Il recupero della Cristianità e la vendetta cristiana contro l'Europa senza Dio
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Sujet: Il recupero della Cristianità e la vendetta cristiana contro l'Europa senza Dio
De: donquix...@tiscalinet.it (donquixote)
Groupes: it.cultura.cattolica
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Date: 28. Jun 2008, 22:07:36
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Ag. Corrispondenza Romana n. 1047 del 21 giugno 2008
di Roberto de Mattei
Il no dell'Irlanda al nuovo progetto di Unione Europea (53,4%
contro il 46,6%) ha un eloquente significato, che va considerato
in tutti i suoi aspetti.
C'è chi afferma che 4 milioni di irlandesi, meno dell'1 per cento della
popolazione del continente, non possono bloccare la volontà di 497 milioni
di cittadini europei. La verità è però un'altra, sottolineata dal Presidente
ceco Vaclav Haus: i politici europei hanno permesso ai cittadini di
esprimere la loro opinione in un solo Paese in Europa, e in questo Paese
sono stati bruscamente contraddetti.
I pianificatori dell'Europa unita, consapevoli del fatto che qualsiasi
trattato europeo sarebbe stato rigettato dagli elettori, hanno deciso di
evitare di sottoporglielo. Anziché interpellare direttamente l'opinione
pubblica, ventisei Stati membri dell'Unione hanno scelto di approvare
il Trattato in Parlamento (diciotto Paesi lo hanno già ratificato).
L'Irlanda è l'unico Paese ad avere indetto un referendum, perché
a ciò era obbligata da una sua recente legge.
Ma il referendum irlandese ha confermato lo iato
esistente tra "Europa reale" e "Europa legale".
Ogni qual volta i cittadini europei sono chiamati alle urne per esprimere
il loro giudizio sulle istituzioni comunitarie, le rifiutano con decisione.
È accaduto con i referendum del maggio-giugno 2005 in Francia
e in Olanda, e si è ripetuto il 13 giugno in Irlanda. «Gli elettori europei
- ha scritto Fausto Carioti su "Libero" (14 giugno 2008) - si dividono
in due categorie: quelli che hanno bocciato i trattati europei e quelli
ai quali è stata negata la possibilità di bocciarli».
Quanto è accaduto offre un'importante conferma del fatto che niente è
irreversibile nella storia, se esiste una ferma volontà di resistenza.
In Irlanda, come già era accaduto in Francia e in Olanda, l'intero
establishment si è schierato per l'approvazione del Trattato: i due
principali partiti, quello al Governo, e l'opposizione di Sinistra; i
sindacati e gli industriali; tutti gli organi di informazione. Eppure una
attiva minoranza, guidata da vivaci associazioni come la Irish Society for
Christian Civilisation, è riuscita a dar voce all'opinione pubblica,
inceppando il meccanismo, montato dai tecno-burocrati e mutando così
il corso della storia europea.
Va aggiunto che la principale ragione per cui il nuovo progetto europeo è
stato rifiutato è dovuta ai suoi contenuti palesi, e non ai suoi aspetti
criptici e farraginosi. Lo ha visto bene il senatore Marcello Pera che ha
sottolineato come il no irlandese al Trattato è «l'inevitabile reazione alla
cancellazione delle radici cristiane dalla Costituzione e alle
eurodirettive, prive di legittimazione democratica, che stravolgono le
legislazioni nazionali sui temi bioetici (.). I cattolici irlandesi si sono
ribellati ad un'Europa che nella Costituzione mette al bando Dio per
orientare verso l'anarchia del relativismo le legislazione nazionali sui
temi eticamente sensibili (adozioni ai gay, eutanasia, aborto, "provetta
selvaggia")» ("La Stampa, 14 giugno 2008).
Nel Trattato di Lisbona assume forza giuridica obbligatoria la Carta dei
Diritti fondamentali, varata nel dicembre 2000 a Nizza, che costituisce il
cuore della nuova costruzione europea. Nella Carta di Nizza, condannata da
Giovanni Paolo II pochi giorni dopo la sua promulgazione, non c'è solo il
rinnegamento formale delle radici cristiane dell'Europa.
Nell'articolo 21, per la prima volta in un documento giuridico
internazionale, l'"orientamento sessuale" è riconosciuto come fondamento
di non-discriminazione, mentre due altri articoli del nuovo Trattato sul
funzionamento dell'UE, il 10 e il 19, ribadiscono lo stesso principio.
Questi articoli traducono in termini giuridici la cosiddetta teoria del
gender, che distingue il sesso fisico-biologico dalla tendenza sessuale o
"identità di genere". La sessualità, in questo modo, diventa non un dato di
natura, ma una scelta "culturale", puramente soggettiva. L'art. 9 della
Carta dei Diritti di Nizza dissocia inoltre il concetto di famiglia da
quello di matrimonio tra un uomo e una donna, aprendo la porta alle unioni
omosessuali e alle adozioni di bambini da parte delle coppie "gay".
La Carta conferisce inoltre ai cittadini la possibilità di ricorrere contro
le legislazioni nazionali, con il rischio di creare un meccanismo per cui,
attraverso i ricorsi dei cittadini e le sentenze della Corte di Giustizia
europea a cui essi adiscono, si arrivi a determinare una giurisprudenza
comunitaria che esautori le legislazioni nazionali. I singoli possono
tutelare i diritti loro garantiti dal Trattato appellandosi alla Corte di
Giustizia, le cui sentenze si applicano direttamente all'interno degli Stati
membri. La sovranità degli Stati sarebbe progressivamente liquidata a colpi
di sentenze dei Tribunali europei.
Se il Trattato di Maastricht, con l'introduzione dell'euro, ha voluto dare
all'Europa una costituzione economica, con il Trattato di Lisbona, stiamo
passando non ad una costituzione politica, ma ad una costituzione giuridica,
fondata sui nuovi diritti postmoderni, diametralmente opposti ai "principi
non negoziabili" a cui tanto spesso si è richiamato Benedetto XVI.
Corrispondenza Romana n. 1047 del 21 giugno 2008
L'intervista al sen. Pera sul no dell'Irlanda al Trattato di Lisbona
Riportiamo di seguito il testo integrale dell'intervista rilasciata dal sen.
Marcello Pera a "La Stampa" del 14 giugno 2008 sulla bocciatura del
referendum irlandese sul Trattato Europeo
«È la vendetta cristiana, la storica risposta dei credenti all'Europa
senza Dio».
Il no irlandese al trattato di Lisbona è «l'inevitabile reazione alla
cancellazione delle radici cristiane dalla Costituzione e alle
eurodirettive, prive di legittimazione democratica, che stravolgono
le legislazioni nazionali sui temi bioetici», attacca il senatore teocon
del Pdl, Marcello Pera.
«Questa UE è morta perché stata abbandonata dai popoli
e ora solo Benedetto XVI può dare un'identità al vecchio
continente - sostiene l'ex Presidente del Senato e co-autore
del libro papale Senza radici: Europa, relativismo, cristianesimo,
Islam - Il cattolicissimo popolo d'Irlanda ha avvertito l'estraneità
di un'Europa burocratica e astratta che nega duemila anni
di cristianesimo».
Perché la cattolica Irlanda affossa l'UE?
«Siamo di fronte al suicidio di una Costituzione troppo lontana dai popoli e
dalle società europee. Sta crollando un'architettura barocca con espressioni
bizantine indecifrabili per gli stessi parlamentari e ignote ai cittadini. È
l'ineluttabile implosione di un mostro gigantesco e privo di significato che
impone restrizioni, rispetto di patti, vincoli, parametri astrusi ma poi
lascia soli i Governi sulla sicurezza e l'integrazione. I cattolici
irlandesi si sono ribellati ad un'Europa che nella Costituzione mette al
bando Dio per orientare verso l'anarchia del relativismo le legislazione
nazionali sui temi eticamente sensibili (adozioni ai gay, eutanasia, aborto,
"provetta selvaggia")»
Una rivolta cristiana ai "senza Dio" di Bruxelles e Strasburgo?
«La legislazione bioetica in Paesi cattolici come l'Irlanda e l'Italia viene
importata dall'Europa e sfugge al controllo democratico. Delle corti europee
che decidono della nostra vita nessuno sa nulla, non hanno rapporto con la
popolazione. Sono organismi di giustizia che legiferano in modo troppo
autonomo sulla base di testi ignoti e le loro decisioni piombano sulle
nostre teste. Ormai sono il cavallo di Troia per introdurre all'interno
degli Stati la gran parte della legislazione bioetica. Dell'Europarlamento
nessuno conosce la funzione. È eletto ma non è terreno di scontro politico,
non è niente. L'intera UE è una costruzione complicata, remota, ostile che
incombe sulla gente scegliendo tutto sulla vita umana dal concepimento alla
fine naturale. E poi non riesce a proteggermi dal vicino di casa».
È colpa della "cacciata" di Dio dalla Costituzione?
«Sì. Il giorno infausto in cui ha deciso programmaticamente di eliminare
Dio, l'Europa si è condannata all'inesistenza, cioè ad essere priva di un
popolo, di una storia, di un'identità europei. Senza Dio l'Europa non si
unifica. Lo hanno ben capito gli irlandesi, tradizionalmente attenti alle
leggi e gelosi della loro insularità. Oggi sprofonda un'Europa atea, nemica
che esibisce il volto minaccioso di veti inconcepibili, impone medicine
amare, pretende di azzerare i valori non negoziabili. Adesso l'ipocrisia è
finita: l'UE ha fallito. Anche in Italia serve il coraggio di dire
"no,basta" e ricominciare da un'altra parte».
Da dove?
«Dai temi etici posti da Benedetto XVI, l'unico grande leader di statura e
livello europei. Solo Papa Ratzinger può unificare l'Europa. In assenza di
un'adeguata classe politica, Benedetto XVI è diventato il vero punto di
riferimento dei popoli e l'autentico artefice dell'identità europea. In
Irlanda e altrove la gente segue lui. Da Benedetto XVI i cittadini europei
traggono identità, dai politici il nulla. Per questo seguono il Papa e
affossano l'UE. L'Unione ce l'ha con la Chiesa (e con coloro che su
questioni come l'omofobia e il riconoscimento giuridico delle coppie di
fatto ne condividono la posizione) perché è la punta avanzata del laicismo
europeo. È sull'odio contro la Chiesa e l'apostasia del cristianesimo che
oggi si basa l'Europa».
Corrispondenza Romana n1045/01 del 7 giugno 2008
Sul tema Post-Christian Europe and Resurgent Islam (L'Europa
post-cristiana e l'Islam che rinasce), si sono svolti dal 30 maggio
al 1 giugno tre giorni di dibattito nello splendido scenario
del Castello di Neuwaldegg a Vienna.
Una delle prime questioni affrontate è stata la definizione dell'Europa:
essa si riduce a un'entità politica (Unione Europea) che deve essere intesa
innanzitutto come una civiltà, includente non solo il Vecchio Continente ma
anche il Nuovo Mondo? La Turchia fa parte dell'Europa? E quali sono le
relazioni tra l'Europa e i trenta milioni di musulmani che vivono in essa?
L'immigrazione di popolazioni provenienti da Paesi islamici è stato
un punto centrale del dibattito durato tre giorni.
Molti tra i relatori hanno poi richiamato l'attenzione sull'ambiguità e la
contraddizione del multi-culturalismo. C'è uno stretto legame tra
multi-culturalismo e il relativismo post-moderno, che ha la sua espressione
ultima nel secolarismo radicale. Il relativismo ha la sua dottrina e i suoi
profeti, ma esso è anche un'abitudine ed un fatto pratico. Tra i principali
centri di diffusione di questa ideologia c'è l'Unione Europea, che è stata
oggetto di numerose critiche da parte degli oratori. Il messaggio principale
del Congresso è stato che il pericolo reale oggi non è l'Islam, ma il vuoto
spirituale dell'Europa. Non tanto lo "scontro di civiltà" quanto il collasso
della civiltà occidentale di fronte alla minaccia islamica.
La conversazione conclusiva tra Padre Neuhaus e Marcello Pera sul tema
Clothing Europe's Naked Public Square, ha ribadito il messaggio di molti
speakers: il ritorno all'identità e alle radici cristiane del continente
rappresenta l'unica via di salvezza di fronte al rinascente islamismo.
Parlando delle responsabilità della Chiesa, Padre Neuhaus ha affermato che
per «riempire le pubbliche piazze» bisogna riproporre Cristo come la nostra
unica salvezza. Il recupero della Cristianità richiede la presenza di veri
cristiani che vivano integralmente la loro fede seguendo l'appello di
Benedetto XVI ai cattolici americani durante la sua visita dello scorso
aprile negli Stati Uniti.
Vienna Forum 2008, l'intervento del prof. de Mattei
Riportiamo il testo dell'intervento svolto il 1 giugno dal prof. Roberto de
Mattei al Vienna Forum 2008
Senza radici, il titolo del libro scritto nel 2004 dall'allora cardinale
Ratzinger e dall'allora Presidente del Senato italiano Marcello Pera, è la
formula che meglio riassume la situazione dell'Europa attuale. Che cosa
significa essere senza radici?
Senza radici sono i giovani europei di oggi, immersi nella "modernità
liquida" di cui parla il sociologo Zygmunt Baumann ; una modernità, o
postmodernità, liquida che dissolve ogni verità e ogni certezza.
Vivono all'insegna del mondo presente, in famiglie generalmente
sfasciate, incapaci di trasmettere loro valori.
Il serbatoio per eccellenza dei valori tradizionali è la famiglia. Esiste un
nesso inscindibile tra la crisi della famiglia e l'eclissi dei valori
tradizionali. La trasmissione dei valori è diacronica, avviene lungo il
tempo, da una generazione all'altra. In questa trascrizione di valori, i
nonni svolgevano un ruolo fondamentale. Essi rappresentavano, all'interno
della famiglia, il momento dell'esperienza e della conservazione, mentre i
giovani rappresentavano la novità, il progresso.
Oggi viviamo in una società che è caratterizzata dall'aumento del numero
degli anziani, ma dalla perdita del loro ruolo di cinghia di trasmissione
tra passato e avvenire. Il risultato è che i giovani di oggi non conoscono
nulla del passato e del valore del passato: vivono nell'effimero, immersi
nella società liquida; incapaci di ricevere e di trasmettere, disancorati
dalla tradizione. Sono senza radici, perché hanno reciso il rapporto vitale
che lega ogni uomo alla propria identità, alla propria cultura alla propria
tradizione.
Ma senza radici non sono solo gli europei, sono anche gli immigrati di
seconda e terza generazione, di provenienza extra-europea, che vivono nelle
periferie e nei ghetti urbani delle grandi città. Essi perdono il legame con
le proprie radici, ma, pur diventando cittadini europei a tutti gli effetti,
non si integrano nella società occidentale, verso cui accumulano anzi odio e
frustrazione. I casseurs, come li chiamano i francesi sono un'espressione
radicale di questa violenza e di questo nichilismo.
C'è però una differenza di fondo tra gli sradicati, di origine europea, e
gli sradicati, di origine extra-europea. Mentre gli sradicati europei sono
del tutto insensibili al richiamo delle loro radici cristiane, gli immigrati
sono ancora sensibili al richiamo della religione dei loro padri. La forza
di questo richiamo religioso dell'Islam è dovuta al multiculturalismo
dominante in Europa.
La tendenza multiculturale della società europea favorisce la creazione di
comunità che rifiutano l'integrazione. Il multiculturalismo crea un forte
nesso tra l'appartenenza etnica e quella culturale e porta ad una
moltitudine di "ghetti" etnoculturali".
La creazione di queste società parallele e conflittuali è favorita dal fatto
che nell'Islam l'identità non è personale, ma collettiva e il richiamo
dell'Umma, la comunità religiosa islamica, conserva tutta la sua presa
sulla psicologia fragile degli sradicati.
Secondo un'indagine condotta dal Pew Research Center, gli immigrati si
preoccupano di lavoro e di famiglia più che di religione, ma tutti si
considerano prima musulmani e poi belgi, tedeschi, o francesi.
Gli immigrati della seconda o terza generazione, pur non essendo musulmani
praticanti, costituiscono la massa di manovra degli interessi islamici in
Europa. Nella dottrina islamica, Jihad ed Egira sono due concetti
complementari, come spiega Bassam Tibi. Egira significa migrazione e
racchiude in sé il dovere di diffondere l'Islam. La dottrina dell'Egira
equivale a una espansione in Europa del Dar al-Islam e coincide con quello
che Bat-e-Yor definisce il soft-jihad, diverso dall'hard-jihad islamico.
Il soft-jihad non è meno pericoloso dell'hard-jihad. Io ho avuto occasione
di distinguere, tra un islamismo gramscista e un islamismo leninista.
L'islamismo leninista è quello dei musulmani che vogliono
conquistare l'Europa attraverso gli strumenti della guerra
e del terrorismo. L'islamismo gramsciano è quello dei musulmani
"moderati", che vogliono giungere alla conquista dell'Europa
con la prevalenza demografica, con l'islamizzazione degli
spazi sociali e con l'introduzione del diritto islamico nelle
istituzioni occidentali.
Se il leninismo islamico è quello di Osama Bin Laden,
l'islamo-grasmscismo è ben rappresentato dall'azione
dei Fratelli Musulmani e di personaggi come Tariq Ramadan.
La dottrina religiosa dell'Egira e l'etnicizzazione dell'Islam, causata dal
multiculturalismo, offrono una miscela esplosiva nelle mani degli sradicati
di seconda e di terza generazione, aprendo serie prospettive di guerra
civile in Europa. Le rivolte nelle banlieux francesi prefigurano questo
scenario.
Qual è la soluzione del problema? Non ce ne è altra diversa dal ritorno
all'identità e alle radici del nostro continente. Il principale nemico
che abbiamo di fronte non è l'Islam, ma il relativismo, che all'Islam
prepara la strada. Il relativismo che ci minaccia, prima di essere
un'ideologia, oggi è costume, mentalità, fatto pratico; è relativismo
"vissuto" e "diffuso", respirato nell'aria, assorbito dalle mode
e dal linguaggio politicamente corretto.
Questo relativismo non si diffonde però nell'atmosfera in maniera naturale,
non scorre come un fiume che sgorga da una sorgente naturale, ha i suoi
laboratori ideologici e i suoi centri di diffusione. Tra tutti il più
importante è rappresentato dalle istituzioni internazionali, il centro di
diffusione di un relativismo aggressivo e militante, che spesso si traduce
in "Cristofobia".
La risposta, per un cattolico, è innanzitutto quella di un Cristianesimo
altrettanto integrale, militante e vissuto del relativismo che ci minaccia.
Ma esistono linee di difesa delle nostre radici. che possono essere
condivise anche da chi non professi la religione cattolica.
Il primo punto è la riaffermazione, contro il relativismo multiculturalista,
del valore della legge naturale, fondata sulla natura unica e comune di ogni
essere umano. Se esiste una natura umana stabile e immutabile nel tempo
e nello spazio esistono diritti e doveri assoluti e universali, che
trascendono le differenti civiltà e culture. L'Europa ha diffuso e deve
continuare a diffondere, nel tempo e nello spazio, questo patrimonio di
valori.
Il secondo punto è la difesa, contro la società "liquida", del valore e del
ruolo di tutte le istituzioni "solide": famiglia, proprietà privata, Stato,
religioni, chiese, e tra queste in primis della Chiesa cattolica, proprio
per la dimensione non solo spirituale, ma anche visibile e istituzionale,
del suo messaggio di salvezza.
Per questo, nella difesa della nostra identità e delle nostre radici è più
che mai prezioso il ruolo oggi svolto da Papa Benedetto XVI.

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