,90
euro).
Ed è stata una scelta felice, pur non avendo avuto una vita avventurosa
come Casanova, né conosciuto la prigione come Silvio Pellico
o i tormenti di una conversione dopo una stagione di vita "eretica
e scioperata".
  Nel cammino che esse evocano e descrivono, egli dice, "tutto è
"piccolo"" e "tutto è normale"; i suoi avvenimenti si svolgono senza
drammi e senza clamori; e tuttavia la trama, che si intreccia in questo
ordito segnato dalla piccolezza e dalla normalità, non è né piccola
né "normale", anche perché, in realtà, con gli avvenimenti piccoli,
altri vi si collegano di molto grandi.
              In ogni caso, queste Memorie trasmettono una sapienza
cristiana e pastorale che oltrepassa gli eventi della biografia, con i suoi
tempi e i suoi luoghi particolari, e che ne fa uno dei libri ecclesiali più
illuminati e più belli del nostro tempo.
              La loro lettura sarebbe una grazia per quanti si dedicano alla
teologia, intesa non come l'ultima fantasiosa trovata di un "teologo", ma
come l'intelligenza della fede che riemerge ogni volta dal Credo vissuto
della Chiesa; lo sarebbe per i pastori d'anime, che vogliano unire
tradizione e rinnovamento, e disporre di un assennato criterio per la
valutazione degli eventi ecclesiali; poi, per i laici cristiani, disposti a
capire che la loro missione non è quella di concorrere con la gerarchia
nell'intento di ottenere più potere nella Chiesa[come vorrebbero i cattolici
"adulti"....]
              Ma, aggiungerei, la lettura di queste Memorie di un italiano
cardinale sarebbe una fortuna anche per i non credenti non prevenuti
o non prigionieri di ideologie:  vi troverebbero un'obiettiva ricostruzione
e analisi della stessa storia civile, che con i suoi tanti fatti
politico-sociali e culturali, nei non brevi anni delle Memorie,
si è collegata con la storia religiosa, che Biffi accompagna con
apprezzamenti che si distinguono per la loro puntualità e ponderatezza,
e sono fedeli al principio di sant'Ambrogio, citato espressamente, e cioè
che "per un vescovo nulla è tanto rischioso davanti a Dio e vergognoso
davanti agli uomini, quanto non proclamare liberamente il proprio pensiero"
(Epistole, 74, 2).
              Per questa ragione, le valutazioni sono sempre chiare
e franche, ora non prive di arguzia e di vivace brio, ora amare
e rattristate, e, se occorre, anche mordaci; comunque in nessun
caso preoccupate di essere politicamente corrette....
La narrazione, e viene in mente proprio il romanzo popolare de
I Promessi Sposi, si avvia dalla "piccola umanità". Vi ripassano
l'ambiente della popolare via Frisi, dove Giacomo Biffi ha vissuto
la sua gioventù, con le sue botteghe; l'"umile e semplice casa di
ringhiera", dagli spazi angusti; i laboriosi genitori, dalla vita semplice
e dignitosa e dall'"amore vero, fattivo, poco complimentoso",
che non mancava di unire "scapaccioni e olio di fegato di merluzzo";
e l'oratorio, la "piccola patria", o anche la sua "casa", che con la sua
"gente senza fama e senza importanza", i suoi programmi densi
ed esigenti e le sue multiformi invenzioni pedagogiche tanto conferì
alla sua formazione cristiana.
         Tanti preziosi particolari sarebbero da ricordare di quel
tempo: chissà se esista ancora un ambrosiano a ritrovarvi la vita e
l'elogio di una Chiesa splendida, con le sue vive tradizioni e con i suoi
oratori, dove la fede giovanile trovava risorse educative per la sua
formazione.
              Abbiamo parlato di giudizi, che in varia forma intervengono
abitualmente nella prosa di Biffi. Eccone uno:  "Un parroco che affidasse
a un musulmano un ministero attivo entro la liturgia cattolica o chiamasse
un ateo a infliggere, magari addirittura nella chiesa cattedrale,
all'incolpevole popolo di Dio un discorso secondo le proprie personali
convinzioni [come hanno fatto prima Martini, e poi Tettamanzi.....]
non sarebbe un "pastore aperto":  sarebbe un pastore che non ha
alcuna misericordia né per il gregge, né per la verità di Dio
che ci è stata donata".
              Sarebbe lavoro intelligente e utile raccoglierle in un
mannello e meditarle:  offrirebbero un criterio per un vero discernimento,
che intorno non sembra sovrabbondare....
            Dopo Venegono, le Memorie ricordano l'impegno parrocchiale
a Legnano prima e poi a Milano. Erano gli anni del Vaticano II, riguardo
al quale non mancarono alcune sue perplessità.
Per esempio: non condivideva la riprovazione dei "profeti di sventura",
dal momento che tali erano stati i profeti veri; né la sentenza che bisogna
guardare più a quello che unisce che non a quello che divide: un principio
[pure di derivazione massonica....] che sarebbe deleterio nell'ecumenismo,
dove a importare è solo ciò che è vero e ciò che è falso; né l'intenzione
conciliare, pastorale e non dogmatica, quasi che, per esempio, il concilio
di Nicea non sia stato anche pastorale.
              In una età ecclesiale in cui non fa problema soffermarsi sui
difetti di Gesù Cristo, occorreva coraggio a rilevare i limiti del concilio
e del post-concilio.
              Quegli anni di parrocchia furono anche "anni inquieti" per le
varie contestazioni:  in quel marasma Biffi mantenne la mente critica e
sveglia, e, per buona sorte, continuarono sia l'insegnamento sia la
produzione teologica, la  quale  non  cessò mai. Risale ad allora Il quinto
Vangelo, che ebbe notevole fortuna, anche se inizialmente frainteso....
[Non tutti erano in gradi di apprezzarne l'ironia, il sarcasmo e la
provocatorietà nei confronti dei luoghi comuni del progressimo allora
imperante.....
http://utenti.lycos.it/armeria/Vevangelo.htm ]

              Di questi anni non va, però, dimenticato Contro maestro
Ciliegia, un libro che suscitò interessanti dispute, e che curiosamente, ma
profondamente, legge le avventure di Pinocchio in prospettiva teologica,
senza però che i teologi di professione se ne siano accorti per consentire
o dissentire.
              Seguono infine le lunghe Memorie dell'"avventura bolognese dal
1984", cioè di un incarico non solo non ambìto, ma assunto, come raramente
avviene, come sacrificio, anche se forse non tanto per virtù, ma per quella
pigrizia che egli ripetutamente si riconosce, e che si trasforma in un vizio
almeno vantaggioso per la virtù, com'era stato, per esempio, lo scetticismo
tanto proficuo al cardinale Colombo.
              Furono anni di governo avveduto, di equilibrata operosità
senza clamori, di meditato e insieme coraggioso magistero, indisposto
a lasciarsi allineare, critico verso ecumenismi avventurosi, dialoghi
sconsiderati, perdonismi deleteri, accoglienze e solidarietà sventate.
              I vari interventi di magistero consistettero soprattutto in
concrete note pastorali, che concorsero a formare quel Liber Pastoralis
Bononiensis, che è una luminosa summa e un gioiello di dottrina di
orientamenti pratici, che difficilmente perderà il suo valore.
                Delle molte e luminose pubblicazioni che in quel periodo
videro la luce - ma altre appariranno durante il "buon ritiro" - possiamo
menzionare:  La bella, la bestia e il cavaliere, Approccio al
cristocentrismo, Liberti di Cristo, La Sposa chiacchierata, il Canto
nuziale, dove una volta ancora a primeggiare erano la figura di Cristo e la
figura della Chiesa, contemplata nella sua santità e ammirata nella sua
bellezza: fatto raro in un tempo in cui imperversava la denigrazione della
Chiesa, e all'articolo tradizionale del Simbolo di fede: "Credo la Chiesa
santa" si veniva sostituendo quello che professa la "Chiesa peccatrice".
              Un tesoro di assennatezza umana e di spirito cristiano è
dunque contenuto in queste Memorie, trasmesso, starei per dire,
nella forma di un "romanzo" o di una "commedia" umana e cristiana,
fatta normalmente di modesta consuetudine, talora di eroismi, spesso
di meschinità, tutte disposte, però, nell'orizzonte di Colui che sta
alla destra del Padre, a intercedere misericordiosamente, della cui
presenza è tutto intriso il libro.
              Ma non trascuriamo, al termine delle Memorie, il ricordo e
l'encomio della Sandra, la domestica che per decenni fu al servizio di
Giacomo Biffi, la cui teologia ortodossa e per qualche aspetto piuttosto
singolare, fu rievocata durante gli Esercizi Spirituali in Vaticano,
giungendo a incuriosire e a divertire Benedetto XVI:  il cardinale ne elogia
la fede semplice, operosa e illuminata, con cui - in un tempo di diffusa
dissennatezza ecclesiale - soprattutto sapeva vedere e stimare il ministero
sacerdotale e la sua missione. Del resto, i misteri del regno Gesù non li ha
promessi ai teologi avventurieri, ma ai piccoli, e la Sandra fu tra questi.

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/07/Giacomo_Biffi.jpg

http://www.bologna.chiesacattolica.it/12porte/puntate/2007/2007_02_08/08.jpg


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