Me l'avevano detto ieri che Mario era malato.
Eppure oggi l'ho visto a Messa, come ogni Domenica.
Mario e' un'ometto da niente, piccolo e storto, mezzo sciancato, che
arranca con il suo zainetto sulle spalle, parla con tutti, ha un
sorriso per tutti, conosce tutti : e' un vicino di tetto e le
conversazioni piu' belle le abbiamo fatte proprio da terrazzo a
terrazzo, divisi dal tetro Vico della Pece.
Potrebbe avere cinquant'anni anni come settanta, ma e' un volto che
non dimentichi, con quegli occhi grigi vivissimi, attenti, sempre
vagamente ironici.
Parla un genovese perfetto, da caruggiaio DOC.
E' solo al mondo, aveva un fratello che l'ha lasciato un paio d'anni
fa, percepisce una qualche pensione e fa il volontario al reparto
oncologico del Gaslini, da tanti anni, uno di quegli omini che passano
la vita cercando di alleviare, col sorriso, il tremendo destino di
tanti piccoli malati.
Quando gli ho chiesto come sta, ha sorriso, e con molta serenita' me
la spiegato, ,il vecchio amico cancro di tanti anni prima, s'e'
ridestato e gli si e' sparso dappertutto, polmoni, reni, fegato.
Sa di essere condannato, ma in genovese mi ha detto " io vorrei tanto
che il Signore mi ci lasciasse ancora un poco, ma se devo andarmene,
pazienza, ci son tanti bambini malati di cancro, se me ne vado io che
son grande, pazienza ".
Ho cercato di essere alla sua altezza usando il suo stesso
genovesissimo understatement : fammi sapere dove ti ricoverano che ti
vengo a trovare, nessun misero tentativo di consolare con parole
sempre inadeguate qualcuno che conosce benissimo il suo destino e lo
accetta.
Mario mi e' sempre stato simpatico, lo conosco da una ventina d'anni.
Ma non sapevo chi realmente fosse, non immaginavo di avere la fortuna
di conoscere un Grande Uomo, un Vero Uomo, un Gigante di Uomo.
Benedetto Zaccaria