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Ecco il boia di Bassano

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  Sujet:   Ecco il boia di Bassano  
 De: senzanome2...@yahoo.it (.sergio.)
 Groupes: it.politica.internazionale, it.cultura.storia
 Organisation: http://groups.google.com
 Date: 24. Jul 2008, 06:57:17
Ecco il boia di Bassano
di Paolo Tessadri
Si chiama Karl Franz Tausch, ha 85 anni, vive in una villetta a
Langen, in Assia. È autore di una delle più orribili stragi naziste:
31 giovani impiccati agli alberi del corso centrale di Bassano del
Grappa il 26 settembre 1944. Lui e gli altri responsabili, tedeschi e
italiani, non sono mai stati processati  Karl Franz TauschL'immagine
rimarrà indelebile nella storia degli eccidi nazisti in Italia. La
foto ritrae trentuno corpi di giovani senza vita che penzolano dagli
alberi del lungo viale di Bassano del Grappa. Un impiccato per ogni
albero, con i piedi, per alcuni, a pochi centimetri dal suolo. Appesi
a piante che appaiono dei grandi funghi. Le mani legate dietro,
davanti, sul petto, un cartello con la scritta "bandito". Lasciati lì,
appesi per venti lunghe ore in segno di spregio e per terrorizzare la
popolazione. Italiani che impiccano italiani al comando di un
vicebrigadiere delle SS, Karl Franz Tausch.

Una crudeltà consumata a Bassano del Grappa il 26 settembre 1944. Il
boia nella villa a schiera Difficile che anche il "boia tedesco",
com'era chiamato Tausch dalla popolazione, abbia scordato
quell'immagine a più di 60 anni dal massacro. Sicuramente ci ha
convissuto, nella comodità di una villetta a schiera immersa nel verde
della cittadina di Langen in Assia, a una trentina di chilometri da
Francoforte sul Meno e a meno di 15 da Darmstadt. Basso di statura,
poco più di un metro e sessanta centimetri, un fisico appesantito
dagli anni, ma ancora estremamente lucido e in forze.

Compirà 86 anni il 9 ottobre: è nato nel 1922 a Olmütz, oggi Olomouc,
Repubblica Ceca. È dunque un tedesco che proviene dai Sudeti della
Moravia, territorio invaso da Hitler nel '39. La casa non si raggiunge
direttamente in auto, si trova in un vialetto fra alte siepi,
appartata, nascosta anche al poco traffico che scorre a meno di
cinquanta metri. Tausch ha lo sguardo fisso, gli occhi
imperscrutabili, l'atteggiamento aggressivo. Il tono è di chi è
abituato a imporsi. Sulla porta è appesa una streghetta in L'eccidio
di Bassanostoffa rossa come portafortuna. Sopra due grossi fari da
cantiere edile per illuminare l'ingresso, sul retro il giardino curato
e in ordine con una vecchia altalena. Dentro casa, una signora di
servizio che lo aiuta. Tausch è intento a svuotare l'immondizia nel
suo cassonetto, veste una maglietta blu e pantaloni da ginnastica, dal
vialetto lo fotografiamo.


Alla prima foto gli scappa quasi un sorriso, è sorpreso, poi cerca di
evitare l'obiettivo e infine viene avanti ostile. Chiede se abbiamo la
licenza, vuole impossessarsi della macchina fotografica. Per tre volte
ripetiamo se è possibile parlare con lui e arriva sempre un no secco,
duro, inappellabile. Nemmeno vuol sapere di che cosa si tratta.
Sprizza rabbia dagli occhi, un ghigno prepotente, strattona, spinge,
tira con forza la giacca. Se avesse qualcosa in mano lo userebbe
contro di noi. La scena dura pochi minuti. Con gli anni questi ex
nazisti allentano la guardia, si sentono più sicuri, pensano di
avercela fatta, di essere sfuggiti alla giustizia. Ma sono sempre
diffidenti verso chiunque. Il loro passato è una prova che non può
essere cancellata. Sull'elenco telefonico di Langen compare un solo
Tausch, senza nome di battesimo e indirizzo. Forse una piccola
precauzione? La giustizia distratta Non ha mai pagato il conto con la
giustizia per i suoi trascorsi da criminale di guerra. È grazie ad un
interrogatorio della magistratura tedesca negli anni Sessanta, in cui
compare il suo nome, che arriviamo a lui. È in quella occasione che
dichiara la sua residenza a Langen. Un interrogatorio che ora Tausch
maledirà. Langen quasi scompare dentro un'immensa pianura che si perde
all'orizzonte. Una cittadina con poco più di 36 mila abitanti, il
piccolo centro storico racchiuso attorno alla chiesa, domina la parte
nuova. E tantissimo verde. Anche il municipio è nuovissimo, governato
dal socialdemocratico Frieder Gebhardt, eletto pochi mesi fa. È
probabile che a Langen nessuno conosca i trascorsi di questo ex
nazista. Eppure in Italia molti conoscevano il massacro di Bassano,
c'erano documenti e testimonianze con nomi e cognomi dei nazisti, ma
non si è mai voluto risalire ai responsabili per oltre sessant'anni,
fino a poche settimane fa quando è stata ufficialmente aperta
un'inchiesta dal procuratore militare di Padova, Sergio Dini. Tuttavia
molti documenti sono spariti, come sostiene la storica Sonia Residori.
Ma il Centro Simon Wiesenthal e lo storico Carlo Gentile, esperto di
stragi naziste e consulente di diversi tribunali militari, erano
sicuri: Karl Tausch è ancora vivo. Specializzato nell'antiguerriglia
Karl Franz Tausch non ha ancora compiuto 22 anni il giorno degli
omicidi: al suo compleanno mancano appena due settimane. È
vicebrigadiere delle SS e fa parte del Kommando di Herbert Andorfer,
tenente delle SS di stanza a Roncegno in Trentino, mentre Tausch è
distaccato a Bassano. Andorfer è un austriaco di Linz, arrivato in
Italia nel '43. Il "Kommando Andorfer" è specializzato
nell'antiguerriglia. È il tenente che dà l'ordine di uccidere i civili
e partigiani, ma chi organizza, detta le modalità, fa eseguire e dà
materialmente l'ordine è il boia Tausch. In quei giorni di settembre
del '44 è in corso nei paesi del circondario del Grappa, nel
Vicentino, una rappresaglia: in codice "Operazione Piave". L'ordine,
arrivato dall'alto comando tedesco in Italia, è di uccidere trenta
persone per ogni paese attorno al massiccio del Grappa. L'inganno
nazista Però partigiani e molti civili scappano alle prime avvisaglie.
E allora Andorfer escogita un micidiale piano per eseguire lo stesso
il massacro. Fa affiggere manifesti sui muri dei paesi, promettendo
che chi si presenterà spontaneamente avrà salva la vita e lavorerà per
l'Organizzazione Todt (civili addetti a lavori militari) o entrerà
nella Flak (la contraerea).

Ignare del progetto criminale, sono le persone influenti dei paesi
come maestri, sindaci e sacerdoti e le stesse madri che invitano i
propri figli e i giovani a presentarsi. "L'Operazione Piave" è
iniziata da alcuni giorni e il 26 settembre «andavo come sempre a
pattinare davanti alla chiesa Delle Grazie di Bassano», ricorda
l'avvocato Mario Della Palma, che allora aveva 13 anni. «Ho visto
arrivare il camion con questi ragazzi con le mani legate dietro, con
loro due soldati tedeschi ». Sul lungo vialone della città c'era
silenzio. «Il camion si ferma, ho visto il primo buttato giù, cioè
appeso e impiccato e me ne sono andato» impaurito. Prima di venire
giustiziati, ai trentuno è praticata un'iniezione per stordirli.
Vengono appesi agli alberi di tre vie della città. I cappi sono pezzi
di cavi telefonici, le teste vi sono infilate da ragazzini fascisti
fra i 16 e i 17 anni delle ex Fiamme bianche, inquadrati nei reparti
della Flak. La cima dei cappi è collegata a una lunga fune legata al
camion. Il boia Tausch coordina l'esecuzione, dice come mettere il
cappio poi dà l'ordine al camion di accelerare. Il camion parte e il
cappio si stringe attorno al collo dei trentuno condannati.Chi non
muore subito viene preso per le gambe e strattonato con colpi verso il
basso da questi giovani fascisti. È quasi mezzanotte quando cala la
morte. Fra gli impiccati c'è un uomo con problemi mentali; un ragazzo,
Cesare, di 17 anni che si trova sul Grappa per curarsi dalla
broncopolmonite; un altro, Giovan Battista, ha appena compiuto 16
anni, mentre il fratello, Giuseppe di 18, è stato fucilato due giorni
prima; e un maestro elementare di Mirandola. Un ragazzo di 15 anni
viene invece fucilato poco prima alla caserma Reatto, dove sono fatti
confluire i prigionieri. Nel plotone di esecuzione c'è un ragazzino di
appena 12 anni. Quasi tutti i prigionieri si sono presentati
spontaneamente. La caserma si trova adiacente agli uffici di Tausch.
Si dice che i carnefici abbiano poi festeggiato all'albergo Al
Cardellino e al Caffè Centrale. Forse a bere e a cantare c'è pure
Tausch.

L'Operazione Piave si svolge dal 20 al 28 settembre, al termine si
contano i morti: 264, solo 30 in combattimento. Lo strazio di padri e
madri che hanno chiesto ai loro figli di presentarsi spontaneamente ai
nazisti è pari a quello dei corpi appesi. E non tutti i corpi vengono
ritrovati, alcuni pare siano finiti in fosse comuni e mai trovati. Il
boia ha precedenti Tausch ha una vera passione per gli omicidi. Il 5
gennaio 1945, sempre nel Vicentino, partecipa all'uccisione di tre
persone, questa volta sono partigiani. Chi fa il nome di Karl Tausch
come il boia tedesco? È l'onorevole Quirino Borin, sindaco di Bassano
che prima di morire parla del graduato nazista. Borin conosce molto
bene Tausch per essere stato trattenuto a lungo nell'ufficio del
Kommando Andorfer proprio da Tausch. Anche lui indica il tedesco sul
luogo della strage e sul camion. Che Tausch facesse parte del
"Kommando Andorfer" è stato accertato dallo storico Carlo Gentile. La
presenza del nazista a Bassano è confermata pure da documenti
italiani. Le ultime prove sulla colpevolezza del "Kommando Andorfer"
sono state trovate negli archivi di Londra da tre storici: Lorenzo
Capovilla, Federico Maistrello e Sonia Residori dell'Istituto per la
Storia della Resistenza della Marca Trevigiana e di Vicenza e
dell'istituto di Vicenza E. Gallo. È una dichiarazione del '46 di
Alfredo Perillo, detenuto, ufficiale di collegamento della Rsi con i
tedeschi durante la guerra, nella quale scrive che «l'ordine
dell'impiccagione venne dato dal tenente Andorfer ».

Il documento non fu mai trasmesso alla giustizia italiana: solo ora è
stato consegnato dai tre storici al procuratore militare di Padova
Sergio Dini, che ha aperto ufficialmente un'inchiesta a carico di Karl
Tausch e Herbert Andorfer. Tuttavia da luglio la procura militare di
Padova è stata soppressa e tutte le inchieste sono passate a quella di
Verona. La giustizia dimenticherà per la seconda volta il massacro di
Bassano?
(24 luglio 2008)


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